Midterm Usa, la “mobilitazione senza precedenti” degli elettori latini: “Traditi da Trump”. “Ma è voto pragmatico, non un sostegno ai dem”
Oltre 5,2 milioni di elettori latini hanno votato in anticipo alle elezioni di metà mandato in calendario martedì 3 novembre negli Stati Uniti. Si tratta di una partecipazione record, rilevata da piattaforme come TargetSmart, che quasi raddoppia le circa 2,9 milioni di schede anticipate registrate nel 2022 dal medesimo elettorato. “Stiamo osservando un vero cambiamento radicale“, ha osservato Tom Bonier (TargetSmart) da parte di “elettori che di solito votano all’ultimo minuto“. L’inedita mobilitazione è, almeno in parte, una reazione dell’elettorato alle politiche economiche e alle retate anti-immigrati dell’amministrazione di Donald Trump. “Stiamo affrontando un dolore reale e urgente – ha osservato Beatriz López, direttrice esecutiva dell’organizzazione ‘Voto Latino’ -. L’economia sta schiacciando le famiglie latine e le leggi migratorie uccidono letteralmente”. E per molti è diventata “una vicenda personale con l’attuale amministrazione”, aggiunge María Teresa Kumar, presidente della stessa organizzazione.

Il crollo del sostegno verso Trump
Secondo le stime pubblicate da Pew Research Center, il consenso degli elettori latini verso Donald Trump è crollato di 24 punti percentuali in soli due anni: circa la metà di coloro che, all’interno del medesimo gruppo elettorale, lo avevano votato nel 2024. Secondo altre rilevazioni eseguite da Nbc News e Telemundo, la disapprovazione verso l’attuale amministrazione sfiora il 70% mentre solo un 27% dei latini sostiene le sue politiche. “Dopo aver votato due volte per Trump, non lo sosterrò più”, ha commentato Gladys Alarcón, elettrice del Texas, a margine della visita del tycoon nella città di Corpus Christi, dove il 62% degli elettori è di origine ispanica. “Stanno deportando molta gente – ha denunciato -. E la situazione è molto difficile per tutti”. Dal 2025 a oggi, la stretta migratoria di Trump registra l’espulsione di almeno 1 milione di latinoamericani, cioè il 92% sul totale. Quanto all’economia: il 49% dei latini ritiene peggiorata la propria situazione finanziaria rispetto all’anno precedente, complice l’impennata ei costi dell’energia e della casa oltre i tagli all’assistenza pubblica essenziale fornita da programmi come Medicaid.
Il “buyer’s remorse“
E c’è chi parla addirittura di pentimento post acquisto per descrivere il disappunto nei confronti dei repubblicani. “Se potessi riassumere lo stato d’animo della nostra comunità con una frase sarebbe proprio questa: buyer’s remorse – ha commentato Javier Palomarez, presidente dello United States hispanic business council -. Molti imprenditori e lavoratori si sono sentiti scioccati e traditi dopo aver dato fiducia all’amministrazione due anni fa”. Questione non indifferente là dove gli elettori latini sono 39 milioni e incidono su oltre il 15% degli aventi diritto negli Usa. Si tratta del secondo gruppo etnico con più peso elettorale e che vanta l’espansione più rapida in assoluto nel territorio federale.
Elettorato giovane (e in crescita)
Negli ultimi due anni gli elettori latini sono aumentati di 2,8 milioni di unità. “La crescita dell’elettorato ispanico non è più guidata dall’immigrazione, ma è strutturalmente trascinata dal fattore generazionale – osserva Mark Hugo López, direttore della ricerca etnica presso il Pew research center -. Ogni anno, circa un milione di giovani latini nati negli Stati Uniti compiono 18 anni ed entrano a far parte del corpo elettorale”. Il loro voto sarà chiave in stati come Arizona, Texas, California, Nevada e Florida, dove l’elettorato latino va dal 20% al 33% degli aventi diritto al seconda del contesto.
Un voto “pragmatico”
Tuttavia, l’eventuale voto castigo contro Trump non si traduce in una stretta alleanza con i Dem. “Lo scetticismo è profondo”, spiega Sindy Benavides, direttrice di Latino Victory Fund, con particolare riferimento al voto di giovani e donne. “Che i latini stiano usando il voto anticipato come freno a mano contro le deportazioni di Trump non significa che sostengano i democratici“. Per Benavides: “Dopo anni di strumentalizzazioni, il voto latino è diventato pragmatico: valuta candidati e proposte economiche anziché il colore delle sigle”. Lo conferma l’attivista Clarissa Martínez de Castro: “Viviamo una fase di disallineamento. Circa il 38% dei nostri elettori si identificano come indipendenti o indecisi. I partiti tradizionali stanno fallendo: non riescono a connettere con le tasche né con i valori delle nostre famiglie”.
Il peso economico
Il discorso trascende anche la parentesi elettorale là dove la comunità latina, costituita da 65 milioni di persone, porterà negli Stati Uniti un contributo economico diretto di 5,1 mila miliardi di dollari. “Se fosse una nazione indipendente – si legge nel dossier di Latino donor collaborative, pubblicato lo scorso mese – il suo Prodotto interno lordo rappresenterebbe la quarta economia più grande del mondo“.