Festa in aula per il caro amico Cosentino. Braccia che si tendono a toccare il sacro corpo del compare che l’ha fatta franca. Pacche che si abbattono, solenni e giulive, sulle sue spalle. Il branco satollo si affolla attorno al festeggiato: tranquillo, Nicola, cane non mangia cane.

Chi non ha mai trafficato un po ’ con la camorra scagli la prima pietra. Nella fotografia della cerimonia, scattata dall’alto, in aula, sono immortalate una dozzina di sguarnite teste d’uomo e un paio di chiome bionde d’ordinanza a segnalare che anche le donne hanno un cuore, solidale con i compagni di merenda. Per il resto, è il trionfo del caro vecchio club maschile, l’old boys net del malaffare che gongola: la legge è uguale per tutti meno noi.

C’è chi va in galera per una mela, e chi la scansa per una strage (dico così, per fare un esempio). Il Parlamento italiano, è, e resta, il fortino del privilegio. Chi riesce a rinchiudersi lì dentro, diventa intoccabile, ingiudicabile, illicenziabile. Un garantito a vita. E Bossi, all’ultimo momento, come di consueto, se la fa sotto all’idea di disobbedire a Berlusconi. A chi credeva che qualcosa fosse cambiato nel nostro Paese, vanno le mie più sentite condoglianze.

Il Fatto Quotidiano, 13 Gennaio 2012