L'ex ministro degli Interni, Roberto Maroni

La Lega voterà a favore dell’arresto di Nicola Cosentino. Domani in giunta per le autorizzazioni e giovedì in aula a Montecitorio. L’annuncio arriva da Roberto Maroni che riporta così il Carroccio alle posizioni che costarono l’arresto al deputato del Pdl, Alfonso Papa, lo scorso 20 luglio. “Domani i membri leghisti della Giunta esprimeranno un voto favorevole alla richiesta di arresto per Nicola Cosentino”, ha detto Maroni al termine della riunione della segreteria politica del Carroccio. La scelta della Lega non ha sorpreso il Pdl. Maurizio Gasparri si augura che gli uomini di Bossi ci ripensino, mentre per Maurizio Paniz “ognuno risponderà alla propria coscienza”. Francesco Pionati invita a un passo indietro Maroni perché, spiega il segretario dell’Alleanza di Centro e portavoce del gruppo Popolo e Territorio, “nessuno vuole frenare il processo a Cosentino ma l’arresto di parlamentari, specie quando collocati ai vertici di partito, è una pratica pericolosissima”. La decisione del Carroccio, secondo Paolo Romani, determina “una nuova rottura tra Lega e Pdl, anche se trovo singolare che su una questione del genere sia un intero partito a decidere: credo si tratti di un problema di coscienza più personale che politico e mi auguro che la Camera attivi un processo di voto segreto e ciascuno decida secondo coscienza” come comportarsi sul caso Cosentino. In tutta risposta da via Bellerio hanno confermato solo le parole di Maroni e aggiunto che il sì all’arresto sarà confermato anche in aula giovedì a Montecitorio.

Con la ferma presa di posizione, il Carroccio ha risposto alle parole di Donatella Ferranti, capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera, che aveva accusato la Lega di essere spaccata sul caso Cosentino. “Evidentemente le spaccature interne sono insanabili. Del resto è impossibile tenere insieme chi, come Maroni, plaude all’arresto di Michele Zagaria ed esalta il modello Caserta e chi, come Luca Paolini, fa di tutto per salvare Nicola Cosentino accusato, proprio dai giudici del modello Caserta, di essere il referente politico nazionale dei casalesi”, ha spiegato. “Domani in giunta avremo modo di capire quale linea di partito risulta essere maggioritaria a via Bellerio”, ha concluso. E l’annuncio di Maroni mette in chiaro la linea della Lega: “C’è stata la relazione dei nostri due membri della giunta che hanno espresso la convinzione che non esista alcun fumus persecutionis nei confronti del parlamentare” ha spiegato l’ex ministro dell’Interno. “Domani esprimeranno un voto favorevole in giunta alla richiesta di arresto”.

La posizione espressa da Maroni rispecchia la politica d’opposizione adottata dal partito e conferma la volontà di ricucire con la base che per quanto condivise il via libera all’arresto di Alfonso Papa, criticò pesantemente a Umberto Bossi di aver salvato, invece, Marco Milanese.

A convincere i vertici di via Bellerio hanno contribuito le motivazioni del tribunale del Riesame con le quali i giudici hanno respinto la richiesta di annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare del coordinatore campano del Pdl. Secondo il tribunale, Cosentino aveva “piena consapevolezza” che la costruzione mai attuata del centro commerciale Il principe a Casal di Principe fosse finalizzata ad agevolare gli interessi del clan dei Casalesi. Il Riesame ha definito il progetto del centro commerciale “un esempio da manuale di riciclaggio”. L’ordinanza dei giudici è stata depositata due giorni fa alla Camera, che deve decidere domani in merito a un presunto “fumus persecutionis” nella richiesta di arresto bis del deputato avanzata dalla procura di Napoli che ha iscritto nel registro degli indagati l’onorevole del Pdl per il reato di riciclaggio aggravato dal metodo mafioso.

Cosentino è coinvolto nell’indagine con altre 84 persone. In particolare, gli viene contestato un intervento sui funzionari dell’Unicredit affinché una ditta non in regola con la normativa antimafia ricevesse un elevato finanziamento per la realizzazione dell’opera edile. Quel progetto di centro commerciale altro non era che “un tentativo di costruire un contenitore apparentemente pulito dove poter impiegare capitali mafiosi” del clan dei Casalesi. Infine, secondo i giudici, emerge “il consolidamento e la continuità dei rapporti criminali che hanno agevolato Cosentino nella sua carriera politica”.