Tre mila amici in venti giorni, Roberto Maroni spopola sul social network e fa incetta di sostenitori. È lui a gestire in prima persona la pagina “Maroni Lega Nord” aperta pochi giorni prima di Natale su Facebook. Lo fa puntualmente, rispondendo alle sollecitazioni dei tanti militanti che lo seguono, postando vignette e fotografie e frasi di incitamento: “Sono molto contento di questo risultato – scrive nel post serale di ieri -, merito soprattutto vostro, dei contributi alla discussione postati in questi giorni e anche dei momenti di relax, con le vostre foto e vignette. Questa pagina la gestisco io personalmente, ma è la vostra pagina, quella di tutti i leghisti e di chi leghista ancora non lo è, ma vuole comunque contribuire (con proposte o con critiche) alla nostra storica battaglia: sentirci finalmente padroni a casa nostra! Grazie a tutti, a domani e… Padania libera!”.

Ma la vita digitale di Maroni non si ferma qui. Il Bobo 2.0 cita articoli di giornale, commenta notizie, posta foto e video alimentando il dibattito. È da Facebook, ad esempio, che Maroni ha infiammato la polemica contro la cancellazione della “sua” legge sul permesso di soggiorno. Un tema a lui molto caro e con cui sa di poter solleticare l’istinto padano di molti elettori del Carroccio. “A favore degli immigrati si mobiliteranno i sindacati e tutte quelle associazioni umanitarie che tutelano i clandestini – ha detto rivolgendosi ad una militante che gli chiedeva lumi sulla faccenda – (io le conosco bene, sono quelle, per intenderci, che mi hanno più volte denunciato per la mia azione sui campi nomadi e per i respingimenti dei clandestini in mare). Il decreto l’ho firmato io, è una norma giusta ed equa, se il governo Dracula fa marcia indietro darò battaglia”. Qualche giorno dopo, alla notizia della effettiva marcia indietro, ha aggiunto, rivolgendosi direttamente al ministro Cancellieri: “Il governo vuole cancellare il mio decreto sul permesso di soggiorno a pagamento!!! Io dico alla ministra Cancellieri di non azzardarsi a farlo, sarebbe un atto di vera e propria discriminazione nei confronti dei cittadini padani e italiani, un attacco ai diritti di chi lavora e paga la crisi che la Lega non può accettare”. Per finire con un commento al vetriolo, destinato anche agli ex alleati del Pdl, scritto dopo l’intervento con cui il ministro Cancellieri ha confermato la decisione di rivedere le tariffe per il permesso di soggiorno: “La decisione di cancellare la legge che ha istituito la tassa sul permesso di soggiorno per gli immigrati (e il mio decreto istitutivo dello scorso ottobre) deve passare in Parlamento per l’approvazione, salvo che qualcuno pensi che la democrazia oggi in Italia è un optional. Bene, allora vedremo se il Pdl di oggi (quello che sostiene il governo Monti) sarà coerente con il Pdl che ha governato per oltre 3 anni con la Lega e se terrà fede agli impegni presi con gli elettori”.

Insomma, il Maroni di Facebook parla da leader. Ammonisce ministri ed ex alleati, alimenta il mito del barbaro sognante e abbandona la linea del fair play che ha sempre seguito nei suoi interventi istituzionali per lasciarsi andare in commenti coloriti, prese di posizione ferme, di quelle che si sentono spesso in campagna elettorale. Ad esempio ha commentato così la notizia sull’istituzione della cosiddetta tassa sulla fortuna (il prelievo del 6% sulle vincite superiori ai 500 euro): “Tassa sulla fortuna! Record mondiale! Ci manca solo la tassa sulla sfiga, poi Monti ha fatto l’en plein…”. Ma ne ha anche per la Milano di Giuliano Pisapia, colpevole di lasciare mano libera a violenti e clandestini: “I milanesi già rimpiangono la fermezza della Lega sulla sicurezza urbana. Forza Matteo Salvini, continua la tua storica battaglia contro i buonisti cialtroni di sinistra che mettono gli stranieri prima dei milanesi. Padroni a casa nostra”.

Un atteggiamento, quello del Maroni digitale, che fa il paio con i pranzi e con le cene ristrette ai militanti più fedeli che in questo periodo si stanno susseguendo in tutti i feudi leghisti, da Varese a Bergamo passando per Como e Lecco. Senza contare le apparizioni pubbliche e gli interventi sul territorio. Sembra proprio che Roberto Maroni stia pensando in grande e lo stia facendo nell’unico modo possibile: spinto dal basso, con il sostegno di quei militanti che sognano una Lega diversa e guidata da un leader nuovo.