Il mio commento di ieri sui tagli agli stipendi dei parlamentari ha suscitato un vivace dibattito. Francesco, uno studente di Milano, mi ha scritto quanto segue:

Poiché la seguo da tempo, mi ha stupito il Suo commento sugli stipendi dei parlamentari.

Conosco parecchia gente che non sarebbe d’accordo con lei, e non soltanto fra quelli che hanno perso il posto di lavoro o si vedono gli stipendi tagliati dalle tasse e dalla crisi.

A maggior ragione noi giovani, che non abbiamo certo prospettive rosee per il futuro, siamo indignati per lo spettacolo della nostra politica e per la “produttività” effettiva di personaggi i cui stipendi e pensioni paghiamo noi e i nostri genitori.

Però ho visto che Lei non si oppone ad eventuali modifiche e quindi capisco che è in disaccordo con l’attuale sistema. Mi piacerebbe sapere quali sono le soluzioni che riterrebbe valide“.

Ringrazio Francesco perchè mi dà la possibilità di completare il pensiero del mio precedente post, che si limitava a mettere in guardia dalle facili generalizzazioni e dai danni di eventuali tagli indiscriminati. In sintesi la vedo così:

1) il parlamentare non è un lavoro, ma una carica transitoria in favore della collettività e cessata la quale occorre tornare come prima (però non peggio di prima);

2) occorre evitare che il parlamentare venga pagato se non lavora o incameri soldi dati per le spese se non li spende per il mandato parlamentare;

3) occorre evitare che possa fare il parlamentare soltanto chi ha beni ingenti, oppure vuole usarlo come scala per il successo o per sistemare sé e i suoi o chi piega il suo voto a seconda della convenienza, ovvero evitare che fare il parlamentare sia oneroso (molti parlamentari devono, per legge o per necessità, rinunciare al proprio impiego o attività per la durata del mandato parlamentare);

4) occorre garantire la presenza delle minoranze.

Per questo a mio avviso occorre cambiare la legge elettorale, in modo da assicurare reale rappresentatività al parlamento e la possibilità di non rieleggere chi ruba o gabba gli elettori.

Se proprio si vogliono ridurre i parlamentari occorre applicare dei correttivi per garantire la presenza di rappresentanti (veri) delle minoranze.

Occorre poi legare costi e spese all’effettività dell’azione parlamentare, garantendo però a chi lavora e presenzia effettivamente ai lavori in Aula la copertura di tutti i costi sostenuti nell’interesse del Paese in modo da garantire indipendenza del parlamentare e democrazia.

Insomma, se l’intento non è vendicarsi della casta, ma impedire a chi ne sia esponente di arricchirsi senza fare nulla alle spalle degli Italiani, allora sì al rimborso degli stipendi dei collaboratori e di tutte le altre spese documentabili (e documentate) entro un budget prefissato, no a meri tagli con la scure, magari con il pretesto che il parlamentare lavora solo tre giorni a settimana (ma non è così, chi lavora bene deve studiare, prepararsi e mantenere contatti con elettori e pubblico).

A questo punto un chiarimento sulle tabelle della Commissione Giovannini, da cui si evince che non è facile fare confronti fra parlamenti di vari paesi perchè le spese e le tassazioni sono disomogenee.

Per non parlare delle diffenze di compiti e di altre caratteristiche delle cariche. La Commissione, infatti, parifica provvisoriamente organismi parlamentari che però non hanno le stesse attribuzioni. In Germania il parlamento è formato dal Bundestag, composto da deputati eletti per un mandato di quattro anni, e dal Bundesrat, composto dai delegati dei sedici Länder. I Länder, però, a livello locale hanno i loro organi legislativi e i loro ministri. Anche la Spagna è divisa in 17 Comunità Autonome, ciascuna con un suo governo e un parlamento proprio. In questi due Stati i parlamenti locali assorbono molte delle funzioni legislative del nostro parlamento e prevedono un ulteriore numero di deputati, per cui è difficile fare paragoni di incarichi, stipendi e numeri fra noi e loro…

Infine, non confondiamo lo stipendio dei parlamentari italiani con il vitalizio, la cui somma complessiva, che desta giustamente scandalo, comprende tutti i vitalizi erogati agli ex parlamentari viventi che non possono essere più tagliati perchè la legge non ammette retroattività.

A mio giudizio, la pensione del parlamentare deve essere calcolata come una normale pensione, quindi un solo mandato non può modificare di molto la somma che si sarebbe percepito originariamente, ma non era questo l’argomento del mio precedente post.

In definitiva, io non gradisco molti di questi parlamentari (di ogni segno politico), ne vorrei altri che siano più corretti e rappresentativi e da poter mandare a casa se non svolgono bene il loro lavoro. Ma se lo svolgono bene devono essere messi in condizione di lavorare in modo dignitoso e libero da condizionamenti di sorta, anche economici.