Mi accorgo dai commenti che ricevo qui ma anche da quello che mi dicono le persone che incontro, che la campagna disinformativa che è stata abilmente portata avanti sulla riforma delle pensioni, prima durante e dopo la sua attuazione, è stata condotta in modo professionalmente ineccepibile e infatti ha ottenuto esattamente quello che si prefiggeva: avere dei cittadini disinformati.

Così sento dire che “toccare le pensioni era inevitabile dato il deficit del’Inps” oppure che “non si poteva non intervenire per fermare l’emorragia finanziaria dell’Inps” e altre amenità del genere. Va notato però che la disinformazione viene propagata in modo sottile, non dicendo bugie vere e proprie, ma riportando verità in modo volutamente confuso e fuorviante.

Infatti, nell’indicare le perdite dell’Inps come ragione della riforma del ministro Fornero, i commentatori restano nel vago parlando dell’Inps come di un ente che fa una sola cosa mentre l’Inps ne fa parecchie di natura diversa. Per rimanere alla suddivisione principale, l’Inps eroga prestazioni assistenziali e prestazioni previdenziali e nei suoi bilanci e rendiconti tiene doverosamente ben distinte queste due categorie. Semplificando al massimo, le prestazioni assistenziali sono quelle destinate a persone che necessitano appunto di assistenza, trovandosi in condizioni di bisogno a prevenire le quali non abbiano potuto provvedere in anticipo; tra le prestazioni assistenziali si annoverano ad esempio le pensioni sociali erogate senza contributi precedenti, oppure altri trattamenti quali l’invalidità civile. Sul versante previdenziale, invece, vanno considerate tutte le prestazioni appunto previdenziali cioè quelle per le quali a fronte di un periodo più o meno lungo di attività nella quale si versano contributi, viene poi erogato un vitalizio, quindi le pensioni di vecchiaia e anzianità.

Nell’ambito delle prestazioni previdenziali, poi, ci sono ulteriori categorie che l’Inps ha cura di tenere separate, fino a giungere ad avere una voce (Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti o FPLD) che comprende la categoria contro la quale si sono concentrate in massima parte le riforme, essendo quella che più utilizzava il meccanismo delle pensioni di anzianità.

Bene vediamo cosa dicono i neutri numeri dell’INPS a proposito del FPLD:
-2008: Attivo di 2 miliardi e 564 milioni
-2009: Attivo di 4 miliardi e 447 milioni

Sono dati consultabili sul bilancio dell’Inps da cui è tratto anche il seguente passaggio (pag. 149): “Migliora ulteriormente il risultato economico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD – gestione ordinaria) che, senza considerare gli ex fondi incorporati, presenta un saldo attivo di 10.369 mln (9.229 mln nel 2008), come anche appare migliorata la situazione complessiva di tale gestione la quale, includendo gli ex fondi citati, presenta un risultato economico positivo di 4.564 mln (2.447 mln nel 2008).”

Negli stessi anni lo Stato ha trasferito all’Inps, a copertura degli enormi disavanzi:
-2008: circa 64 miliardi di € per le prestazioni assistenziali e circa 13 miliardi di € per gli invalidi civili, totale circa 77 miliardi €
– 2009: Circa 63 miliardi € per prestazioni assistenziali e circa 16 miliardi € per gli invalidi civili, totale circa 79 miliardi €
(Dati sempre dal documento precedente, a pag. 143)

Sempre dall’Inps, arrivano i dati del 2010, nel rendiconto economico,che, a pag 49, ci dice che nel 2010 l’FPLD ha avuto ancora un avanzo di circa 459 milioni €

Ma non basta, a fugare dubbi sul futuro, Mastrapasqua, presidente dell’Inps, dichiarava nell’Agosto 2011: “Ora abbiamo un sistema che, con quello della Svezia, è il migliore in Europa, collegato automaticamente alle aspettative di vita che vengono comunicate dall’Istat: è un sistema serio e sostenibile, anche se  il dibattito politico interno è sempre in cerca di miglioramenti…Per anni l’Italia ha vissuto una sorta di vergogna previdenziale, tacciata come Cenerentola dell’Europa e questo giudizio ha inevitabilmente pesato. Ma in questi anni, con un cantiere durato 20 anni da Amato a Dini, da Prodi e Maroni, da Damiano a Sacconi, sono state fatte riforme importanti e ora abbiamo un sistema previdenziale serio e sostenibile”.

E infatti, a confermare l’efficienza delle riforme già in essere, le pensioni calavano, sono scese dal 2009 al 2010 di circa 120.000 unità tra i lavoratori dipendenti e ulteriormente dal 2009 al 2010, come si evince dal seguente commento tratto dal citato rendiconto, a pag 53: “Nel complesso si evidenzia una riduzione di 71.332 pensioni vigenti (- 0,4%), dovuta essenzialmente alle pensioni dei lavoratori dipendenti”.

So di avere annoiato con tutti questi dati, ma chi ha avuto la pazienza di leggerli si è potuto rendere conto che chi sostiene che si doveva riformare la previdenza per mettere fine a delle perdite finanziarie lo fa raccontando o prendendo per buone bugie; bugie con le gambe corte e con il naso lungo.

Si faccia almeno una operazione di trasparenza, “cacciando fuori” i veri motivi dell’aggressione al sistema previdenziale dei lavoratori dipendenti, che niente hanno a che fare con disavanzi economici, né presenti né futuri ma, più probabilmente, con la possibilità di fare cassa immediatamente e in modo certo, con un tratto di penna.

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