L’Europa si rompe sulle misure anticrisi. E’ la Gran Bretagna di David Cameron a sfilarsi, in particolare dal progetto di uniformare le politiche fiscali e di bilancio, al termine di un lungo vertice notturno a Bruxelles. Per l’opposizione di Londra è saltata la possibilità di un accordo a 27 Paesi sulle misure da adottare per l’Europa, voluto in primo luogo dalla Francia. La Merkel e Sarkozy – con il sostegno dell’Italia – avrebbero voluto che l’intera Ue accettasse di cambiare il trattato di Lisbona così da obbligare a più strette regole di bilancio gli Stati dell’eurozona, ma la Gran Bretagna ha rifiutato di aderire. Si è così dovuto ripiegare su un accordo tra i 17 Paesi della zona euro più altri 6.

Il Consiglio europeo chiude quindi con un’Unione a due velocità la maratona notturna annunciata da Sarkozy e Merkel come una sorta di ultima spiaggia per salvare l’euro. La riunione è durata più di dieci ore nell’urgenza di presentare all’opinione pubblica e ai mercati un accordo prima dell’apertura delle Borse, e si è conclusa alle 5 di mattina. I leader dell’Ue hanno trovato un accordo più stringente sulle regole di bilancio per la zona euro, ma non sono riusciti a garantire un accordo per riformare i trattati. Le misure riguarderanno pertanto solo i 17 Stati dell’eurozona e quelli che vorranno aderire su base volontaria, al momento sei. “Avremmo preferito un accordo a 27, ma questo non è stato possibile a causa della posizione dei nostri amici britannici”, ha scandito il presidente francese Nicolas Sarkozy, al termine del vertice. “Sarà un trattato intergovernativo a 17, aperto agli altri”, ha aggiunto.

I leader si sono accordati nell’accelerare di un anno l’entrata in vigore del fondo si salvataggio permanente (luglio 2012) e dotare l’Fmi di 200 miliardi di euro per aiutare i Paesi in crisi; hanno anche deciso di rafforzare i due fondi di salvataggio e mantenerli in parallelo fino alla metà del 2013, con l’idea di creare una sorta di diga che freni il contagio e possa salvare, se necessario, le economie più grandi. L’Esm, il Fondo permanente, porterà in dote 500 miliardi di euro, ma non avrà una licenza bancaria come chiedeva la Francia, mentre la Bce agirà per suo conto. Previsto in futuro il coinvolgimento dei privati nel Fondo. L’intesa sulla disciplina di bilancio stabilisce inoltre la regola aurea per cui i Paesi non potranno avere un deficit strutturale annuo superiore al 0,5% del Pil, limite che dovrà essere introdotto nelle Costituzioni nazionali o in leggi equivalenti.

La rottura con la Gran Bretagna si è consumata sul quadro legale all’accordo. “Per accettare la riforma dei trattati a 27, Cameron ci ha chiesto – cosa che abbiamo tutti ritenuto inaccettabile – un protocollo che avrebbe permesso di esonerare il Regno Unito da un certo numero di norme sui servizi finanziari”, ha sintetizzato Sarkozy, ricordando che parte dei problemi economici attuali “derivano proprio dalla deregulation” di questo settore. Secondo fonti comunitarie, Cameron aveva presentato un allegato con otto condizioni che privilegiavano in sostanza le regole finanziarie della City, il principale mercato finanziario mondiale, e che lo avrebbe messo al riparo anche da un eventuale referendum nazionale da parte degli euro-scettici.

Gran Bretagna e Ungheria infatti hanno detto chiaramente di non voler firmare il trattato, Repubblica Ceca e Svezia dovranno invece attendere il via libera dei rispettivi parlamenti e partner di governo. Il premier britannico David Cameron ha giustificato la sua scelta definendola “dura ma positiva per gli interessi del Paese” e ha spiegato: “Considerato che non abbiamo ottenuto garanzie, è meglio essere rimasti fuori”. Cameron si è detto “felice” che il suo paese non abbia le “frontiere aperte”, in quanto non aderisce al trattato di Schengen, e abbia la propria moneta, dato che non aderisce all’euro. Più diplomatico il commento della cancelliera Angela Merkel, secondo la quale con l’accordo raggiunto “l’euro riconquisterà credibilità”. Il presidente della Bce Mario Draghi ha definito la decisione un passo in avanti verso una “fiscalità compatta, che – ha aggiunto- se la zona euro vuole emergere più forte da due anni di turbolenze. Siamo arrivati a conclusioni che dovranno concretizzarsi meglio nei prossimi giorni”.

Il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy ha aggiunto che i Paesi forniranno fino a 200 miliardi di euro in risorse aggiuntive al Fondo Monetario Internazionale. Il testo dell’accordo intergovernativo dovrà essere redatto entro marzo. “Gli stati membri dell’eurozona e altri considereranno, e confermeranno entro 10 giorni, la fornitura di risorse ulteriori per il Fmi fino a 200 miliardi di euro (270 miliardi di dollari), nella forma di prestiti bilaterali, per assicurare che il Fmi abbia risorse adeguate per affrontare la crisi”, si legge nelle conclusioni della prima sessione di lavoro del vertice Ue. Inoltre i leader Ue “guardano a contributi paralleli da parte della comunità internazionale”. Il Fondo europeo permanente salvastati (Esm) sarà operativo dal luglio del 2012, ma non avrà il potere di agire come una banca, ha spiegato Sarkozy.

“Pienamente determinati a superare insieme le attuali difficoltà, abbiamo concordato oggi un nuovo patto di bilancio e su un coordinamento significativamente più forte delle politiche economiche nelle aree di comune interesse”, si legge ancora nelle conclusioni. “La stabilità e l’integrità dell’Unione economica e monetaria e dell’Unione europea nel suo insieme richiede la rapida e vigorosa messa in atto delle misure già concordate così come ulteriori passi avanti qualitativi verso una genuina unione di stabilità fiscale nell’eurozona”. Data però “l’assenza di unanimità”, le nuove misure anticrisi sono adottate “attraverso un trattato internazionale che deve essere firmato a marzo o prima”, con l’obiettivo di “incorporare questi provvedimenti nei Trattati dell’Unione il prima possibile”.