Qualcuno l’ha già identificata come il punto di non ritorno, altri parlano di momento della verità, i più ottimisti, ad oggi, si limitano a inquadrarla come un utile indicatore degli umori del mercato. Qualunque cosa accada, comunque, un fatto è già certo. Quella programmata per questa mattina è una delle aste più attese di sempre. Secondo il programma già reso noto, il dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia, tenterà di collocare da 5 a 8 miliardi di euro in titoli di Stato. Nel dettaglio, l’offerta prevede tre diverse tranches di Btp: a tre anni (da 2,5 a 3,5 miliardi), a 10 anni (1,5-2,5 miliardi) e a 9 anni (da 1 a 2 miliardi). I Btp offrono un duplice rendimento: la differenza tra il prezzo d’acquisto e quello di rimborso alla scadenza del titolo (convenzionalmente fissato a 100 per ciascuna obbligazione) e gli interessi prefissati dallo Stato che verranno elargiti attraverso la liquidazione di cedole periodiche (con cadenza semestrale).

Il collocamento mediante asta si realizza nel cosiddetto mercato primario nel quale, cioè, è lo Stato a vendere direttamente i titoli. I compratori sono i soggetti autorizzati a partecipare all’asta dalla Banca d’Italia. Tipicamente si tratta di banche e Sim, società di intermediazione mobiliari. I piccoli risparmiatori possono partecipare indirettamente prenotando il proprio acquisto presso una banca che funge da intermediario e che, sull’operazione, guadagnerà una commissione. Rientra invece nel mercato secondario l’offerta dei titoli di Stato promossa dalla banche stesse nel cosiddetto Btp Day odierno, con gli istituti che rinunciano eccezionalmente alle commissioni nella cessione dei titoli alla clientela. Un’operazione che mira ad alimentare anche se solo momentaneamente la domanda di mercato.

Anche oggi, l’avvio delle operazioni avverrà in mattinata e si svolgerà esclusivamente per via telematica. Entro le 11 gli operatori potranno far pervenire le proprie offerte. Ogni soggetto autorizzato potrà presentare fino a tre diverse offerte con variazioni di prezzo di almeno un centesimo di punto o suoi multipli. Una volta raccolte le richieste si procederà al collocamento vero e proprio dopo la fissazione di un prezzo che risulterà in definitiva uguale per tutti.

Il prezzo dei titoli viene fissato attraverso il meccanismo dell’asta marginale, ovvero in base al valore dell’ultima richiesta utile al completamento dell’offerta da parte dello Stato. Un esempio per capire: dal momento dell’avvio dell’asta, l’emittente (cioè lo Stato) ordinerà tutte le offerte ricevute secondo un criterio di prezzo decrescente. Supponiamo, utilizzando numeri del tutto teorici, che la quantità che si intende collocare consista in 1000 titoli dal valore nominale (la cifra che sarà rimborsata alla scadenza) di 100. L’investitore A richiede 600 titoli ad un prezzo unitario di 94,5, B 200 ad un prezzo di 93,5, C altri 200 per 94 e D 300 per 91. Raccogliendo le offerte per prezzo decrescente, la domanda sarà completata con le richieste di A, C e B. Il prezzo più basso, quello di B, sarà richiesto ad ogni acquirente. In definitiva verranno quindi collocati 1000 titoli ad un prezzo unitario di 93,5. Alla scadenza dei titoli ciascun investitore incasserà 100 su ogni obbligazione in suo possesso. Il rendimento complessivo dell’investitore sarà dato (al netto delle commissioni, se c’è un intermediario) dal differenziale tra il prezzo d’acquisto e quello di rimborso (in questo caso 100-93,5 ovvero 6,5) più gli interessi versati alle scadenze. Il tutto, ovviamente, al netto della tassazione (fissata al 12,5%).

Una volta che i titoli sono stati collocati possono essere scambiati sul mercato con conseguenti variazioni sul loro prezzo. Se la sfiducia nei confronti del Paese che ha emesso i titoli sale, il prezzo dei titoli stessi diminuisce. E viceversa, ovviamente. In questo mercato, detto “secondario”, entrano in gioco anche gli speculatori, le cui offerte ribassiste sono automaticamente escluse dal sistema di controllo dell’asta telematica (cosa che di fatto li esclude a priori dal mercato primario), nonché la banca centrale europea, che per regolamento non prende parte alle aste. Quello della Bce è tipicamente un ruolo “rialzista”, dal momento che le sue operazioni di acquisto vengono realizzate in un’ottica di lungo periodo con l’obiettivo di sostenere il valore delle obbligazioni contribuendo così alla riduzione dei rendimenti. Inutile dire che il prezzo del mercato secondario costituisce l’indicatore principale della percezione del rischio diffusa tra gli operatori influenzando direttamente le caratteristiche della domanda al momento delle aste.