Il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni

Nella Lega “vista dall’interno” raccontata da Marco Reguzzoni sembra non esistere Roberto Maroni. L’ex titolare del Viminale, nonché presidente in carica del Parlamento della Padania, è citato in appena poche righe nel libro autobiografico che il capogruppo del Carroccio a Montecitorio ha appena dato alle stampe, “Gente del Nord”. Uomo fedele al Capo, Reguzzoni indica Renzo Bossi il futuro perché “non tradirà” e descrive i componenti del cerchio magico come “luminosi eroi”.

La fatica letteraria promette di raccontare “l’avventura della Lega vissuta dall’interno” ma in realtà sembra più un manifesto programmatico per il partito in via di riposizionamento. Non si contano i messaggi diretti a quanti nel partito volessero indebolire leadership e gruppo dirigente cavalcando il malumore della base. A scanso di equivoci, Reguzzoni ricorda nero su bianco la sua designazione diretta da parte del gran capo Umberto che zittì i detrattori con un deciso “si fa così e fine della discussione”. Molto istruttivo come il Reguzzoni oggi “di lotta” presenta in chiave retrospettiva il Reguzzoni che fino a ieri era di governo. Ecco un passaggio.

A pagina 67 racconta di quando – appena eletto – ha mosso i primi passi alla Camera: “Ti fanno compilare mille moduli, decine di liberatorie e autorizzazioni sulla privacy (…). La sensazione è che il sistema inizi a inquadrarti, dandoti un po’ di carota (indennità, rimborsi, privilegi) ma al contempo stringendoti in una cornice di regole e ‘buoni comportamenti’ che poco per volta ti porteranno a essere parte del sistema stesso. Da rivoluzionario a componente del regime, insomma”. Reguzzoni proprio non ci sta: si rifiuta risolutamente di fornire i propri dati bancari.  Si rifiuta di sottoscrivere il conto corrente per il versamento di indennità e privilegi parlamentari. Non gli piaceva che il conto in convenzione fosse intestato al Banco di Napoli. I commessi e i funzionari al banco vanno nel panico, mai vista una cosa simile.

“Il mio rifiuto non ha una spiegazione del tutto razionale, e forse risulta anche un po’ infantile, ma la Lega anni fa ha denunciato l’operazione di salvataggio del Banco di Napoli messa in atto grazie ai soldi dei risparmiatori padani e quindi non me la sento io – leghista – di avere un conto corrente proprio in quell’istituto. Per me si tratta di una piccola rivendicazione di autonomia, che ha lo scopo di chiarire che non intendo assuefarmi al sistema”. Ovviamente Reguzzoni ha fornito un altro conto corrente e la polemica si è esaurita lì. Segue top ten delle barzelle dei leghisti e quadretto strappa lacrime di Reguzzoni che sta in albergo a Roma “perché non voglio avere una casa alternativa alla mia”.

Colore a parte, è interessante sfogliare l’album di fotografie della Lega “che conta” per l’ex presidente della provincia di Varese. Reguzzoni ridisegna a suo modo la geografia dei rapporti interni, i valori e i pesi dentro il Carroccio. Nella sua operazione-verità lascia appositamente vuoti i contorni di alcuni protagonisti (a lui) sgraditi. Uno su tutti, Roberto Maroni. Non proprio uno che si possa ignorare, visto il suo passato e il suo incarico da ministro dell’Interno nel governo Pdl-Lega. A lui sono riservate poche righe. Non accenna neppure alla sua amicizia personale con Umberto Bossi, né al popolo di Pontida che lo ha acclamato con tanto di striscioni “Maroni premier”. Del resto i protagonisti della Lega-story sono altri. Stando a quanto riscrive Reguzzoni.

A partire dal cosiddetto “cerchio magico” che l’ingegnere di Busto riporta sotto la giusta luce nel suo libro, facendone “luminosi eroi”.  Un faro in pieno volto per Rosi Mauro che i detrattori hanno ribattezzato “mamma Ebe”, a indicare il suo ruolo secondo molti manipolatorio nei confronti del leader malato, circostanza che le avrebbe consentito una fulminante carriera, dal vertice di un sindacato sconosciuto e senza iscritti (SinPa) alla vicepresidenza del Senato. La Rosi a pagina 20 è definita “la Pasionaria, una forza della natura”. Anzi, “una montagna». Di più: “Un vulcano pronto a eruttare fuoco e fiamme”. Reguzzoni però finisce implicitamente per avvalorare le maldicenze quando racconta nei dettagli l’episodio dell’ictus del Senatur dell’11 marzo 2004. La moglie Manuela Marrone e Rosi Mauro prendono la situazione in mano, di fronte all’immobilismo degli altri: “Bossi giace incosciente su un lettino, mentre attorno a lui decine di persone si affannano a guardare e a farsi guardare. Si ha quasi l’impressione che il paziente non sia la priorità. Io riesco solo a ottenere, non senza difficoltà, che stiano fuori dalla stanza almeno le scorte e i portaborse”, ricostruisce Reguzzoni. E’ Manuela Marrone “che con piglio deciso fa sgombrare tutti dalla stanza e prende in mano la situazione”. Situazione che, secondo i maroniani, da lì in poi include anche il partito.

E a leggere il libro si ha l’impressione che Reguzzoni riporti fedelmente il volere dell’intransigente moglie del Senatùr. In particolare il capitolo sulla possibile successione del partito. Il capogruppo manda un chiaro avvertimento:  “Il capo c’è e ci sarà, l’esercito di liberazione può continuare il suo lavoro”. E poi dà il via alla campagna elettorale, elencando le cose che la Lega, lui capogruppo a Montecitorio, ha ottenuto al governo. Indicando vecchie e nuove sfide e un nome su tutti: Renzo Bossi. Uno che, cresciuto a feste e comizi del Carroccio, “è chiaro che ha il nostro progetto di libertà nel sangue” e per questo, giura Reguzzoni gelando la nutrita fronda interna di chi contesta il paternalismo: “I nostri militanti veri, fuori da logiche di potere e di palazzo, vedono in Renzo una speranza per il futuro. Uno così non può tradire, non può vendersi, pensano a ragione”.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA REPLICA DI MARCO REGUZZONI

Caro direttore, l’articolo pubblicato in merito al mio libro “Gente del Nord” sembra avere l’intento di far vedere divisioni o distinguo che non esistono. Sarebbe stato sufficiente che si fossero lette le parole da me usate nella prefazione per capire che “Gente del Nord” non è, e non vuol essere, la storia della Lega, ma il racconto di alcuni episodi che il sottoscritto ha vissuto nella Lega. E l’ho detto testualmente: “Di seguito non troverete una storia ufficiale della Lega. E neppure la presentazione del programma politico del nostro movimento. Non ho titolo o competenze né per l’una né per l’altra. Ho avuto semplicemente la fortuna di vivere momenti irripetibili in un’avventura entusiasmante”. Ma evidentemente, conta piu’ tentare di dimostrare che “la Lega e’ divisa”. Invece la Lega è fatta di migliaia di persone, amministratori locali, militanti, parlamentari… posso aver avuto un rapporto diretto con tutti? Impossibile. Ho citato poco Maroni? Falso. Sarebbe meglio leggere il libro prima di dare giudizi… A quel punto ben vengano anche le critiche, ma se motivate e non frutto di pregiudizi”.

Marco Reguzzoni