Castel di Casio e Camugnano sono due piccoli centri sull’Appennino bolognese, distanti poco più di 10 chilometri uno dall’altro. Hanno lo stesso prefisso telefonico e per effetto di una convenzione firmata nel settembre del 2009 hanno anche lo stesso segretario comunale. Una soluzione abbastanza diffusa nei piccoli paesi, adottata con l’intenzione di dare una sforbiciata alle spese. A Camugnano però, secondo il consigliere regionale Andrea De Franceschi, ha avuto l’effetto contrario e si è trasformata in un pretesto per accedere a rimborsi gonfiati.

Il segretario comunale che ha ricevuto l’incarico si chiama Giorgio Cigna. Divide la settimana lavorando 3 giorni a Camugnano e 2 a Castel di Casio.  Il dirigente però non riceve solo il rimborso del viaggio tra un comune a l’altro, ma anche quello del tragitto casa lavoro. Che, abitando a Forlì, in 18 mesi ha superato i 23mila euro. Da qui l’esposto in procura e la  denuncia del consigliere regionale: “Il caso è semplice nella sua gravità – spiega De Franceschi, capogruppo  del Movimento 5 Stelle –  La legge dice chiaramente che lui ha diritto alle spese di viaggio tra i due comini, ma esclude categoricamente che possa venir rimborsato per il percorso dalla residenza alla sede di lavoro. È assurdo che da gennaio 2010 a luglio 2011 abbia intascato, mediamente, oltre 1200 euro al mese solo per benzina e pedaggi autostradali.”.

Della questione ora se ne occuperà la procura di Bologna. Oltre a depositare un’interrogazione regionale, l’esponente del Movimento ha fatto un esposto ai carabinieri di Camugnano. “Non capisco se si tratti di distrazione o malafede – aggiunge – ma comunque è un grosso danno quindi m’è sembrato opportuno segnalarlo”.

Calcolatrice alla mano, il Comune di Camugnano avrebbe speso 7mila euro di rimborsi spesa annui, compresi quelli per lo spostamento da casa all’ufficio. “Sarebbe bastata – conclude Defranceschi – una telefonata a uno dei vicini comuni di Monzuno, Castiglione dei Pepoli, San
Benedetto Val di Sambro. Anche loro sono convenzionati per il servizio di segreteria, ma spendono di rimborsi circa 260 euro al mese. Alla magistratura il compito di chiarire se ci sia dolo o grave incapacità degli amministratori”.

Contattato al telefono, Cigna preferisce non entrare nel merito delle accuse “per non dare il via a inutili polemiche e discussioni”. Ma si limita a citare a sua discolpa un parere della Corte dei Conti: “Tempo fa la Corte ha ammesso l’assegnazione di questo tipo di rimborsi ai segretari comunali. E comunque – conclude – ci penserà la procura a fare chiarezza sulla vicenda”.