Università italiane fuorilegge. Perché più di una su due fa pagare agli studenti tasse maggiori di quanto dovuto. Un furto da 218 milioni di euro, secondo l’Unione degli universitari che ha analizzato i dati del ministero dell’Istruzione riferiti al 2010. Così il caso dell’università di Pavia, che dopo una sentenza del Tar dovrà restituire ai suoi iscritti 1,7 milioni di euro, sembra essere solo la punta di un iceberg. Con situazioni limite, come quelle degli atenei della Lombardia, tutti con tasse superiori ai limiti imposti dalla legge.

“Si tratta di un tesoretto illegalmente sottratto dalle tasche degli studenti e da quelle delle loro famiglie”, attacca Michele Orezzi, coordinatore dell’Udu. Una legge del 1997 limita infatti le tasse universitarie al 20% del cosiddetto Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), ovvero il finanziamento di provenienza statale. Secondo l’inchiesta del sindacato studentesco, ben 33 atenei pubblici su 61 non rispettano questa soglia. Maglia nera della classifica l’università Carlo Bo di Urbino, dove nel 2010 gli studenti hanno pagato in tasse il 36,57% del Ffo, per una somma non dovuta di oltre 7,5 milioni di euro. Seguono l’Università degli Studi di Bergamo (36,52% del Ffo), la Ca’ Foscari di Venezia (34,05%) e la Statale di Milano (31,66%).

L’ateneo meneghino è quello che in valore assoluto vede entrare nelle sue casse la somma sopra soglia più alta: addirittura 32,1 milioni di euro. “In media sono 537 euro che ogni studente nel 2010 ha pagato in più rispetto al dovuto”, spiega Orezzi. Statale e università di Bergamo sono in buona compagnia in Lombardia, dove le tasse “fuorilegge” ammontano a 82 milioni di euro. Secondo i calcoli dell’Udu, infatti, nessuno dei sette atenei della regione rispetta le regole: l’università Insubria di Varese e Como chiede ai propri iscritti il 30,43% del Ffo, il politecnico di Milano il 30,3%, Milano-Bicocca il 30,1%, Brescia il 25,92%, Pavia il 23,21%. “Gli atenei si muovono per concorrenza regionale – commenta Orezzi – ed è evidente che c’è una sorta di accordo tacito tra i rettori lombardi”.

Male anche le università di diversi capoluoghi regionali: Torino (28,39% del Ffo), Bologna (27,44%), Napoli Parthenope (25,74%), Roma Tre (23,62%), Genova (21,09%), Firenze (20,42%), Perugia (20,18%). I dati dimostrano che l’università di Pavia, condannata settimana scorsa a un risarcimento da 1,7 milioni di euro in seguito a un ricorso presentato al Tar dallo stesso Udu, non è un caso isolato. E ora sugli atenei di tutta Italia rischia di cadere una pioggia di ricorsi, con cui gli studenti potrebbero cercare di riottenere indietro 218 milioni di euro.

Negli ultimi anni i fondi messi a disposizione dal ministero si sono sempre più assottigliati. Le tasse universitarie invece non sono diminuite, sostiene l’Udu. E questo ha portato allo sforamento dei limiti imposti dalla legge. “In pratica – accusa Orezzi – gli atenei hanno fatto pagare alle famiglie degli studenti i tagli della Gelmini. E nel 2011 questo fenomeno potrebbe aggravarsi, dal momento che una ventina di università nel 2010 erano vicine alla soglia del 20%”.

“Come Unione degli Universitari – dice Orezzi – ci rivolgiamo a tutte le università e ai rettori che in queste ore, terrorizzati da ricorsi a catena, attaccano gli studenti: il problema vero non siamo noi studenti. C’è un problema sostanziale legato al taglio delle risorse per le università. I nostri ricorsi non sono mirati a metterle sul lastrico, ma hanno invece il solo scopo di evidenziare questo punto. È necessario che tutta l’università si unisca alla voce degli studenti che dal 2008 protestano per un mondo dell’istruzione pubblica di qualità e accessibile a tutti”.