Non è ridicolo che nelle consultazioni si sia incontrata “una rappresentante delle donne”? Siccome fino a stamattina era circolato solo un nome femminile nel totoministri, e i mugugni stavano montando e già in molti condividevano un pensiero semplice ma chiaro, che cioè un governo post Berlusconi senza donne non è una vera rottura ma una sua prosecuzione mascherata, e le donne di Snoq (Se non ora quando?, quelle che avevano portato in piazza un milione di persone il 13 febbraio) protestavano e altre associazioni avanzavano la richiesta di un governo al 50 per cento femminile, allora si è deciso che era nel Monti style consultare anche le donne. Che non si capisce bene cosa significhi, ma tant’è. Come se non si sapesse di cosa hanno bisogno le donne.

Però qualcuno avrà detto: guardi professore che le donne sono importanti. Sono quelle che stanno pagando maggiormente sulla propria pelle il peso di questa crisi. Si ricorda quell’azienda che licenziava solo le operaie per salvare lo stipendio degli uomini? Ecco, tante altre hanno fatto lo stesso, senza ufficializzarlo. Più della metà delle donne in Italia non lavora e il 50 per cento delle 800 mila che hanno perso il lavoro quest’anno ha smesso di cercarlo. Guardi presidente incaricato che le donne non le possiamo lasciare fuori. Giusto, certo, le donne. Sono importanti, chiamiamole.

Quindi si è annunciato ufficialmente che sarebbe stata convocata a Palazzo Giustiniani anche una rappresentante delle donne (e dei giovani professore, certo, non dimentichiamoci i giovani). La cosa però è ridicola, come se le donne fossero una categoria. Uno incontra i rappresentanti dei partiti politici, i sindacati, le parti sociali. E le donne. Si possono incontrare i rappresentanti di qualsiasi categoria produttiva italiana, dai commercianti ai taxisti, dai medici di base agli edili, ma è difficile individuare un rappresentante delle donne. Per esempio una donna commerciante chi la rappresenta? È una donna o una commerciante? E una taxista? L’idea è di principio ridicola perché le donne non sono una categoria ma semmai la maggioranza della popolazione italiana.

Ieri si è finalmente scoperto che la convocata è stata la Consigliera nazionale di parità, Alessandra Servidori, figura istituzionale con pochissimi effettivi poteri (e cronicamente senza fondi), nata nel 2000 con il compito di tutelare le donne dalle discriminazioni sul lavoro e di vigilare sull’applicazione della legge. Ce ne sono anche di regionali e provinciali, anche se pochi ne conoscono l’esistenza. La Servidori è andata a riferire al presidente incaricato le cose che già tutti sappiamo e che Monti sapeva già benissimo da solo (collegato al lavoro, riforma dell’occupazione femminile, e che i servizi alla persona, agli anziani ai bambini e ai non autosufficienti possono essere di grande aiuto alle donne lavoratrici, eccetera ….). Poi è uscita dal colloquio e ha dichiarato: “Non abbiamo la presunzione di rappresentare tutte le donne italiane, ma siamo una rappresentanza istituzionale”. Poi ha ricordato che il momento è difficile e che alle condizioni date “la strada è in salita” e ha dato la solidarietà al governo per il difficile compito.

Siamo ancora davanti al solito equivoco, ridurre la questione femminile a un problema di interventi per le donne. Ci vogliono quelli e sono importanti. Ma bisogna soprattutto rendere la dignità e il rispetto alle donne italiane, soprattutto dopo che sono state sbeffeggiate da mezzo mondo per il Bunga Bunga e per le veline europee e per le ministre del precedente governo.

Il Fatto Quotidiano, 16 novembre 2011