Dopo la condanna patteggiata a un anno, sette mesi e dieci giorni per i viaggi a spese della Regione Emilia Romagna e per le pressioni alla ex compagna Cinzia Cracchi, l’ex sindaco di Bologna Flavio Delbono ha chiesto di patteggiare una pena di un mese e 10 giorni di reclusione – che andranno a sommarsi alla pena precedente – per il secondo filone dell’inchiesta che lo travolse portandolo alle dimissioni. Tranche relativa al bonus assegnato alla ex fidanzata Cracchi quando passò a lavorare dalla Regione al Cup 2000, mantenendo un’indennità di 800 euro.

Flavio Delbono è imputato di concorso esterno in abuso d’ufficio. Stesso capo d’imputazione per l’ex direttore generale del Comune, Gaudenzio Garavini, e per il direttore del Cup, Mauro Moruzzi. A Stefania Papili, dirigente della Regione che firmò il trasferimento della Cracchi al Cup, è invece contestato l’abuso d’ufficio vero e proprio. La procura ha già espresso parere favorevole sulla richiesta di Delbono, presentata dagli avvocati difensori Paolo Trombetti e Gaetano Insolera la scorsa settimana, ed ora il gup Bruno Perla dovrà fissare l’udienza nella quale deciderà se accogliere o meno l’accordo tra difesa e accusa. Per gli altri tre imputati, invece, c’è già stata la richiesta di rinvio a giudizio e si attende l’udienza preliminare.

Secondo il pm Morena Plazzi, titolare delle indagini, tutta l’operazione fu orchestrata da Flavio Delbono ed eseguita da persone sulle quali l’ex sindaco poteva contare, come Moruzzi e Garavini, i quali si adoperarono per far mantenere a Cinzia lo stesso stipendio percepito in Regione quando era segretaria particolare di Delbono. Si stabilì con questo scopo che nello stipendio di Cracchi al Cup rientrasse un bonus di produttività di 800 euro netti circa, che andò a sostituire il cosiddetto “emolumento unico” a cui aveva diritto quando lavorava in Regione, il tutto con una determina che la procura ha giudicato illegittima, e firmata il 6 aprile 2009 da Papilli, che rispondeva al suo superiore Garavini.

Il tutto fu fatto, a detta della procura, per evitare il rientro della ex fidanzata di Delbono (arrivata al termine del contratto di un anno di “distacco”) in uffici nei quali “si sarebbero potute creare situazioni spiacevoli per la compresenza della sua nuova compagna”, anche lei dipendente della Regione. Ma anche perché Cracchi “improvvisamente aveva deciso di attivarsi con l’ausilio di un legale per contrastare il prolungarsi della permanenza al Cup vissuta come un demansionamento o comunque come una sorta di allontanamento conseguente solo alla fine del suo rapporto sentimentale con Delbono”.

Inizialmente anche Cinzia Cracchi fu iscritta sul registro degli indagati per abuso d’ufficio in questo filone, ma è stata poi archiviata, poiché, nonostante la donna ottenne un “obiettivo vantaggio economico” dall’operazione, l’abuso “fu soprattutto il risultato dell’opera di Delbono”, scrisse la procura. E aggiunse che la sistemazione di Cracchi fu la “risposta alla fondamentale esigenza di Delbono di collocare la donna in modo tale da renderla inoffensiva nel momento in cui avrebbe potuto danneggiare la sua reputazione in piena campagna elettorale”, facendosi aiutare dalle due persone di fiducia.

Tra il direttore del Cup, Moruzzi, e l’ex sindaco, infatti, c’erano “rapporti di cointeresse personale conseguenti alla comune appartenenza politica”, si legge nel capo d’imputazione, mentre con Garavini c’era “un legame fiduciario”. Moruzzi, quindi, a detta della procura, “assicurò la strumentale disponibilità del Cup 2000”, mentre Garavini diede il suo contributo in quanto “diretto superiore” di Papili, la funzionaria imputata che firmò l’atto illecito.

I quattro, quindi, di comune accordo con incontri, telefonate e sms, si adoperarono per arrivare alla determina dell’aprile 2009 in cui venne stabilita una busta paga per Cracchi al Cup maggiorata di 1161 euro lordi, 800 netti. Un importo fatto figurare come bonus di produttività Cup. E per il pm Plazzi nella determina ci sarebbe una frase fondamentale: “In ogni caso il trattamento economico complessivo non potrà essere inferiore a quello attualmente percepito presso la Regione Emilia-Romagna”. Una determina che fu frutto di “spasmodico attivismo da parte degli indagati e in particolare di Delbono”.

Per Flavio Delbono ora, oltre all’attesa per la decisione del gup sul secondo patteggiamento che sommato al primo potrebbe portare ad una pena complessiva di 1 anno, 8 mesi e 20 giorni, resta aperto il terzo capitolo del Cinzia-gate. Quello in cui è indagato per corruzione, insieme al suo amico Mirko Divani, a causa del bancomat prestato dallo stesso Divani a Cracchi.