Camera, il risultato del voto sul rendiconto di bilancio

Il Berlusconi dimissionario è un Berlusconi mediaticamente attivissimo. Prima al giornale radio della Rai poi a Mattino Cinque, il presidente del consiglio interviene a tutto campo: “Non c’è bisogno di porre la fiducia sulle misure anti-crisi”, ha spiegato Berlusconi in un’intervista al Gr1, ribadendo di aver lanciato un appello all’opposizione affinché il maxiemendamento sia attuato al più presto. “Io mi sono rivolto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in modo che, insieme ai presidenti di Camera e Senato richieda l’accelerazione dei lavori in modo da arrivare all’ok al pacchetto in tempi brevi”. Il premier si difende: “Ho anteposto gli interessi del Paese a quelli personali e della mia parte politica”.

Nell’intervento a Mattino Cinque, Berlusconi insiste sul “tradimento”: a partire dai fuoriusciti che seguirono Gianfranco Fini per dare vita a Futuro e libertà fino alle ultime defezioni per approdare all’Udc o al Gruppo misto: “Sono ottimista per natura, speravo che prevalesse il senso di responsabilità e invece altri 7 parlamentari hanno tradito il mandato dopo i 26 di Fini, tradendo anche l’Italia”, ha detto il Cavaliere parlando di “un vergognoso mercato presentato con la consueta ipocrisia dai media vicini alla sinistra” e garantendo a Belpietro che” “non credo che altri” eletti nel Pdl daranno l’addio al loro gruppo parlamentare. Perché andare avanti? “Noi dobbiamo dare all’Europa il segnale che facciamo sul serio”, ha risposto Berlusconi dando una stoccata al centrosinistra: “L’opposizione non sa chiedere altro che le mie dimissioni, ma non è in grado di attuare le riforme liberali che ci vengono chieste. Noi invece porteremo a  compimento i provvedimenti che l’Europa ci chiede”. Poi lo slogan del 1994: “Questo è il Paese che amo”.

”La facoltà di decidere” spetta al presidente della Repubblica che “darà inizio alle consultazioni. Ma vedremo come sarà il finale”, spiega Berlusconi ai microfoni del Gr Radio Rai lanciando come futuro candidato premier il segretario del Pdl Angelino Alfano. Candidatura rilanciata anche a Mattino Cinque: ”Non si andrà alla formazione di nessun altro governo diverso dal nostro. Si tornerà alle urne. Ci saranno le consultazioni tra il milione e duecentomila iscritti al Pdl, ma penso che in pole position ci sia il nostro bravissimo Angelino Alfano grazie al quale ci sarà finalmente un cambio generazionale”. Quanto a me, ha concluso “farò quello che il mio partito mi chiederà di fare nell’interesse del Paese”. Alla domanda se il governo debba fare autocritica visti gli alti numeri iniziali della maggioranza, il presidente del consiglio ha risposto: “No, assolutamente no, l’autocritica dovrebbero farla coloro che si sono serviti del risultato elettorale per soddisfare soltanto le proprie ambizioni personali invece di pensare al bene del nostro Paese: l’autocritica dovrebbe farla chi ha tradito il mandato elettorale ma non la faranno perché non hanno l’onestà intellettuale necessaria. Gli elettori però non dimenticheranno mai chi li ha traditi”. Infine sui rapporti con la lega Nord, il premier ha detto di non temere per il rapporto con Bossi anzi ribadendo che quella con il Carroccio è un’alleanza solida: “Non temo che si possa rompere l’alleanza. Con la Lega abbiamo rapporti eccellenti e la Lega sa che non potrebbe avere un alleato migliore di noi e noi abbiamo sempre trovato, devo dirlo, nella Lega un alleato solido e affidabile. E il resto sono soltanto chiacchiere”.

Il primo intervento di Berlusconi era arrivato già questa mattina su “La Stampa” con un’intervista del direttore Mario Calabresi. “Non mi ricandido, anzi mi sento liberato, adesso è l’ora di Alfano, sarà lui il nostro candidato premier, è bravissimo, meglio di quanto uno potesse pensare e la sua guida è stata accettata da tutti”. “E’ disposto davvero a stare un passo indietro?”, chiede il giornalista: “Farò il padre fondatore del mio partito e magari mi rimetterò a fare il presidente del Milan”, risponde Berlusconi pur tentennante: “Beh, magari potrò dare una mano in campagna elettorale, quella è una cosa che mi è sempre riuscita benissimo”. Quindi spiega quanto già detto ieri sera al Capo dello Stato: “Appena sarà approvata la legge di stabilità mi dimetterò, e siccome non ci sono altre maggioranze possibili, vedo solo le elezioni all’inizio di febbraio, elezioni a cui non mi candiderò più”. Nei suoi scenari futuri c’è ancora un’alleanza tra il suo partito e la Lega: “Alla fine Bossi mi è stato sempre fedele, la nostra amicizia e la nostra alleanza hanno tenuto, nonostante molti scommettessero il contrario”. Un’alleanza che immagina possa ancora vincere: “Con il mio passo indietro e Alfano candidato non è scritto da nessuna parte che gli italiani siano pronti a consegnare il Paese nelle mani di un’alleanza che parte al centro e arriva fino a Bersani, Vendola e Di Pietro. Penso che sia qualcosa di indigeribile alla maggioranza degli italiani. Eppure loro sono già convinti di avercela fatta, hanno perfino preparato i nuovi organigrammi e promesso a Casini che farà il presidente della Repubblica e lui ci spera altroché e per questo non li molla”

La telefonata di B all’edizione del tg5 delle 20 (dell’8/11/2011)