Ci sono i redattori di Psicoradio, la radio bolognese che ha dato spazio agli uditori di voci, gente con una vita come tante altre che di colpo inizia a sentire dentro la propria testa voci di altre persone. Ci sono gli utenti del centro diurno psichiatrico dell’Aquila, che hanno creato una web radio dopo il terremoto che ha devastato l’Abruzzo, e che continuano a trasmettere da dentro un container. “Tutti matti per la radio” è il loro motto. E ancora, ci sono i redattori e le redattrici di “Escuchame”, programma ormai decennale ospitato da Radio Fragola di Trieste, emittente nata sulla grande onda della legge 180, la famosa legge Basaglia che più di 30 anni fa ha chiuso i manicomi e ha lanciato una nuova concezione dei problemi psichiatrici.

“Se la libertà è terapeutica e la verità rivoluzionaria – scrivono sul loro sito – la comunicazione è necessaria”. Forse è proprio per questo che le radio della mente si sono riunite a Bologna per un incontro nazionale. L’occasione è il quinto compleanno di Psicoradio, testata bolognese nata nel marzo 2006 con l’obiettivo di ribaltare gli stereotipi cuciti addosso a chi soffre di disturbi mentali. Non solo l’Aquila e Trieste, a venire sono stati i redattori delle psicoradio di un po’ tutta Italia, da Roma a Torino passando per Modena, Reggio Emilia,  Piacenza e Pisa.

In tutto una cinquantina di persone che si sono ritrovate nelle sede dell’ex ospedale psichiatrico cittadino Roncati, ora riaperto alla città a 15 anni dalla chiusura dei reparti voluta dal movimento Basaglia. Dopo le presentazioni – gli “psicosaluti” – i redattori sono andati in onda, o come si dice in gergo “on air”. Perché nel convegno le parole sono state tante, ma di queste moltissime erano registrazioni di trasmissioni radiofoniche.

Un modo per tutti i presenti, quello del lavoro come speaker, di togliersi di dosso i panni del malato per mettersi quelli del giornalista. Una sorta di terapia della parola che fa bene a loro, ma che fa bene anche agli ascoltatori, aiutati come sono a superare gli stereotipi che spesso stigmatizzano le persone con disturbi pschici. E infatti i redattori delle radio della mente l’informazione se la fanno da soli, senza aspettare troppi aiuti esterni, e si ritrovano a spiegare al grande pubblico che il disagio mentale è più diffuso di quanto si pensi – in Italia gli uditori di voci sono il 4% della popolazione, 2milioni di persone – e che non tutto è bianco o nero.

Per Radio 180 Stella “Gigione il supersonico”, come si fa chiamare lui, ha intervistato Rosy Bindi ma ha anche realizzato assieme ai suoi colleghi una serie di reportage su quello che a l’Aquila si è fatto, e sopratutto su quello che rimane ancora da fare. E poi ci sono i ragazzi con disabilità psichiatriche di Radio Fuori Onda Roma. Un’esperienza partita nel 2008 che vuole essere un ponte verso il territorio e un modo per aiutare i redattori ad affrontare i propri problemi.

E ancora c’è Radio Tab di Reggio Emilia, con un sito che non lo manda a dire. “Radio TAB è un’opportunità, per noi stessi e per quelli che non hanno voce, di riscatto e affrancamento dalla malattia e dai pregiudizi che segnano chi ha sofferto di un disagio psichico, psicologico e esistenziale”. Memorabile l’intervista dei redattori di Radioshock Piacenza alla giornalista ed ex direttrice Rai Lucia Annunziata. Dopo una serie di domade classiche – “un parere sulla vicenda Berlusconi”, “cos’è per te il potere?” – è arrivata la domanda shock. “Ti senti sana di mente?”. Stupore, qualche secondo di silenzio, poi la risposta: “No, e chi lo dice è decisamente pazzo”.

di Giovanni Stinco