A metà giugno lo spread fra i Btp decennali e i bund con la stessa scadenza era di quasi 70 punti inferiore a quello dei titoli di stato decennali spagnoli. Al momento di scrivere lo spread dell’Italia è di oltre 40 punti superiore a quello della Spagna. L’andamento dei due spread è visualizzabile qui.

Dato che i due paesi sono stati colpiti dagli stessi shock esterni e hanno goduto entrambi dall’8 agosto degli interventi di acquisto della Bce, i 105 punti persi rispetto alla Spagna sono probabilmente attribuibili ai ritardi con cui il nostro governo ha reagito alla crisi. Per verificare questa spiegazione nel grafico riportiamo i due spread e la differenza fra i due mettendo in evidenza (con indicatori verticali) gli eventi economici e politici più rilevanti specifici dei due paesi, selezionati sulla base di una lettura dei giornali negli ultimi tre mesi.

Quando parla Berlusconi
Degno di nota il fatto che la situazione relativa dell’Italia è drammaticamente peggiorata dopo che Giulio Tremonti, messo sotto accusa per la vicenda di Marco Milanese, per difendere la sua posizione ha sostenuto che era lui il garante dei conti pubblici “chi mi attacca, attacca il Paese”(punto 4 in nero nel grafico).
In effetti è stato il segnale peggiore che si potesse dare ai mercati. Un ministro con un minimo di senso dello Stato avrebbe dovuto sostenere che, indipendentemente dall’evoluzione della sua situazione personale, i conti pubblici sarebbero stati tenuti comunque sotto controllo. Un altro evento che ha fatto aumentare considerevolmente lo spread italiano rispetto a quello spagnolo è il discorso di Silvio Berlusconi alla Camera e Senato il 3 agosto. Era stato annunciato come un discorso fondamentale, ma in realtà era privo di qualsiasi novità rilevante per gli investitori: come sempre questi discorsi sono molto peggio dei non discorsi. Poi ancora la decisione di tenere chiuse le Camere per 6 settimane nel mezzo della tempesta, proprio mentre il da poco dimissionario José Luis Zapatero annunciava che avrebbe rimandato le sue ferie. Tutti gli eventi muovono lo spread nella direzione che, a priori, si ritiene plausibile. L’unica eccezione è l’annuncio di Berlusconi circa il fatto che sarebbe stata varata una nuova manovra entro il 18 agosto. Questo annuncio (punto 9 in nero) non sembra avere avuto alcun effetto sulla posizione relativa dell’Italia. A quanto pare contano i fatti più che gli annunci soprattutto quando gli annunci sono del nostro presidente del Consiglio. La rapida approvazione della prima manovra a inizio luglio sotto la pressione di Giorgio Napolitano (punto 5 in nero) ha, invece, migliorato la posizione relativa dell’Italia.
Guardando alla Spagna, l’approvazione della riforma delle pensioni (punto 3 in rosso), l’introduzione di nuove misure di contenimento fiscale (punto 6 in nero) e la decisione di includere nella Costituzione il pareggio di bilancio (punto 9 in rosso) sembrano essere stati efficaci nel migliorare la posizione relativa della Spagna. L’annuncio a fine luglio da parte di Zapatero dell’anticipo a novembre delle elezioni (punto 4 in rosso) rispetto alla loro scadenza naturale non sembra aver peggiorato lo spread spagnolo che era invece aumentato dopo che il quotidiano El Pais aveva chiesto le sue dimissioni dieci giorni prima (punto 2 in nero).
Quindi quei 110 punti di ritardo accumulati sin qui rispetto alla Spagna sembrerebbero proprio riflettere ritardi nella reazione del nostro governo almeno rispetto a quello (pur dimissionario) spagnolo. Significativo il fatto che siano state organizzate visite di ministri e banchieri spagnoli a New York e nei grandi centri finanziari per promuovere i titoli di stato iberici e che il sito del Tesoro spagnolo, a differenza del sito del Tesoro italiano, pubblichi sistematicamente informazioni utili agli investitori e metta in rilievo ogni riforma varata in quel paese.
Durante una crisi di credibilità conta invertire le aspettative e per questo la comunicazione è fondamentale. Nonostante il nostro presidente del Consiglio abbia grande competenza in merito non sembra certo averla messa al servizio del paese. Forse aveva altre cose da fare….

Le conseguenze dello spread
Cosa significano 110 punti base in più di interessi da pagare.? A regime implicano una spesa aggiuntiva per interessi sul debito superiore a un punto di Pil, circa 20 miliardi. La spesa per interessi cresce per fortuna gradualmente, man mano che i titoli vanno a scadenza e vengono rinnovati con nuove emissioni. Circa quattro miliardi in più nel primo anno, poi otto nel secondo anno fino a raggiungere venti miliardi nell’arco di sette-otto anni. Quindi siamo ancora in tempo se vogliamo evitare di pagare questa tassa legata all’inadeguatezza del nostro governo. Ma il tempo stringe perché diventa ogni giorno più difficile invertire le aspettative, che tendono a consolidarsi quando lo spread rimane alto così a lungo.

C’è anche un problema di credibilità personale del nostro presidente del Consiglio nella dinamica dello spread relativo. Ci sono studi tra l’economia e la psicologia, basati su tecniche di priming, che documentano come gli individui messi a conoscenza di particolari poco edificanti sulla vita privata dei leader politici rinuncino a comprare i titoli di stato di quei paesi. Questo spiegherebbe il nuovo allargamento dello spread dopo la pubblicazioni delle nuove intercettazioni sulla vita privata del nostro premier. Per capire quanto sia rilevante, ponetevi la seguente domanda: comprereste un auto usata da chi, ne avete la prova, in pubblico dice una cosa e, in privato, ne fa un’altra? Finché rimane a Palazzo Chigi, Silvio Berlusconi è, volenti o nolenti, il primo venditore dei nostri titoli di stato e non vi è dubbio che il mercato ci fa pagare un prezzo anche per la sua scarsa credibilità personale. Dato che ai nostri ministri piacciono i termini inglesi per denominare i nuovi balzelli, diciamo che una parte non piccola di quei 110 punti potrebbe essere una …. Papi’s tax.

di Tito Boeri

Fonte: www.lavoce.info