Quando si parla di scienza non è consentito usare il condizionale. Le cose sono, non sarebbero. Questa volta il condizionale però è d’obbligo perché, se quanto annunciato dovesse essere confermato, un pezzo, grosso, della fisica deve – non dovrebbe – essere rivisto. Oggi, al Cern di Ginevra viene annunciato che i neutrini viaggiano ad una velocità superiore a quella della luce. Trattasi di risultato non previsto dal progetto Opera, esperimento ideato per studiare la trasformazione dei neutrini versione muone in versione tau (se volete saperne di più , il Web è a vostra disposizione).

Eppure secondo la teoria della relatività di Albert Einstein nulla può superare la velocità della luce. Il nostro mondo fisico possiede due limiti: uno inferiore e uno superiore. Quello inferiore è la temperatura di zero assoluto, meno 273,16 gradi Celsius o zero Kelvin; quello superiore è la velocità della luce. Si definisce limite un valore cui avvicinarsi quanto si vuole ma che non si riesce mai a raggiungere. I neutrini, lanciati da Ginevra e rilevati nel laboratorio dell’Istituto di Fisica Nucleare sotto il Gran Sasso, hanno percorso i 730 chilometri che separano i due siti a una velocità superiore a quella della luce. Dovevano arrivare dopo 2,4 millesimi di secondo e sono stati rilevati con un anticipo di 61 miliardesimi di secondo, ovvero hanno viaggiato a una velocità due millesimi di percento superiore a quella della luce.

Nulla può essere più veloce di un fotone, secondo la teoria di Einstein. Delle due una: c’è un errore sperimentale da qualche parte e i neutrini non sono più veloci della luce oppure Einstein ha torto. Eppure dopo anni di attività di centinaia di scienziati – non per nulla l’articolo scientifico che presenta i risultati è firmato da 174 autori, tutti potenziali candidati al Nobel – si hanno a disposizione dati sperimentali, 16mila e 111 interazioni di neutrini misurate nell’arco di tre anni, controllati, vagliati, filtrati, ripetuti che dicono che sì, i neutrini misurati hanno superato la velocità della luce. L’incertezza statistica è molto, molto bassa.

La scoperta ora dovrà essere confermata. Come sempre accade, ed è giusto che sia così, la comunità scientifica si scatenerà in critiche, commenti, ricerca accurata del pelo nell’uovo. L’esperimento verrà ripetuto da altri, in altri luoghi, secondo le stesse modalità. Se i risultati saranno identici allora bisognerà rivedere la teoria. Forse non sarà inesatta, solo insufficiente. Forse esiste un mondo fisico dove il limite inferiore è la velocità della luce. Un altro universo dove invece dei fotoni ci sono i tachioni. Particelle che scompaiono se rallentano al punto da raggiungere la velocità della luce. Avranno un loro limite superiore che sarà quello inferiore di un altro universo e così via all’infinito? Di tachioni il primo a parlarne è stato Arnold Sommerfeld (1868-1951). Erasmo Recami aveva ipotizzato anni fa che i neutrini potessero essere tachioni. La fisica italiana, nonostante tagli, critiche, cervelli in fuga e maltrattamenti vari riesce ancora, magari a macchia di leopardo, ad eccellere.

Recitano le conclusioni dell’articolo in via di pubblicazione come, nonostante l’ampia significatività delle misure effettuate e la stabilità dell’analisi, il potenziale grande impatto dei risultati giustifichi la continuazione degli studi per investigare possibili, ma ancora sconosciuti, effetti sistematici che possono spiegare le anomalie osservate. Deliberatamente non vengono tentate interpretazioni teoriche o fenomenologiche dei risultati. Giusto che sia così.

Il bello della fisica: una cosa è vera fino a che non si dimostra falsa o carente. Fare esperimenti serve a questo. Buon lavoro a tutti e grazie.