Nuova proposta lanciata dal consigliere del Pd, Francesco Errani: recupero del capitale evaso a Bologna per impiegarlo nella scuola. L’operazione è stata presentata durante la commissione consiliare sull’Istruzione, e viene direttamente dall’Agenzia delle entrate.

Nei primi sei mesi del 2011, la Regione Emilia Romagna in collaborazione con l’ente fiscale e i comuni, ha riscosso già 4,7 milioni di euro. Il direttore regionale Antonio Gentile ha annunciato l’erogazione del 50% del riscosso a questi ultimi, ai quali si aggiunge il 33% sottratto agli evasori negli ultimi due anni. Alla cifra, vanno aggiunti 1,4 milioni ancora da riscuotere ma già concordati con gli evasori “scovati”.

Per Gentile, riversare la somma a servizi specifici per esempio ai nidi di Bologna, eviterebbe la dispersione del capitale tra le voci generiche del bilancio, e soprattutto incentiverebbe i cittadini alle segnalazioni, che hanno raggiunto quota 10.963 (2.145 nel capoluogo). Una maniera civile per evitare le manette proposte dalla Lega Nord, e allo stesso tempo una prima risposta efficace al dramma dei tagli che stanno smantellando la scuola pubblica, che invita alla collaborazione e alla partecipazione.

Resta fermo il fatto che è una proposta specifica e dunque nelle mani dei comuni la sua approvazione. Motivo per cui oggi il consigliere del Pd l’ha rilanciata in sede di commissione.

L’unica proposta reale, questa, arrivata a conclusione di una mattinata di confronto tra l’amministrazione, genitori e docenti ormai esasperati dalle condizioni di sopravvivenza nella quale verte l’istituzione scolastica. L’udienza conoscitiva è stata richiesta da Franco Tinarelli (Coordinamento dei Presidenti di Circolo ed Istituto) e Giancarlo Vitali (l’Assemblea Genitori Insegnanti delle Scuole di Bologna) che hanno portato un’accurata documentazione tecnica sullo stato di salute della scuola, “falcidiata e ridotta ai minimi termini”, incentrata sulle conseguenze della sentenza definitiva del Consiglio di Stato del 27/2011 che annulla il decreto sugli organici per l’anno in corso. Spieghiamo: ogni anno questo decreto interministeriale (economia e finanza, e istruzione) definisce il numero di posti dei docenti suddiviso per le regioni, che a loro volta devono ripartire il personale per le scuole. È in base al numero dei docenti che si determinerà il numero delle classi e la loro numerosità. Tradotto: il ministero non invia i docenti – che dovrebbe stipendiare – e le scuole non possono fornire il loro “servizio”. Peccato che l’organizzazione scolastica sia di competenza delle Regioni.

Ora, sia il Tar del Lazio che il Consiglio di Stato hanno dichiarato l’illegittimità del decreto per quest’anno, a causa della mancanza del parere della Conferenza unificata Stato Regioni. “La palla – fanno il punto i cittadini – è in mano alla conferenza unificata di cui fanno parte regioni, province (Upi) e comuni (Anci) che possono intervenire sia politicamente che giuridicamente sulla materia alla luce delle sentenze”.

Inoltre, “Il Comune ha aderito al rifiuto della Regione della terza trance di tagli della Finanziaria (che ha deciso di ricorrere alla Corte Costituzionale contro le disposizioni, contenute nella manovra del Governo varata il 15 luglio scorso), quindi è d’accordo che così non possiamo andare avanti”, esordisce Giancarlo Vitali, e infine conclude: “La scuola sta morendo”.

Dai docenti, che per quanto lieti di essere al tavolo con il Comune ricordano che non sta a loro trovare soluzioni, arriva tuttavia anche un’altra idea di soluzione: un “tesoretto funzionale” di 30 ore annuali per ogni classe di educatore professionalizzato. Calcolando le 540 classi della scuola primaria, equivarrebbe a una cifra che non raggiungerebbe nemmeno i 300.000 euro. Ma anche questi sono troppi, pare. Eppure, ricorda l’Associazione di genitori e insegnanti, i contributi alle scuole private non sono stati toccati, anzi “ Stato e regioni hanno mantenuto inalterati i contributi alle private e il nostro stesso Comune ha rinnovato a saldi inalterati la Convenzione con le paritarie. In attesa dell’istruttoria richiesta dai consiglieri di Sel e Movimento 5 Stelle, genitori e insegnanti si augurano che vengano quantomeno “ribilanciati gli interventi”.