Il 3 agosto di quest’anno, un mercoledì, si è giocata una grossa partita per la giustizia civile di questo paese, un poker a quattro con Berlusconi, Fazio e Tremonti che hanno dato le carte mentre gli italiani come al solito hanno dovuto interpretare la parte del morto. E in questo caso, morto davvero. Perlomeno a encefalogramma piatto, diciamo in stato vegetativo, che è poi la condizione in base alla quale il medico legale certifica e firma l’invalidità totale, il 100 per cento, il punteggio massimo ottenibile come vittime dirette di un incidente stradale in vista del futuro risarcimento del danno.

Proprio di danno biologico, infatti, stiamo parlando. E’ successo che, in pieno nervosismo da manovra, mentre le borse tracollavano e gli spalloni riprendevano le mulattiere verso i Cantoni, il governo ha approvato nientemeno che la nuova tabella nazionale per la valutazione e il calcolo delle “menomazioni” nel campo delle Rca auto. Si attendeva da anni, in presenza di risarcimenti molto diversi tra loro a seconda del tribunale a cui ci si era appellati, e lo chiedeva il Codice delle assicurazioni del 2005. Le quali, per bocca del direttore Auto, Vittorio Verdone, hanno ringraziato calorosamente prima ancora che il decreto uscisse materialmente da Palazzo Chigi.

Ora, non siamo in grado di sostenere che Verdone abbia ringraziato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi anche in nome e per conto della partecipazione che il dott. Silvio Berlusconi detiene in Mediolanum e Generali. Battute a parte, di sicuro ha ringraziato il governo per la tempestività con cui ha risposto alle sentenze 12408 e 14402 della Cassazione che il 7 e 30 giugno, cioè poco più di un mese prima, stabilivano un principio devastante per i suoi associati: quello in base al quale, “in assenza di previsione normativa”, le tabelle del danno biologico da incidente stradale andavano unificate sui valori delle tabelle redatte dal tribunale di Milano.

I più veloci hanno già capito tutto: il tribunale di Milano ha sempre ordinato di rimborsare il danno ad una cifra più alta di qualsiasi altro tribunale. E’ chiaro che, uniformando sulle “tariffe” milanesi, le assicurazioni avrebbero dovuto pagare di più.

Urgeva dunque una risposta ed eccola sotto forma di Dpr (decreto presidenziale), approvato dal pasticcia-manovre Tremonti ma proposto dal dott. prof. Ferruccio Fazio. Nato a Garessio, in provincia di Cuneo, medico di professione e docente di medicina nucleare alla Bicocca, il ministro della salute in questa commedia ha vestito i panni del traditore. Quello che dovrebbe essere il nume tutelare del benessere nazionale ha deciso che le “menomazioni” da incidente stradale si pagheranno circa la metà (avete capito bene, la metà) di quanto pagano attualmente alcuni tribunali più avanzati in linea con le indicazioni europee.

Nessuno ha infatti obbligato il governo a scegliere di valutare il punto base del risarcimento 674,78 euro contro i 1.134 del tribunale milanese. Nessuno tranne le assicurazioni? Nessuno tranne B. che odia quel tribunale (sezione penale e sezione civile) più di qualsiasi altra cosa al mondo? Non si sa.

Il governo, va ribadito, era soltanto doverosamente impegnato a stabilire una regola nazionale, che poteva andare più o meno a favore delle vittime della strada. Come si vede si è scelto il meno. I commenti, si sprecheranno. Può essere utile fornire un po’ di casistica.

L’esempio ultimo è quello con cui si è cominciato, il 100 per cento di invalidità permanente, la morte cerebrale. Le somme massime sono ottenibili per le vittime fino a 10 anni, età dopo la quale entra in gioco il coefficiente di riduzione (un novantenne viene rimborsato meno di un ventenne, questo anche nei tribunali). Il massimo ottenibile secondo le tabelle milanesi è 1.134.000 euro, il massimo che si otterrà se entra in vigore il Dpr di Fazio sono 674,78 euro per 100 per il coefficiente moltiplicatore 9,77, uguale 659.260 euro.

Molto interessanti sono anche i criteri per valutare la percentuale di invalidità permanente subita nell’incidente, punteggio che poi determina il calcolo del risarcimento. E’ il momento in cui i numeri, nudi e crudi, cedono il passo a lacrime e sangue, e cioè alla sofferenza viva, reale e alle sue conseguenze, che marchieranno la persona a vita.

La perdita di entrambe le braccia, ad esempio, viene fissata all’85% di invalidità. La perdita della milza, organo non indispensabile in un adulto ma certo non inutile, vale solo un misero 10 % “in assenza di ripercussioni sulla crasi ematica” (in caso contrario però non si capisce come valutare). La perdita di un rene, “con rene superstite normofunzionante” (le virgolette sono del decreto), vale il 15 percento di invalidità. La perdita di un polmone è calcolata tra il 25 e il 40 percento.

Terribili i cenni, nella relazione di accompagno, ai criteri per giudicare i danni psicologici. Il disturbo d’ansia generalizzato, i disturbi da attacco di panico o da stress successivo agli incidenti sono considerati in un range che va dal 10 (lievi) al 30 (grave) percento. Fin qui, forse non ci sarebbe da obiettare. A lasciare perplessi sono i paragrafi esplicativi, in un certo qual modo le definizioni di fobia, ansia e stress. Si legge: “I disturbi fobici ed ansiosi possono conseguire ad incidenti la cui dinamica è contraddistinta da contenuti psico-traumatici oggettivamente elevati quali ad esempio: essere rimasti a lungo imprigionati nell’abitacolo di un veicolo lambito dalle fiamme di un incendio, oppure immerso nell’acqua, o comunque privi d i soccorso, con Ia consapevolezza di aver riportato gravi lesioni”. Quindi, per ottenere il risarcimento bisognerà dimostrare di essere rimasti chiusi nell’auto in fiamme o in fondo al lago per 5 minuti (disturbo lieve) o 30 minuti (disturbo grave)? In alternativa, potrebbe essere utile essersi fotografati sanguinanti accanto a una vittima già deceduta, possibilmente parente stretto (è il paragrafo successivo, che vi risparmiamo).

I cinici (o anche i medici legali) diranno che questa è realtà.

Può darsi.

Quel che invece dice Pier Paolo Lanni, giudice civile al tribunale di Verona è che “il medico legale dà la sua valutazione, poi il magistrato mette insieme tutti i fattori e dà la sua, di valutazione, che spesso è un po’ più generosa, ma soprattutto aggiusta là dove la scienza non può arrivare”. Noi pensiamo che sia più umana, meno scientifica, migliore sotto un certo punto di vista. Il timore, continua Lanni, “è che una norma troppo specifica tolga al giudice ogni discrezionalità”. E che la norma, prima o poi, si estenda anche al risarcimento del danno per colpa medica o altro.

Al momento, il Dpr è in visione al Quirinale (non lo abbiamo infatti trovato nell’elenco degli atti normativi già firmati). Invitiamo caldamente il presidente Napolitano a non firmarlo, cosa che hanno già fatto molti avvocati civilisti abitualmente difensori di chi ha subito incidenti. In seconda battuta, non si capisce dove siano finite le associazioni dei familiari e delle vittime della strada: perché non piantano le tende davanti al ministero della salute invece di farsi fotografare con il ministro Maroni dopo l’ennesima dichiarazione a vanvera sul reato di omicidio stradale?