Crolla piazza Affari e tutte le borse europee dopo le dimissioni di Juergen Stark, membro tedesco del comitato esecutivo della Bce, in disaccordo sulla politica di acquisto dei titoli di Stato di singoli Paesi. L’indice Ftse Mib chiude a -4,93%, il’Ftse All Share un ribasso del 4,53%. Fortissime vendite su tutti i titoli bancari: Unicredit ha perso l’8,22%, Banco Popolare l’8,14%, Intesa SanPaolo l’8,09%. Ha concluso in evidente calo (-3,61%) anche Bpm, che aveva provato a muoversi in controtendenza sulle ipotesi di nuovi ingressi nel capitale con il prossimo aumento. Madrid in calo del 4,44% . Parigi chiude a – 3,60%, Londra – 2,35%, mentre Francoforte perde il 4,04%. Zurigo -1,29%, Lisbona -2,5%.

La giornata borsistica era cominciata con un calo dei principali titoli e con un’impennata dello spread. Cristine Lagarde, numero uno del Fmi, in un intervento alla Chatam House di Londra ha invitato i Paesi europei ad “agire immediatamente con azioni decise in grado di aiutare le loro economie in questa fase difficile”, rinnovando così l’auspicio che era stato espresso ieri anche dal presidente della Bce Jean-Claude Trichet.

Il differenziale di rendimento tra i titoli tedeschi e i buoni decennali del tesoro italiano è salito a 358 punti, dopo che ieri si era attestato attorno a quota 340. Le dimissione di Stark e il successivo balzo dello spread dei titoli di Stato italiani sui bund tedeschi ha avuto una ripercussione sulla Commissione Bilancio della Camera, che ha sospeso l’esame della manovra. Lo spread dei titoli greci segna l’ennesimo record, toccando 1.833,9 punti: influisce negativamente lo stallo sulle riforme nel Paese. Il differenziale viaggia a 916 punti per il Portogallo, a 685 per l’Irlanda e a 341 per la Spagna.

Chiusura in lieve flessione per le piazze finanziarie cinesi. A Shanghai il Composite Index ha archiviato al seduta a 2.497,75 punti (-0,05%). Wall Street apre in forte calo: il Dow Jones cede l’1,4% a 11.137 punti e il Nasdaq perde lo 0,82% a 2.508 punti. Ieri il presidente Barack Obama, ha chiesto al Congresso Usa di approvare un piano da 450 miliardi di dollari per rilanciare l’occupazione e dare una “scossa” all’economia.