E’ davvero curiosa l’equazione che sembra ispirare la nuova disciplina sul prezzo dei libri approvata in estate, con il consenso di tutti gli schieramenti politici, dopo un lungo e travagliato iter parlamentare iniziato nel 2008: meno sconti sui libri, anche se acquistati online, e più cultura per tutti.

Si tratta di un’iniziativa che – promossa con la dichiarata intenzione di difendere la rete dei piccoli librai italiani e con l’alibi di tutelare così la diffusione della cultura nel nostro Paese – danneggia in realtà i lettori e il commercio elettronico. I primi, tra qualche ora, si vedranno privati della possibilità di acquistare online o per corrispondenza libri di ogni genere a prezzi scontati mentre il commercio elettronico – che già, nel nostro Paese, arranca e stenta a decollare – si vedrà privato di un importante volano costituito dall’aver, sin qui, rappresentato un canale privilegiato per l’acquisto di prodotti editoriali a prezzi competitivi.

Difficile condividere lo spirito del disegno di legge che sembra andare contro il buon senso, lo sviluppo del mercato, l’innovazione e i consumatori. Più facile prendere atto del fatto che ci si trova, ancora una volta, dinanzi ad una scelta politica suggerita – per non dire imposta – da una delle tante caste italiane dure a morire: quella degli editori.

Impossibile spiegarsi diversamente perché nel 2011, in un Paese che ambisce a definirsi moderno e che le analisi dell’Unione Europea sullo stato di attuazione dell’agenda digitale ritraggono come drammaticamente indietro sul versante del commercio elettronico (solo il 14,7% degli italiani acquista beni o servizi online), il Parlamento decida di regolamentare un mercato come quello librario mentre in tutta Europa si deregolamentano tutti gli altri, contingentare i prezzi sui libri e, soprattutto, abrogare una norma del 2001 che riconosceva, almeno per le vendite online, libertà di sconto sulla vendita dei libri.

Per capire l’assurdità di una simile decisione basti pensare che, in una segnalazione inviata nel 2002 al Parlamento, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato auspicava “l’eliminazione di tutte le norme che prevedono prezzi minimi di vendita di beni e servizi, incluse le recenti regolamentazioni del sottocosto e quelle che introducono un tetto allo sconto sui libri” in quanto, scriveva l’Autorità, “la fissazione di prezzi minimi non risulta mai uno strumento direttamente funzionale a garantire il mantenimento di un livello minimo di qualità del servizio, il principale obiettivo comunemente invocato a suo sostegno”.

Detto, fatto, o quasi: non solo il Parlamento non ha eliminato la previgente disciplina sui prezzi minimi di vendita ma ne ha, addirittura ampliato l’ambito di applicazione e la portata. Maggioranza e opposizioni, in un’epoca di feroci faide, persino interne ai singoli schieramenti, questa volta si sono straordinariamente trovate d’accordo. Un’unica eccezione che merita una segnalazione e una nota di merito: quella della delegazione Radicale nel Gruppo Pd, rappresentata dai senatori Poretti e Perduca.

Questa la loro dichiarazione di voto a rompere l’unanimità dell’aula: “Proprio in questi giorni, in cui si fa un gran parlare di casta accusando la casta della politica, questo provvedimento ci rientra a pieno titolo. Stavolta si parla di un’altra casta, quella dell’editoria. Ancora una volta siamo qui a sottolineare che questo è un provvedimento corporativo e protezionista, che vede il mercato come un qualcosa di pericoloso, come una giungla non da regolamentare e da disciplinare, ma da cui scappare a gambe levate. Questo provvedimento dovrebbe invogliare la lettura e l’acquisto di un libro limitando gli sconti e imponendo i prezzi per legge; contro queste scelte, per quanto ci riguarda, ci asterremo”.

Da domani i libri, in Italia, costeranno di più e non li compreremo più on line. Secondo il nostro Parlamento, però leggeremo di più e la nostra cultura ci guadagnerà. Se incontrate uno qualsiasi delle centinaia di Parlamentari che ha votato il disegno di legge, chiedetegli di spiegarvi perché limitare gli sconti sui libri dovrebbe far bene alla cultura ed allo sviluppo del Paese.