Seguite il profumo del denaro, ascoltate il rumore delle ruspe, controllate lassù dove si muovono le auto elettriche tra gli alberi e le case di quel lager incantato. Così arriverete a San Patrignano, feudo fondato e cresciuto nel nome di Vincenzo Muccioli e, da buon monarca alla romagnola qual era, lasciato nelle mani del figlio che più gli assomigliava, Andrea.

Oggi, quella comunità fondata sul lavoro, il recupero e i milioni di euro di fatturato è senza un direttore e, per la prima volta nella sua storia dopo 33 anni, senza un Muccioli. Andrea è stato messo da parte per volontà di quelli che di San Patrignano sono da sempre i veri azionisti e si chiamano Gian Marco, il fratello ombroso del presidente dell’Inter, e la moglie, l’ex sindaco di Milano, Letizia Moratti. Il motivo per il quale la successione sarebbe stata accelerata è proprio da riportare ai soldi e a una villa – da monarca, appunto – che Andrea Muccioli, all’inizio insieme al fratello Giacomo, veterinario lontano fuggito dagli affari della comunità, si è costruito dentro al fortino di “sanpa”. Tre piani, novecento metri quadri calpestabili e un valore che si aggira attorno ai quattro milioni di euro. Una spesa di mezzo milione di euro solo per le scale e 20 mila euro per un porta telefono in legno di Norvegia. Piccolezze, forse, ma che avrebbero contribuito ad arricchire il buco nel bilancio, fino ad arrivare alla soglia dei 20 milioni, completamente a carico dei Moratti.

Non che i Moratti non lo sapessero. La villa è ben visibile. Ma Andrea, probabilmente, non ha fatto i conti né con le ambizioni di Letizia – oggi già con pieni poteri – né con le 1500 persone che dentro San Patrignano vivono, da quando Vincenzo è morto, e contano, sempre più con prepotenza. Prima il verbo era “muccioliano”. Non si muoveva foglia senza che Vincenzo non lo sapesse. Era lui che, due volte all’anno, usciva nel piazzale e sceglieva, tra gli sguardi disperati delle madri, e spalancava i cancelli. Si entrava così, spesso, a meno che non ci fosse una telefonata influente.

Quei ragazzi, accompagnati per mano dai genitori, lì dentro sono cresciuti e hanno fatto valere il loro peso, fino a spaccarsi in maniera ingestibile: da una parte muccioliani fino alla fine, dall’altra per niente in linea con la continuità, ambiziosi di veder riconosciuto.

“La villa esiste”, spiega il capo dell’ufficio stampa della comunità, Carlo Bozzo, “non è un mistero, era in possesso di Andrea, ma non solo. Posso dire che comunque è all’interno di San Patrignano, dunque verrà utilizzata dalla comunità. Noi in questa fase aspettiamo in silenzio. Siamo convinti che il successore di Andrea, che come responsabile è una figura fondamentale perché la macchina non si inceppi, sarà espressione della comunità stessa, e non un esterno”.

Possibile. Anche se la decisione la prenderà nei prossimi giorni la signora Letizia, alla quale non dispiacerebbe ritagliarsi un ruolo più operativo. In una prima fase, i Moratti stessi, avevano pensato al nome di Mario Azzoni, pranoterapeuta, amico dell’ex sindaco (“ipotesi inverosimile”, dice lui al Fatto), per poi ripiegare su Federico Samaden, ex colonnello di Vincenzo e già responsabile di San Patrignano in Trentino, a San Vito di Pergine Valsugana. Ma chiunque sostituisca Andrea Muccioli sarà il numero due: l’ultima parola la vuole lei, l’azionista Letizia.

Un fulmine a ciel sereno? In parte. La questione sarebbe esplosa in una riunione ‘di famiglia’ tenutasi un mese fa a Coriano. Franz Vismara è stato uno dei ‘colonnelli’ del fondatore di “Sanpa” Vincenzo Muccioli, padre di Andrea: nel novembre del 1994, i tempi in cui “il caso” San Patrignano era tornato al centro delle cronache giudiziarie per la questione dei teste dell’omicidio di Roberto Maranzano, Vismara venne arrestato con l’accusa di falsa testimonianza e depistaggio. Ebbene, nel corso della recente tavola rotonda in quel di Coriano Vismara si sarebbe sfogato di fronte ai Moratti in presenza di Antonietta Muccioli, moglie di Vincenzo. All’origine di tutto, le spese “fuori controllo” a San Patrignano sotto la gestione di Andrea, definito dai detrattori all’interno della comunità non solo un leader “scontroso”, ma un vero e proprio “uomo solo al comando”. A metà 2011, secondo i calcoli di Mismara e soprattutto secondo le indiscrezioni, si sarebbe giunti ad un ‘rosso’ di circa 20 milioni di euro.

L’ultimo “bilancio sociale” parla chiaro: i proventi di tutte le attività (12 milioni di euro) e l’autofinanziamento sono chiamati a coprire i fabbisogni della comunità, a 15 milioni ammontano le donazioni (targate per lo più Moratti), 3,5 milioni sono i contributi degli enti pubblici. 
In tutto questo, questioni come quella della villa e in generale del ‘buco’, ancora da sviscerare, per i Moratti sono state solo l’ultima goccia. O il pretesto.