Gli arresti effettuati nella capitale la scorsa settimana a seguito della seconda megatruffa ai danni della borghesia romana ripropongono, negli stessi termini, alcune considerazioni, già sollecitate qualche mese addietro, quando in manette sono finiti il Madoff dei Parioli e i suoi adepti.

Come nel caso del loro noto predecessore Lande, anche questa volta le truffatrici – perché a capo dell’organizzazione c’erano due donne, ex promotrici finanziarie – promettevano interessi da capogiro sino al 10 per cento annuo. Oltre 170 persone hanno sporto denuncia a fronte di 470 truffati, attirati dai facili guadagni prospettati dalle donne e magari dalla possibilità di investire in modo proficuo il denaro risparmiato in qualche modo.

Così, fra una festa vip e l’altra, le donne riuscivano a far staccare alle proprie facoltose vittime assegni in bianco che poi erano regolarmente versati su conti correnti di collaboratori o persone compiacenti. Ovviamente, dei favolosi interessi nessuna traccia. Il denaro se lo sono goduto, almeno sino all’inizio di agosto, i truffatori i quali, dal 2005 al 2010, hanno raccolto oltre 35 milioni di euro investiti in ville, macchine, barche e divertimenti vari.

Alla base della vicenda una serie di concause. In primis la scarsa, se non inesistente, cultura finanziaria nel nostro Paese. In un periodo non proprio felice per l’economia -non si può certo sostenere che negli anni fra il 2005 e il 2008 la situazione fosse migliore – ci sono ancora italiani che credono di guadagnare molto grazie all’intervento di un sedicente promotore che, a testimonianza della sua professionalità, chiede di firmare assegni in bianco. E’ solo il caso di ricordare come, ai sensi della legge antiriciclaggio, non possono essere emessi assegni “trasferibili” di somma pari o superiore a 5.000 euro.

Altra causa, purtroppo, sta nella fretta della vittima di voler investire capitali non sempre del tutto puliti. Già, perché non è difficile immaginare che fra quei 35 milioni di euro ve ne sia più di qualcuno provento di evasione fiscale. Se io evado e poi c’è qualcuno pronto a ripulirmi il denaro restituendomene il 10 per cento in più, perché non dovrei investire? E qui la falla culturale non riguarda solo il settore finanziario. Ricordiamo che i reati fiscali rientrano ormai a pieno titolo fra i delitti presupposto del riciclaggio. Non è un caso, infatti, che le truffatrici e i loro compari siano accusati di riciclaggio, oltreché di associazione a delinquere e trasferimento fraudolento di valori. Nell’ordinamento italiano il riciclatore è sempre un terzo rispetto all’evasore, il quale -si spera ancora per poco- non può “autoriciclarsi” il denaro. Ma questo i truffatori non lo sapevano; forse ora glielo spiegheranno i propri avvocati.

Terza causa: sensibilità all’antiriciclaggio (in crescita, ma) ancora inadeguata. I promotori finanziari, quelli veri, sono soggetti agli adempimenti antiriciclaggio previsti dal D.lgs. 231/2007. Il cliente del promotore deve essere identificato e profilato e deve firmare la cd. “scheda di adeguata verifica”. Naturalmente il cliente non è tenuto a conoscere questi tecnicismi, ma almeno deve sapere di dover sottoscrivere documentazione in tal senso, in modo da insospettirsi nel caso in cui questa non gli venga sottoposta. Il promotore professionale informa il proprio cliente, non prospetta solo interessi esorbitanti. Il problema, in questo senso, sta nella facilità con la quale si accede tutt’ora a certi albi professionali e negli scarsi controlli (anche degli intermediari finanziari mandanti dei promotori) in virtù degli obiettivi di budget. L’antiriciclaggio non è solo un onere richiesto alle banche, alle assicurazioni, ai promotori e ai professionisti, ma è anche un dovere sociale, un dovere che, se ben ossequiato, può creare valore per l’obbligato.

L’AiraAssociazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio propone e continuerà a proporre campagne di sensibilizzazione relative ai rischi della finanza “allegra” e della predisposizione di molti alla violazione delle regole vigenti tra intermediari e clienti/investitori.

Prof. Avv. Ranieri Razzante – Presidente AIRA