La risposta delle borse al discorso di Silvio Berlusconi alle Camere è arrivata proprio mentre lo stesso presidente del Consiglio battibeccava con Giulio Tremonti in sala stampa di Palazzo Chigi dopo un incontro con le parti sociali che ha lasciato molte domande inevase e tanti interrogativi irrisolti. E sempre in quei momenti, mentre Wall Strett toccava uno dei suoi minimi storici e mentre sempre il Cavaliere pronunciava una frase raggelante (“le borse sono come un orologio rotto e cioe’ che due volte al giorno danno l’ora esatta, ma per tutto il resto l’ora non e’ quella vera”), nelle stanze di Palazzo Chigi risuonava come un mantra una sola parola: patrimoniale.

Il primo a prinunciarla, all’uscita dall’incontro, era stato il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni: “Sarebbe opportuno anticipare qualche punto della delega fiscale, con sgravi sui redditi dei lavoratori per sostenere i consumi e un taglio delle tasse per le imprese che investono”. La copertura, aveva spiegato, ”potrebbe arrivare da una patrimoniale che escluda le prime case e da un anticipo degli interventi sulle rendite finanziarie. Inoltre bisogna stringere le ganasce fiscali”. In sostanza, tra le misure che saranno messe in ponte per settembre ci sarebbe anche quella di cui il Cavaliere non vuole sentir parlare nemmeno per scherzo. Pur essendo mutate – e in modo molto brusco – le condizioni della crisi, a palazzo Chigi non si fa mistero sul fatto che uno dei motivi di frizione tra Berlusconi e Tremonti (di cui si è avuto un assaggio al termine dell’incontro con le parti sociali) sia proprio dovuto ad una patrimoniale che il titolare di via XX settembre, se fosse stato per lui, avrebbe introdotto già in finanziaria, ma su cui Berlusconi ha posto un secco ‘niet’ per non veder erodere ulteriormente lo zoccolo duro del suo bacino elettorale.

Adesso non c’è più tempo da perdere. A giudizio di alcuni attenti osservatori, nell’incontro tra governo e parti sociali, sarebbe passato – in modo assolutamente subliminale – un messaggio su un possibile scambio: avanti con un nuovo sacrificio subito, appunto una patrimoniale, ma in cambio di una contropartita molto robusta fatta di sviluppo e di crescita. In sostanza, mettere il Paese in sicurezza, anche se questo dovesse comportare nuovi sacrifici per le imprese e per le famiglie, a patto che però dopo si riparta. Un messaggio che è stato colto con grande chiarezza da Tremonti e Sacconi ma che ha registrato l’ennesima chiusura da parte di Berlusconi; l’uomo pensa ad elezioni anticipate sempre più probabili e non vuole assolutamente correre il rischio personale di inoltrarsi in una campagna verso le urne sapendo di aver scontentato la parte più solita e importante del suo elettorato, appunto quella base di imprenditori italiani e di ricca borghesia che gli hanno sempre garantito numeri importanti in Parlamento.

Sarebbe stato sull’onda di questo sentimento, molto privato per non dire egoistico, che alcuni dei suoi più fedeli collaboratori avrebbero registrato una frase importante: “Piuttosto che mettere una patrimoniale, me ne vado”. O, forse – ecco una lettura di un altro attento osservatore delle questioni di governo, vicino al Cavaliere – se si tratta di mettere in ginocchio le imprese, “e io sono prima di tutto un imprenditore”, allora preferisco far fare il lavoro sporco ad altri. Chi conosce Berlusconi sa per certo che mai nella sua testa è passata una sola volta l’idea concreta di farsi da parte. Ma perdere anche la faccia, oltre che il governo, è un prezzo che il Cavaliere non vuole correre. E’ quindi probabile che lo scontro sulla patrimoniale diventi l’ultimo ring su cui verrà combattuta la battaglia con Tremonti.

Al momento, tra via XX settembre e palazzo Chigi non circolano bozze, ma solo ipotesi teoriche che vedono una delle strade percorribili quella di dividere l’ondata della nuova pressione fiscale tra i risparmi da una parte e il patrimonio immobiliare dall’altra (si sta comunque parlando delle seconde case). Inoltre si parla anche di una possibile imposta “una tantum” su quelli che vengono classificati come superdepositi, ovvero quelli oltre i 100 mila euro. Esperti della Banca D’Italia hanno svelato che nel mirino ci sarebbe un “patrimonio” stimabile, nel complesso, in 8 mila e 500 milioni di euro. Una cifra importante che, tuttavia, non pare aver smosso minimamente le corde di Berlusconi; di patrimoniale non si parla. Almeno fino a quando qualcuno non sarà costretto a parlarne comunque. Con o senza di lui.