Potrebbe diventare un nuovo caso Scilipoti. Ma anche un novello battitore libero alla De Magistris. Nulla vieta a Matteo Riva, consolidato esponente dell’Italia dei Valori di Reggio Emilia, di essere definito l’ennesimo Fregoli del partito di Di Pietro. Perché l’Idv sembra oramai diventato il partito di confine, quello affetto dalla sindrome del cambio casacca in corso d’opera. La compagine di partito da cui si esce da destra come da sinistra, dall’alto come dal basso.

Per Riva non è tanto una questione di accodarsi ad una nuova maggioranza di governo locale, quanto di distinguersi autonomamente dalla classe dirigente del suo partito, sezione provinciale di Reggio Emilia, di cui non pare avere una gran stima.

Tant’è che l’unico consigliere comunale dell’Idv a Reggio, ormai da oltre un anno ai ferri corti coi vertici provinciali, ha sbattuto la porta in faccia a Di Pietro e mollato la carica istituzionale (conquistata a suon di preferenze). La defezione non è cosa da poco. I dipietristi della città del Tricolore si ritrovano senza più rappresentanti in Consiglio Comunale, ma anche l’esiguo gruppo in consiglio regionale dell’Idv perde un tassello fondamentale visto che Riva dallo scorso anno siede anche sui banchi dell’Assemblea legislativa di viale Aldo Moro a Bologna.

Tutto è iniziato un anno fa quando Matteo Riva ha sfidato Liana Barbati (ex vice-sindaco di Reggio e consigliere regionale anche lei), per la poltrona di coordinatore provinciale Idv. Presunte irregolarità nella presentazione delle firme hanno portato Riva a essere escluso dalla corsa. Ne è seguita una polemica con accuse pesantissime, che allarmano anche Roma. Riva accusa la Barbati di mercificazione di posti pubblici. In sostanza, secondo l’accusa del consigliere regionale, Barbati ha attuato uno scambio con un altro degli sfidanti alla corsa per coordinatore. In cambio del ritiro della candidatura Barbati avrebbe offerto allo sfidante, tra le altre cose, un incarico all’interno della Enia (oggi Iren) la società partecipata anche dal Comune di Reggio, che si occupa di spazzatura, gas, acqua, ecc. In questo modo, sempre secondo l’accusa di Riva, Liana Barbati si era garantita il ritiro del suo sfidante principale e la vittoria.

La reazione di Liana Barbati è immediata. La coordinatrice provinciale difende il suo operato e dopo la notizia di un esposto alla magistratura sul presunto scambio, minaccia azioni legali per difendersi dalla accusa di spartizioni dei posti e l’accusa cade nel nulla.

Nell’estate del 2010 si apre un altro fronte di polemica dentro il partito: l’affaire Gheddafi. In occasione dell’ultima visita del raìs libico in Italia nell’agosto dello scorso anno, proprio Riva viene invitato al banchetto in onore dell’ospite straniero. O meglio viene invitata la Riva &Partners che si occupa di consulenza finanziaria alle imprese.

Due anni fa Riva, con un gruppo di imprenditori del territorio reggiano, fa un viaggio a Tripoli organizzato dall’Isiamed, l’Istituto Italiano per l’Asia e il Mediterraneo, un ente privato nato per favorire la cooperazione economica con paesi stranieri, presieduto da Gian Guido Folloni, zio di Riva. Folloni, di Scandiano, ex democristiano, ex senatore, fu anche Ministro per i rapporti con il parlamento, tra le file dell’Udr, nel primo governo D’Alema. Il tutto dopo aver abbandonato la coalizione di centrodestra in cui era stato eletto nel 1996.

Non sorprende dunque l’invito a cena per la Riva & Partners, società legata all’Isiamed, in occasione della visita di Gheddafi in Italia. Del resto, in un’intervista del 2010 al giornale reggiano Reporter.it, Riva disse perfino di aver incontrato il raìs sotto la famosa tenda durante il suo viaggio libico. Tuttavia, il coinvolgimento di un suo consigliere regionale nelle celebrazioni italo-libiche provoca l’imbarazzo dell’Idv, che, con in prima fila Di Pietro, in quei giorni protestava contro la visita del dittatore libico. Alla fine lo stesso Riva spedisce alla cena con il rais un suo collaboratore per placare le polemiche.

Infine, in questi giorni, la definitiva rottura tra il partito dell’ex magistrato e questo suo esponente un po’ “scomodo” e riottoso (ma con un buon pacchetto di preferenze). Il pretesto è la votazione sul piano industriale delle farmacie comunali reggiane che prevede l’ingresso dei privati nel ramo più redditizio dell’azienda. Riva votato contro la privatizzazione della linea della maggioranza di centro-sinistra del sindaco Delrio, mettendosi di fatto fuori dall’Idv che resta fedele al sindaco.

Insomma, Riva vuol tenersi un suo spazio d’iniziativa, riflettere su ogni singolo provvedimento, rimanendo comunque nella compagine di governo locale. L’essere stato negli anni prima cattolico vicino all’area dello zio Folloni, poi segretario dei Comunisti Italiani con Diliberto, infine dipietrista, lo rende immune da qualsiasi tentativo di cambio squadra. I partiti pare averli già provati tutti. Manca giusto il Pdl. Ma c’è ancora tempo.