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Riccardo Lenzi
Giornalista

Civis: quando Bologna si attaccò al “tram”

È di questi giorni la notizia che i finanzieri del“Gruppo tutela spesa pubblica”hanno accusato l’Atc (Aziende Trasporti Comunale di Bologna) di aver provocato un danno erariale di 17,5 milioni di euro ai cittadini bolognesi, spendendo quei soldi anziché versarli nelle casse del Comune. Questa è solo l’ultima puntata della infinita saga del “Civis”, iniziata nel 2004.

Mentre a livello nazionale si continua a sperperare denaro pubblico e si difende l’indifendibile (la Tav in Val di Susa, il Ponte sullo stretto di Messina), da otto anni a Bologna si sprecano soldi, parole e fiumi di inchiostro sul Civis, mezzo fabbricato da Irisbus (gruppo Fiat) che la recente e molto discussa inchiesta di Report dedicata alla “Dotta” ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica italiana. All’inizio il cosiddetto – impropriamente – “tram su gomma” si chiamava Teo: Tram Elettrico a guida Ottica. Affascinante neologismo che, in nome della disinformazione di Palazzo (d’Accursio), nascondeva in realtà un banale filobus, solo più costoso, più ingombrante e più scomodo da guidare e che nessun’altra città al mondo aveva preso in considerazione dopo averlo sperimentato.

Poco prima di perdere le elezioni del 2004 e di lasciare la poltrona di sindaco a Sergio Gaetano Cofferati, l’ex sindaco Giorgio Guazzaloca (1999-2004), padrino politico del Civis e grande amico del terzopolista Casini, firma frettolosamente il contratto, e anche su questo punto si concentra l’attenzione dell’inchiesta giudiziaria che ha già portato all’imputazione di Guazzaloca e non solo.

Il sindaco Cofferati e i suoi assessori di punta – Maurizio Zamboni e Virginio Merola in primis –, che nella campagna elettorale 2004 avevano manifestato insieme ai cittadini contro “Teo”, dopo le elezioni si convertirono improvvisamente, e pensarono bene di modificare il percorso. Peggiorandolo: il nuovo filobus non avrebbe più attraversato la città da est a ovest, ma sarebbe diventato una semplice navetta da san Lazzaro al centro di Bologna; in compenso si manteneva l’ingombrante passaggio dei “bisonti” Fiat sotto le Due Torri. Si giustificarono mettendo in campo il problema delle penali da pagare se si fosse rescisso il contratto.

E qui entra in gioco la responsabilità di un’altra istituzione: la Provincia di Bologna che nell’aprile 2004, prima dell’elezione del Cinese, aveva presentato ricorso al TAR lamentando le incongruenze che ora sono sotto la lente degli inquirenti. Purtroppo, dopo le elezioni, il ricorso fu misteriosamente ritirato. Se ciò non fosse successo molto probabilmente la pratica Civis si sarebbe risolta con un nulla di fatto (e senza alcuna penale). Perché la Provincia ritirò quel ricorso? Non era meglio rispondere ai cittadini anziché rischiare, oggi, di dover ascoltare la stessa domanda da qualche inquirente?

Anche Francesco Sutti, presidente Atc scelto da Cofferati, potrebbe darci qualche spiegazione in più sul caso Civis. L’Atc – azienda partecipata dal Comune – è in prima fila nella realizzazione del progetto, essendo la Stazione Appaltante, e lo stesso Sutti risulta essere responsabile unico del procedimento e “project manager”. Il costo dell’opera, inizialmente previsto in 180 milioni di euro, è già enormemente lievitato e non è possibile sapere se e quando si vedrà la fine della triste storia: infatti i mezzi, tutti ben allineati all’aperto da tre anni in un deposito, non hanno avuto ancora il via libera dal Ministero dei Trasporti. Via libera che difficilmente arriverà dopo la bocciatura della Commissione appositamente nominata. Intanto l’inchiesta giudiziaria continua a fare il suo corso…

I difensori del Civis (fino a pochi mesi ce n’erano parecchi, a destra ma anche a manca…) in questi otto anni hanno sempre utilizzato due argomenti:

  1. Difensori di centrodestra – Il progetto di linea tramviaria della seconda giunta Vitali (1994-1999) fu approvato/finanziato dal Cipe il 9 novembre 1998: “Guazzaloca vinse le elezioni criticando il tram su rotiaia scelto da Vitali, ma non poteva rischiare di perdere quel finanziamento”. E così qualcuno gli suggerì una soluzione per salvare capra (“no al tram”) e cavoli (i finanziamenti del governo): acquistare un «tram su gomma». Geniale ossimoro che giornali e tv locali, almeno in un primo momento, scambiarono per una cosa seria…
  2. Difensori di centrosinistra – “La colpa è di Guazzaloca che ha firmato il contratto: se Cofferati blocca il Civis, il Comune sarà costretto a pagare le penali”. Una mezza verità: si dimentica che, se la Provincia di Bologna non avesse ritirato il ricorso al Tar contro il progetto della giunta Guazzaloca, probabilmente non si sarebbe pagato alcunché e, in ogni caso, sempre pochissimo rispetto alle somme già buttate oggi.

In questi sette anni l’opposizione berlusconiana ha provato in tutti i modi a cavalcare strumentalmente il pasticcio del tram su gomma – a volte anche lisciando il pelo ad alcuni comitati anti-Civis… – sperando che la città avesse dimenticato che il vero padrino del filobus più costoso ed insulso della “modernità” è Guazzaloca, unico sindaco di centrodestra nella storia di Bologna.

In questo caso, però, il tempo è stato davvero galantuomo, come amava dire il poco compianto Sergio Gaetano Cofferati, l’unico che se l’è cavata egregiamente cadendo sul morbido, grazie all’ex segretario Pd Franceschini: una comoda poltrona a Bruxelles. Infatti:

  1. Giorgio Guazzaloca, sconfitto prima da Cofferati poi da Delbono, è definitivamente scomparso dalla scena. Un po’ come le “gocce” dell’architetto Mario Cucinella (progettista della sede unica del Comune, oggi tormentata dal caso legionella)– poi ribattezzate “barattoli” dai bolognesi – che, durante il suo mandato, deturparono piazza Re Enzo… altri soldi pubblici buttati via);
  2. Stefano Aldrovandi, ultimo candidato “civico” scelto da Pierferdinando Casini – e da Gianfranco Fini -, ha fatto una figuraccia: il terzo polo, a Bologna, non esiste. E nessuno ne sente la mancanza;
  3. l’ex pupillo guazzalochiano Daniele Corticelli, presentatosi alle ultime elezioni come il nuovo che avanza, ha fatto una figura ancora peggiore (nonostante le ingenti risorse economiche investite dall’amico imprenditore Giorgio Giatti, patron della Termal).

Ricapitolando, a prescindere dagli sviluppi giudiziari, i principali responsabili politici di questo caos e di questo spreco di soldi pubblici hanno un nome ed un cognome: Giorgio Guazzaloca e il suo assessore alla mobilità Franco Pellizzer; la presidentessa della Provincia Beatrice Draghetti e il vicepresidente Giacomo Venturi; Sergio Gaetano Cofferati (oggi europarlamentare, a suo tempo autodefinitosi “ciarlatano”) e l’assessore Maurizio Zamboni. E con loro tutti i segretari, di tutti i partiti, di tutti i colori. Le scuse alla città, sebbene poco utili, sarebbero doverose e certamente gradite ai cittadini-contribuenti. Eppure, per dirla con Elton John, anche nella civile e (sempre meno) educata Bologna “sorry” seems to be the hardest word…


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