La latitanza di Berlusconi sta per finire. Annullata una visita ufficiale in Serbia, domani il premier andrà alla Camera. Per partecipare al dibattito sul voto della manovra economica. Finalmente tornerà a farsi vedere in pubblico. Dopo un silenzio di due settimane che nulla è riuscito sinora a turbare: né la sentenza sul Lodo Mondadori, né la tempesta finanziaria su Piazza Affari, né lo scontro di ieri all’interno del Pdl sulla liberalizzazione degli ordini professionali. Unica eccezione la nota di martedì scorso per invitare le forze politiche alla coesione. Arrivata però quando la Borsa aveva già incominciato a rialzarsi dopo il lunedì nero e lo spread Btp-Bund era calato dopo avere toccato il record di 347 punti. E quando ormai la maggioranza aveva raggiunto un accordo con l’opposizione per approvare la manovra in tempi rapidissimi. Così da rassicurare i mercati. Come chiesto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che poche ore prima aveva annunciato di essere stata al telefono con Berlusconi. E il Cavaliere, sempre pronto a vantarsi per ogni contatto con i leader stranieri, nemmeno l’aveva detto.

La Merkel, alla fine, è stata accontentata. Perché la mediazione del ministro dell’Economia Giulio Tremonti e del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano hanno convinto l’opposizione a un atteggiamento responsabile per arrivare all’approvazione definitiva della manovra entro domenica. Sono loro ad avere fatto le veci del premier, che nella trattativa si è tenuto in disparte. Come del resto ha fatto ieri. Mentre per tutta la giornata è andato avanti il lavoro sugli emendamenti per rafforzare la manovra, necessità sottolineata anche da Mario Draghi. E nulla ha detto Berlusconi quando a fare tremare il governo non sono state le barricate alzate dall’opposizione contro la solita legge ad personam o ad aziendam. Bensì una norma inserita in manovra sulle liberalizzazioni degli ordini professionali che ha scatenato la reazione di deputati e senatori del Pdl, pronti a raccogliere firme contro il loro governo, pur di non vedere messa a rischio qualche Casta. Così all’incontro urgente convocato nello studio del presidente del Senato Renato Schifani per mettere mano all’emendamento c’erano Tremonti e altri membri del governo. Ma non il premier. Lui è rimasto zitto anche questa volta. Lasciando che fosse il ministro per i rapporti con le Regioni Raffaele Fitto a dire: “E’ stata raggiunta l’intesa tra maggioranza e governo”.

Berlusconi non parla, e rimane asserragliato a Palazzo Grazioli. Dove oggi lo raggiungeranno i pezzi grossi del partito. Ufficialmente per parlare delle misure economiche approvate oggi in Senato e attese domani alla Camera. Ma in realtà al centro dell’incontro ci sarà il rimpasto di governo: c’è da sostituire alla Giustizia Angelino Alfano, perché possa dedicarsi completamente al nuovo ruolo di segretario. I papabili Franco Frattini e Fabrizio Cicchitto preferiscono declinare l’invito. Così in Transatlantico è iniziato a circolare un’altro nome. Quello di Augusta Iannini, capo dell’ufficio legislativo del ministero della Giustizia. E soprattutto moglie di Bruno Vespa. Certo, se la promozione avverrà, qualcuno si potrebbe chiedere come il marito, con una coniuge ministra, potrà continuare a condurre quel Porta a porta che è la terza Camera dello Stato.

Magari Berlusconi parlerà già stasera, al termine della riunione con i suoi. Senza aspettare il dibattito di domani. Mettendo fine a un silenzio che non ha voluto interrompere nemmeno dopo la sentenza d’appello sul Lodo Mondadori. Per scagliarsi come al solito contro le “toghe rosse” o le persecuzioni del “partito dei magistrati”. Per lui ha parlato la figlia, che del resto di Fininvest è presidente: “E’ una sentenza che sgomenta e lascia senza parole – ha detto Marina Berlusconi -. Ennesimo scandaloso episodio di una forsennata aggressione che viene portata avanti da anni contro mio padre”. Il presidente del Consiglio, chiuso a Villa Certosa, studiava intanto il da farsi con Niccolò Ghedini. Per evitare di omaggiare il nemico Carlo De Benedetti con un bonifico da 560 milioni di euro. Un’ipotesi rimasta in piedi fino all’annuncio di martedì: “Fininvest pagherà”, ha detto Ghedini. Berlusconi ha acconsentito, ma ha storto il muso. E poi è rimasto in silenzio.