Forse la chiave di lettura sta in quello che ieri sera ha detto il parlamentare della House of Commons Tom Watson: «Nessuno avrebbe più comprato il News of The World, nessuno avrebbe più fatto pubblicità su questo giornale. Sono stati in grado di distruggere una testata».

Ora che il più venduto tabloid britannico chiude, coinvolto nello scandalo delle intercettazioni, ci si interroga su quali possano essere i motivi reali alla base della decisione del magnate australiano Rupert Murdoch. Crisi di credibilità, soprattutto. Ma, come spiega bene anche il parlamentare Watson, anche crisi di pubblicità.

Dopo lo scandalo, infatti, è arrivato subito il boicottaggio. Sono passati poco più tre giorni da quando The Guardian ha accusato News of the World di aver intercettato la segreteria telefonica di una adolescente brutalmente assassinata, che subito i grandi inserzionisti pubblicitari hanno cominciato a cancellare importanti contratti con News International, la corporation del tycoon australiano naturalizzato statunitense. Fino al punto di non ritorno, fino alla chiusura del giornale. La prima azienda è stata la Ford che, già martedì, aveva annunciato il taglio del cordone che la legava al tabloid più spregiudicato del panorama del Regno Unito. Poi, a cascata, il gruppo Co-operative, Virgin Holidays, la banca Halifax, il gigante delle automobili Vauxhall e Mistubishi. E così via.

Il timore? Vedere associata la propria immagine a quella di cronisti che hanno – queste le accuse – infangato l’immagine del giornalismo britannico. Secondo le inchieste, negli anni sono state intercettate celebrità, sportivi, parenti di vittime di attentati, persino ragazzine uccise da maniaci. E così le ripercussioni economiche per l’impero di Murdoch si sono fatte sempre più consistenti. Virgin Holidays, poche ore fa, prima dell’annuncio della chiusura, aveva commentato: «Per ora interrompiamo i contratti e monitoreremo la situazione settimana per settimana». Tutto questo dopo che persino il fondatore del gruppo Virgin, Richard Branson, era stato avvisato dalla polizia di un possibile suo coinvolgimento nel caso, essendo finito vittima dell’hackeraggio di News of the World.

Le aziende che hanno avviato il boicottaggio letale per Murdoch sono state spinte a questa decisione dalle reazioni dei consumatori britannici. Un movimento di massa nato dal basso, con centinaia di lettere di protesta, gruppi su Facebook, post su Twitter e commenti nei forum su Internet. «Una decisione tattica», ha detto un portavoce della banca Halifax. Un tatticismo sull’onda di un’indignazione morale scoppiata lunedì, subito dopo la rivelazione dell’intercettazione ai danni della giovane Milly Dowler.

Ma quanto vale – o, meglio, valeva – la pubblicità su News of the World? La concorrenza, cioè gli altri giornali non appartenenti alla galassia Murdoch, ha subito cominciato a fare i conti in tasca al tabloid domenicale, non senza una certa soddisfazione. Così si è scoperto che si parla di cifre di tutto rispetto, considerando che, da gennaio a maggio di quest’anno, colossi come la Procter & Gamble, Tesco, la O2 e Hutchinson 3G hanno stipulato contratti pari a più di un milione di sterline a testa. Sopra le 500mila sterline di investimento pubblicitario figurano le farmacie Boots, Vodafone, Vauxhall e British Telecom.

Nella lista dei big spender, anche un’azienda italiana: Fiat, sempre da gennaio a maggio 2011, ha comprato spazi pubblicitari su News of the World per 253mila sterline. Ma nessuna presa di posizione è finora giunta dalla casa torinese, che in Gran Bretagna vende soprattutto – e con grande successo – la nuova 500. I responsabili di tante altre aziende si sono subito affrettati, infatti, a prendere le distanze dal giornale di Murdoch, con dichiarazioni ufficiali e comunicati stampa che, in queste ore, anche con il morto ancora caldo, stanno inondando le scrivanie delle redazioni britanniche.

Il più grande investitore, tuttavia, è risultato essere in passato il canale satellitare BSkyB: 2.100.000 sterline di pubblicità comprata negli ultimi cinque mesi monitorati. Murdoch che faceva pubblicità su Murdoch, insomma. E qui si apre anche il secondo fronte dei problemi economici che il tycoon potrebbe dover fronteggiare nelle prossime settimane. È noto già da tempo il tentativo dell’imprenditore australiano di comprare il 61% che ancora non possiede del canale, una mossa poco gradita soprattutto da parte dei laburisti e di molti commentatori. Ora, però, dopo lo scandalo delle intercettazioni, un intervento di Ofcom – l’ente regolatore britannico delle comunicazioni – ha fatto capire che l’acquisizione potrebbe essere più lontana. Murdoch, ora, dovrà dimostrare di essere «adatto e appropriato» all’operazione. Una precisazione giunta ieri e che sicuramente ha fatto tremare i polsi ancora di più al magnate. Al punto di scrivere, con gli stessi polsi tremanti, il capitolo finale di un giornale con 168 anni di gloriosa storia.

di Daniele Guido Gessa