“Ritiriamo la norma”. Dopo le polemiche, i distinguo e gli scricchiolii dentro la maggioranza, il presidente del Consiglio Berlusconi ha annunciato in una nota la cancellazione dal testo della manovra del comma che blocca i risarcimenti superiori ai 20 milioni di euro fino a sentenza definitiva e di fatto salva la Fininvest dal risarcimento da 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti per la sentenza sul Lodo Mondadori.

“Nell’ambito della cosiddetta Manovra – è la spiegazione del Cavaliere – è stata approvata una norma per evitare attraverso il rilascio di una fideiussione bancaria il pagamento di enormi somme a seguito di sentenze non ancora definitive, senza alcuna garanzia sulla restituzione in caso di modifica della sentenza nel grado successivo. Si tratta di una norma non solo giusta ma doverosa specie in un momento di crisi dove una sentenza sbagliata può creare gravissimi problemi alle imprese e ai cittadini”.

“Le opposizioni – scrive il premier – hanno promosso una nuova crociata contro questa norma pensando che, tra migliaia di potenziali destinatari, si potrebbe applicare anche a una società del mio gruppo – prosegue Berlusconi – Si e’ prospettato infatti che tale norma avrebbe trovato applicazione nella vertenza Cir – Fininvest dando cosi’ per scontato che la Corte di Appello di Milano effettivamente condannerà la Fininvest. Per sgombrare il campo da ogni polemica – conclude il premier – ho dato disposizione che questa norma giusta e doverosa sia ritirata. Spero non accada che i lavoratori di qualche impresa, in crisi perché colpita da una sentenza provvisoria esecutiva, si debbano ricordare di questa vergognosa montatura”.

Ma più che l’opposizione, ha potuto la persuasione di una possibile crisi di governo, con la temperatura nell’esecutivo a rischio fusione. Da un lato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, pronto a dimettersi: “Io questa figura non la faccio”, ha detto il titolare di Via XX Settembre al premier. Dall’altro lato l’alleato leghista – sempre meno disposto a sopportare le leggi pro Berlusconi, e sotto il tiro della base più intransigente che da tempo chiede di staccare la spina – ha intercettato più di una voce di scontento dentro allo stesso Pdl. Senza contare la il Quirinale. In molti, dentro la maggioranza, temevano infatti che Napolitano potesse respingere l’intera manovra di fronte all’ennesimo strappo ad personam del premier. Per il momento, invece, il Quirinale si è limitato a chiedere ulteriori chiarimenti sulla manovra: “Sono state avanzate altre osservazioni e si è in attesa delle risposte e dei chiarimenti riguardanti le osservazioni fatte”. Si è quindi “in attesa di sapere” dalla Presidenza del Consiglio, in quello che e’ “uno spirito di leale collaborazione tra le istituzioni”, all’interno del quale il Quirinale si muove.

I toni istituzionali non nascondono il rischio di un inciampo che il governo, calendario (e numeri) alla mano, non può permettersi. Giovedì approda al Senato per il voto di fiducia il dl sviluppo, per quello che dovrebbe essere l’ultimo passaggio parlamentare del provvedimento, tormentato dagli emendamenti e dai referendum. Dal 19 luglio, invece, inizierà la discussione, sempre al Senato, del testo della manovra. 

Berlusconi si è detto in ogni caso sicuro che la vicenda arriverà a buon fine (per lui) anche senza l’aiuto del decreto legge, che avrebbe modificato il codice di procedura civile aggiungendo un comma all’articolo 283 e modificando l’articolo 373 in modo da sospendere l’esecutività delle sentenze di risarcimento quando la cifra supera i 20 milioni fino alla decisione finale della Cassazione.

Sabato, vale la pena ricordarlo, è prevista la sentenza d’Appello sul Lodo, dopo che nel processo penale sono stati condannati gli avvocati Cesare Previti, Attilio Pacifico e Giovanni Acampora per la corruzione del giudice Metta, che di fatto consegnava la Mondadori nelle mani del futuro premier e dopo il primo grado del processo civile che ha stabilito per la Cir un risarcimento multimilionario.

“Conoscendo la vicenda – ha detto Berlusconi – ritengo di poter escludere” che la Corte di Appello di Milano “possa condannare effettivamente la Fininvest al pagamento di una somma addirittura superiore al valore di borsa delle quote di Mondadori possedute dalla Fininvest”. Il presidente del Consiglio ha aggiunto che la Corte “non potrà che annullare una sentenza di primo grado assolutamente infondata e profondamente ingiusta. Il contrario costituirebbe un’assurda e incredibile negazione di principi giuridici fondamentali”.

Le reazioni

“Ci ha provato…”. Così il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani ha commentato l’annuncio del premier. “Adesso apriremo bene gli occhi”, ha ammonito il segretario del Pd rispondendo ai cronisti alla Camera. “Sappiamo con chi abbiamo a che fare”, ha aggiunto, “su tutti i carri in cui caricano problemi sugli italiani ci mettono sempre soluzioni per lui. Quando viene smascherato fa marcia indietro. Noi verificheremo volta per volta”.

Sulla stessa linea, anche se nel solco del ruolo istituzionale, anche il commento del presidente della Camera Gianfranco Fini. Per il leader di Futuro e Libertà, quella appena ritirata sarebbe stata una norma “totalmente inopportuna”.

Si chiede invece che cosa sia successo nella stesura del testo il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro. “Vorremo chiedere al governo che cosa è successo quando hanno approvato la manovra”. Di Pietro ha chiesto in aula alla Camera che il premier venga a riferire sull’accaduto. Poi rivolto a Calderoli, che si era detto all’insaputa di tutta la vicenda: “Vorremmo sapere se ha informato la Procura della Repubblica”. E ancora: “spieghi che cosa vuol dire che nel consiglio dei ministri non ha visto né letto la norma. Vuol dire che qualcuno al di fuori del Cdm, nel redigere il documento, lo ha falsificato. Io credo – ha aggiunto – che il Parlamento abbia il dovere di chiedere al ministro che cosa è successo. Sono stati commessi dei falsi sia materiali che ideologici. La manovra portata al capo dello stato è diversa da quella approvata”. Quindi, ha concluso Di Pietro, “Non possiamo accettare il gesto di Berlusconi che oggi ritira la norma per vedere quando ne può presentare un’altra. Il problema non è solo di rilevanza penale, ma anche istituzionale”.