La norma pro-Berlusconi inserita nella manovra ha sorpreso la Lega generando tra i ministri del Carroccio “profondo malumore” soprattutto perché, a quanto trapela da via Bellerio, nessuno ne sapeva niente. Matteo Salvini, dal suo profilo facebook, si è chiesto se “Silvio ci è o ci fa? Forse se lascia perdere e si dedica al Milan l´é mej”. Mentre il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha invitato a chiarire “di chi sia la manina” che ha introdotto nella legge finanziaria il cavillo ideato per  salvare la Fininvest dal salasso economico derivato dalla possibile condanna in appello (prevista il 9 luglio) per il lodo Mondadori. Tradotto in cifre (da capogiro): 750 milioni da versare alla Cir di Carlo De Benedetti.  Un risultato raggiunto aggiungendo un comma all’articolo 283 del codice di procedura civile e modificando, in parte, l’articolo 373, in modo da sospendere l’esecutività del risarcimento quando la cifra supera i 20 milioni. Sospensione rimandata alla decisione finale della Cassazione.

Persino Nicolò Ghedini ha negato di esserne a conoscenza, così come Giulio Tremonti, tanto che il titolare di via XX Settembre all’ultimo momento stamani ha rinviato la conferenza stampa congiunta in programma alle 12 al ministero dell’Economia. All’appuntamento era prevista la presenza dei ministri Giulio Tremonti, Renato Brunetta, Roberto Calderoli, Paolo Romani e Maurizio Sacconi.

Per tutto il pomeriggio, finchè Berlusconi non ha deciso di ritirare il cavillo, gli occhi sono stati puntati sul Colle, che ha ricevuto il testo licenziato dal Consiglio dei Ministri solamente sabato. In mattinata, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva assicurato: “Quando sarà il momento conoscerete le nostre determinazioni riguardo alla manovra economica”.

I nodi da sciogliere del testo sono molti. Ma se fino a ieri la maggioranza sembrava compatta attorno al testo licenziato dal Cdm, la norma salva-Berlusconi ha creato malumori. Non solo nella Lega ma nella stessa compagine governativa. Il senatore del Pdl, Luigi Ramponi,  ha parlato di “irresponsabilità e incoscienza” da parte della classe politica e  ha preso apertamente le distanze da tutta la legge finanziaria. “La Grecia ha un bilancio che è un decimo del nostro eppure ha adottato una manovra da 78 miliardi di euro, e noi ci limitiamo a una timida correzione per 1,5 miliardi in un anno. E’ da incoscienti”, ha detto.

Ma è stata la norma che avrebbe salvato Fininvest a spaccare il governo. Giulio Tremonti, secondo quanto riportato da alcuni giornali, era all’oscuro di tutto. Mentre il ministro degli Esteri Franco Frattini, dopo aver detto che “di questa norma non c’è stata discussione approfondita in consiglio dei ministri” ha tentato di difenderla. “Se capisco bene”, ha detto, “è una norma di ordine generale e non particolare” che recepisce “un principio che già esiste nel codice civile”. In questo senso, secondo Frattini, “non c’è alcun intento ad personam”. Se ne è letteralmente lavato le mani il legale del premier e deputato Pdl Niccolò Ghedini: “Non ne so nulla, non l’ho scritta io, non mi occupo di civile ma di penale. Non ho nulla da dire”, ha tagliato corto.

Antonio Misiani, componente Pd in Commissione Bilancio alla Camera, in una nota afferma con ironia: “Sembra che la conferenza stampa di oggi sia saltata per ragioni di maltempo. Il ‘tornado Mondadori’ ha fatto in modo questa mattina che i ministri del governo Berlusconi non potessero atterrare tranquilli a Roma per fare una conferenza stampa prevista per magnificare la manovra finanziaria appena approvata. Pioggia, vento, fulmini hanno impedito che Tremonti, Sacconi e Brunetta fossero costretti a rispondere anche sulla norma ad aziendam sul Lodo Mondadori. Resta da capire se il maltempo durerà l’intera giornata, facendo saltare tutti gli appuntamenti previsti per sollevare i rappresentanti del governo dalla vergogna di dover rispondere ai giornalisti”.