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Parma, sigilli al cantiere dell’inceneritore Iren

La retromarcia del Comune dopo un esposto. Sull'impianto da 130.000 tonnellate di rifiuti all'anno c'è già un'inchiesta dell'Unione europea

Sigilli al cantiere dell’inceneritore Iren Spa. La misura è stata adottata dai tecnici del Comune di Parma dopo che qualche giorno fa alcuni cittadini appartenenti dal Comitato Corretta Gestione Rifiuti di Parma avevano presentato un esposto per abuso edilizio contro il cantiere per la costruzione della contestatissima opera.

Davanti ai fatti l’amministrazione comunale “ha accertato che la procedura risulta carente del permesso di costruire di cui Iren, in quanto soggetto privato, avrebbe dovuto munirsi prima dell’inizio dei lavori, come deliberato dalla Provincia di Parma, ente responsabile del procedimento”.

Questo perché in sede di Conferenza dei Servizi, presieduta dalla Provincia di Parma, il Comune di Parma non ha espresso parere favorevole sulla conformità urbanistica perché non era in condizione di esprimerlo dal momento che la variante urbanistica era in corso di approvazione, ma ancora non definitivamente approvata.  “Per questa ragione, la Valutazione di Impatto Ambientale, prodotta dalla Conferenza dei Servizi, non può ritenersi sostitutiva del permesso di costruire.  Successivamente alla chiusura della Conferenza dei Servizi, né il soggetto attuatore, Iren, né l’ente responsabile del procedimento, la Provincia di Parma, si sono attivati rispettivamente per richiedere o per controllare che il permesso di costruire fosse stato richiesto al Comune, né conseguentemente rilasciato. Tale documento infatti ancora manca” continua una nota del Comune di Parma. Il Comune non può attestare la regolarità di tutti i passaggi amministrativi di un iter di cui sono altri gli enti responsabili (Provincia e Regione ), per quello che riguarda le sue strette competenze, il Comune ritiene oggi di dover intervenire sospendendo in via cautelativa i lavori”.

Inchiesta Ue – Quella del blocco del cantiere per abuso edilizio è solo una nuova  tegola sulla costruzione di questo impianto che dovrebbe bruciare 130.000 tonnellate di rifiuti l’anno ed è contestatissimo in quanto in Emilia Romagna ne esistono già altri  otto.

A febbraio infatti in seguito ad un esposto presentato nell’ottobre 2010  degli avvocati Arrigo Allegri e Pietro De Angelis, la Direzione Generale mercato interno e servizi-appalti pubblici della Commissione Europea ha aperto una procedura d’infrazione in quanto l’affidamento dell’appalto e della gestione dell’inceneritore ad Iren sarebbero avvenuti senza alcuna gara d’appalto ad evidenza pubblica ma per affidamento diretto.

La Commissione – aveva scritto il Capo Unità della Commissione Europea Klaus Wiedner – ha già richiesto informazioni sul punto alla Repubblica Italiana, nell’ambito di un procedimento d’infrazione, aperto precedentemente al vostro reclamo. In tale procedimento si contestano numerosi affidamenti diretti disposti a favore della società Iren Spa, già Enia Spa, comprensivi di quelli specificatamente indicati nel vostro reclamo”.

Solo qualche mese prima, la Regione Emilia Romagna risponendendo ad una interrogazione del consigliere Giovanni Favia (Movimento 5 Stelle) sullo stesso argomento aveva giurato sulla perfetta regolarità dell’appalto rispetto alla norme Ue. In caso di condanna lo Stato Italiano, che poi si rivarrà su tutti gli enti che hanno dato il via libera all’opera, rischia una multa minima di 9 milioni di euro. Ma non è finita. Le incongruenze sarebbero anche altre. Sia sul piano tecnico che politico.

Un appalto per uno - Nel giugno 2010 sempre i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Giovanni Favia ed Andrea Defranceschi avevano presentato una interrogazione dove si evinceva che “alla gara d’appalto per la realizzazione di opere civili e fabbricati relative alla costruzione dell’inceneritore di Parma per un importo totale di 43,8 milioni di euro ha partecipato un solo soggetto le cooperative del CCC Consorzio Cooperative Costruttori di Bologna in consorzio temporaneo d’impresa con Sices Construction SpA, Mark ProjektSp.zo.o. (Polonia), Tecnopolis Soc.Coop”. L’appalto per le opere accessorie, con un solo partecipante è stato poi assegnato per 42,48 milioni di euro, appalto  che poi ha dato il via al cantiere oggi sigillato.

Costi in crescita - Ma non è finita. Il CGR -Comitato Corretta Gestione Rifiuti, che in questi mesi ha mobilitato esperti internazionali come l’oncologo francese Dominique Belpomme per denunciare i rischi per la salute e  guru internazionali dagli Stati Uniti e dalla Germania delle tecniche “Rifiuti Zero” e “Cradle to Cradle” (dalla culla alla culla ndr) per indicare soluzioni alternative, ha denunciato come i costi dell’opera siano in continua crescita. Dati alla mano dal Businnes Plan 2008-2012  di Enia Spa (oggi Iren) il costo era pari a 132 milioni di euro. Nell’aggiornamento presentato nel Comitato di Direzione di Enia il 5 maggio 2009 tale importo cresceva a 171 milioni di euro, cioè del 30% in un anno. Ma il costo potrebbe salire ancora, perché se nel piano venisse attuato anche il progetto di “stoccaggio rifiuti pericolosi, selezione e trattattamento rifiuti  speciali e raccolta differenziata, il deposito di automezzi,direzione tecnica e uffici” la cui realizzazione “è discrezionale per l’azienda” si andrebbe ad un totale di 216 milioni di euro. Sempre sul piano tecnico vi sono altre incongruenze. Nel piano di costruzione originale la raccolta differenziata prevista per la Provincia di Parma è al 56% mentre la legge prescriverebbe il 65% minimo entro il 2012. Nel piano dell’inceneritore inoltre è previsto che vengano bruciate ogni anno 20.000 tonnellate di fanghi di depurazione che essendo materiale organico-biodegradabile possono accedere agli incentivi dei “Certificati verdi”. “Bruciare i fanghi come si evince dal piano finanziario porterebbe 6 milioni di euro l’anno nelle casse di Iren Spa tramite i “certificati verdi”– attacca Francesco Barbieri del Comitato Corretta Gestione Rifiuti Parma– ma l’Europa e tecniche alternative ci spiegano come i fanghi possono essere trattati diversamente e non bruciati. Senza quelle 20.000 tonnellate bruciate e incentivate l’inceneritore non starebbe più in piedi dal punto di vista economico…”

Alternative – La partita si fa rovente sul piano politico con la Provincia governata dal presidente Bernazzoli (Pd) con una maggioranza Pd-Idv che difende la decisione di costruire un inceneritore, mentre qualche dubbio è sempre stato avanzato dalla maggioranza di centrodestra in Comune oggi nella bufera per gli scandali. Unici oppositori sul piano politico a Parma contrari sono solo Prc-Federazione della Sinistra e Movimento 5 Stelle. “Una soluzione potrebbe arrivare a livello regionale. Noi abbiamo presentato lo scorso dicembre una risoluzione che indica tutte le alternative alla costruzione di questo dannoso, inutile e costosissimo inceneritore – spiega Favia – Ma non è stata ancora messa in votazione. Fino ad oggi rispondendo alle nostre interrogazioni sia il Pd che Idv in Regione hanno difeso a spada l’inceneritore. Aspettiamo al varco del voto Idv, Sel-Verdi  ed anche il consigliere Villani del Pdl che è contemporaneamente vice presidente di Iren Spa…”.


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