Io sono napoletano e vi dico che il dramma della spazzatura è opera della camorra. Sono nato nel quartiere di Secondigliano, terra di guerra tra boss, e ho visto cose incrdibili. Ad esempio: quando è scoppiata la guerra tra il clan di Paolo Di Lauro e gli “scissionisti” al corso Secondigliano (la strada principale del quartiere) giravano in  moto i boss ribelli e imponevano ai ragazzi di girare sugli scooter senza casco perché temevano agguati, sparatorie, e dunque dovevano vedere in faccia chi girava sulle due ruote. Quindi leggere che i clan mandano in giro i camorristi in moto per minacciare i netturbini che vorrebbero prelevare la spazzatura nelle strade di Napoli, oppure che incendiano i cumuli di rifiuti, o che pagano qualcuno per favorire i guasti negli impianti di smaltimento, non mi meraviglia.

I napoletani, e penso soprattutto ai bambini che giocano per strada, rischiano la salute per un gioco sporco tra camorra e politica. I clan prendono ordini dai signori del palazzo e viceversa. L’obiettivo è colpire l’immagine del nuovo sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che forse ingenuamente si è lanciato in promesse facili. Ma un napoletano come lui dovrebbe saperlo: a Palazzo San Giacomo ci sono talpe e traditori. Quando ero cronista de La Voce della Campania ho visto facce di camorristi entrare nella sede del Comune, diretti negli uffici degli assessori. Un camorrista del clan Giuliano lavorava in un ospedale e mi fissò un appuntamento nell’ufficio del direttore sanitario per passarmi delibere di appalti che favorivano un clan concorrente. Sì, avete letto bene: nell’ufficio del direttore sanitario e aveva anche le chiavi!

Napoli è questa: un maledetto intreccio tra malavita e politica. Roberto Saviano ha descritto il fenomeno con grande profondità. Quindi la spazzatura nelle strade non sparirà mai se la magistratura non ordina una retata di capiclan e manovalanza camorristica. La soluzione c’è: si chiama galera. Bisogna spezzare questo legame infetto tra criminalità e politica che usa i rifiuti come strumento di ricatto. I magistrati napoletani hanno sollevato il coperchio della loggia affaristica P4 e le sue alleanze in Parlamento. Ora bisogna fare pulizia tra i boss che speculano con i virus nauseabondi emessi da montagne di spazzatura nelle strade. Arrestateli. Mandateli dietro le sbarre di Poggioreale. Abbiate il coraggio di metterli dentro con in mano un bel sacchetto nero con dentro i loro effetti personali.

Conosco Napoli e vi dico che dietro le quinte c’è qualcuno che ha dato un ordine: «Guagliù, fate casino! Incendiate la munnezza, perché si deve vedere!! E se i munnezzari voglio ritirarla dalle strade, spaccategli la faccia! Siamo noi che decidiamo quando le strade verranno ripulite!»