Michele Santoro “al cento per cento” a La7. Con uno solo “se”. Il conduttore ha confermato ai microfoni di Radio2, nel programma “Un giorno da pecora”, la trattativa in corso con la rete, ponendo una sola condizione: “se le loro intenzioni fossero buone, concrete e rispettose delle nostre prerogative”. “Bisogna soltanto aspettare”, ha ribadito il giornalista. Le voci su un suo possibile passaggio a La7 si susseguivano già prima del suo abbandono alla Rai. Un divorzio tra le polemiche, poco “consensuale” come invece scriveva l’azienda in un comunicato. Una condizione, pare posta dallo stesso presidente Paolo Garimberti, per chiudere la vertenza in corso tra il conduttore e viale Mazzini senza attendere il giudizio della Cassazione. Santoro, che dopo il reintegro ordinato dal Tribunale, aveva continuato a lavorare tra le polemiche, aveva commentato: “Non si può sempre resistere, resistere, resistere”. Rifiutandosi di condurre un programma solo per ordine dei giudici, il giornalista aveva rilanciato: “Conduco la prossima stagione di ‘Annozero’ a un euro”. Ma la sua provocazione era caduta nel vuoto.

Adesso Santoro commenta la metafora usata dall’amministratore delegato della rete, Giovanni Stella, per spiegare la sua campagna acquisti in Rai. Stella diceva di attendere “sotto il banano Rai” i “macachi-conduttori che pensano di scendere”. Santoro, quindi, ma non solo. “I quattro macachi – risponde il giornalista – sarebbero i programmi sgraditi. Lui (riferito a Stella, ndr) diceva ‘io non faccio niente per andare sugli alberi ad offrire cesti di banane a questi macachi perché abbandonino la loro azienda, ma se mi cadono addosso, cosa posso fare se non farli lavorare per forza?'”. Cioè lo stesso conduttore, Milena Gabanelli, Giovanni Floris e Fabio Fazio. Un’espressione, quella usata da Stella, che secondo Santoro è “la più straordinaria descrizione del conflitto di interessi che io abbia mai sentito”. In sostanza, secondo il giornalista, l’ad dice: “Io sono in una tv che fa parte di un grande gruppo telefonico, la Telecom, sarebbe un guaio se Telecom usasse le sue risorse per andare a fare una campagna acquisti nel campo dei concorrenti di Berlusconi”.

Secondo Santoro, la Telecom non sarebbe libera di scegliere i conduttori che vuole, “perché altrimenti il governo potrebbe usare tutti i mezzi a sua disposizione per sparare su Telecom”. La “più straordinaria descrizione del conflitto di interessi” che il giornalista abbia mai sentito, racconta lui stesso. In un ambito di manovra così stretto, l’ad di La7 può solo aspettare e “dire a qualcuno: ‘lavora, fatti tu i soldi da solo e ti ripaghi da solo'”, spiega il conduttore. “Nella situazione italiana mi sembra un atto di straordinario coraggio – aggiunge – che ci fa capire qual è la nostra situazione, in cui Mediaset perde tutte le gare degli ascolti ma continua a guadagnare denaro”. “E’ un mistero a livello mondiale – conclude Santoro – tra un po’ metteranno il monoscopio e continueranno a fare soldi”.