“Querida policia, Espérennos”, ossia “Cara polizia, aspettaci”. Il messaggio pubblicato sabato su twitter è stato ben più che un avvertimento. L’organizzazione di hackers Anonymous ha lanciato un avviso chiaro agli investigatori che il giorno prima hanno sbandierato la cattura della loro “cupola”. Che secondo gli inquirenti sarebbe a capo del gruppo di attivisti in lotta sul web per la libertà di espressione.

I tre arrestati di Barcellona, Almería e Alicante sarebbero secondo inquirenti gli amministratori delle chats di Anonymous in Spagna. “Ridicolo” per gli hackers sentire parlare di vertici: “Siamo – assicurano in un comunicato dai toni duri – un movimento orizzontale, senza leader. Non avete arrestato nessuna cupola, perché da noi non esiste”.

La reazione non si è fatta attendere: da sabato notte a domenica mattina, il sito web della polizia nazionale spagnola è stato preso di mira e di fatto bloccato. Una vendetta di nome e di fatto, considerato che gli attivisti usano come logo la maschera di “V per Vendetta” dell’autore per fumetti britannico Alan Moore. Gli arresti hanno scatenato anche migliaia di commenti sulla Rete. Moltissime voci si sono alzate in difesa dell’organizzazione di hackers che lotta per trasparenza e libertà di opinione attraverso attacchi ai siti web di banche, grandi società e governi.

La polizia spagnola sostiene che i tre arrestati erano sul punto di pubblicare “informazioni private di politici e agenti di polizia” nei forum vicini all’Eta. Il collettivo respinge le accuse: “Non esiste nessun legame con gruppi terroristici, non appoggiamo il terrorismo e qualsiasi forma di violenza”. Nel comunicato si ribadisce la filosofia della protesta pacifica contro gli abusi di potere, censura e corruzione. Per questo dicono gli Anonymous “siamo vicini al movimento 15-M delle piazze spagnole”.

Gli attivisti sono accusati per un reato da poco introdotto nel Codice penale, l’articolo 264 sull’“interruzione del sistema informatico”. Secondo gli inquirenti spagnoli i tre arrestati avevano coordinato già diversi attacchi ai siti della Giunta Elettorale Centrale, della polizia catalana dei Mossos d’Esquadra e dei sindacati Ugt. Le azioni sarebbero state anche contro siti internazionali, mandando in tilt le pagine web del governi di Libia ed Egitto e dell’italiana Enel. Gli hackers spagnoli sono stati rimessi subito in libertà, ma li attende il processo. Rischiano da 6 mesi a 3 anni di carcere.

Gli Anonymous non sono nuovi ad azioni su Internet: di solito il sito obiettivo dell’attacco viene invaso con richieste di informazioni fino a che il server collassa. Oltre a sostenere le rivolte arabe, gli Anonymous hanno fatto irruzioni lo scorso anno per difendere Wikileaks: la rappresaglia degli hackers è scattata contro Amazon, Paypal, MasterCard, Visa e la banca svizzera PostFinance, che avevano sospeso la collaborazione con il sito di Assange per allinearsi con Washington. L’ultima azione in ordine di tempo conosciuta dei “pirati del web” è stata, lo scorso aprile, l’offensiva contro i siti della Sony. Un attacco che ha costretto la società a interrompere il servizio della pagina della Playstation. Il danno, lamenta la Sony, è stato di 120 milioni di euro.

di Cristina Artoni