Luglio 1968: durante una pausa di registrazione del White Album, i Beatles se ne vanno in giro a Londra per un servizio fotografico, in occasione di quello che verrà ricordato come il Mad Day Out. Tra i luoghi scelti per i ritratti, la chiesa e il giardino della St. Pancras Old Church, antico angolo della capitale dall’atmosfera “gotica”, seminascosto dall’evoluzione improvvisa della città.

Nel cimitero annesso alla chiesa – dove Mary Shelley, autrice di Frankenstein, diede sulla tomba della madre il primo bacio al futuro marito, il poeta Percy B. Shelley – incontriamo il 26enne Ben, che ci fa da guida. Attraverso mille suggestioni, il nostro amico ci introduce a un tema che solitamente non si associa alla città di Londra: quello della spiritualità.

È proprio Ben il protagonista del secondo episodio di London Diaries. L’ho conosciuto nel suo periodo di studi in Italia, dove è stato il mio insegnante di inglese a Bologna, mentre adesso è “assistente pastore” nella parrocchia di Saint Pancras. Gli ho chiesto semplicemente di raccontarmi le ragioni della sua scelta.

Nulla, mi ha spiegato Ben, lasciava presagire la strada religiosa che ha poi intrapreso, se non il costante desiderio di aiutare gli altri. Mentre stava compilando una richiesta per andare ad insegnare in Africa, Ben capita per caso sul sito web della Chiesa anglicana, e racconta di aver sentito come “un pugno nello stomaco”. Insomma, si convince che quello è il “lavoro” a cui si sente chiamato.

Un lavoro, sì, oltre che una missione. Anche se non siamo abituati a ragionare in questi termini, nella cultura anglosassone non viene mai nascosto l’aspetto professionale e pratico della vita religiosa. Un tratto che emerge particolarmente nella funzione sociale del pastore. Che si concretizza nella capacità di aggregare una comunità. Così, nella metropoli la parrocchia rappresenta un luogo di coesione, dove i fedeli si fermano per stare insieme al termine della funzione, e i bambini giocano tra loro.

In questo modo ho capito come Ben – che pur aveva una vita perfettamente soddisfacente prima di abbracciare la vita religiosa – ha fatto la sua scelta. Lui la spiega citando il poeta e giornalista Sir John Betjeman, in una frase che illumina il senso della sua vocazione: “Turning round. From chaos to a love profound.” (Una trasformazione: dal caos ad un amore profondo).

È così che Londra, inaspettatamente, è capace di raccontare anche questa storia.

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di Anna Bianco, regista italiana a Londra