I capigruppo del Pdl al Senato e alla Camera, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto

Spostare i ministeri da Roma a Milano? E’ scontro tra Pdl e Lega. A tentare di mettere tutti d’accordo ci pensa il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ieri in serata ha dichiarato: “Ci sono già a Milano dipartimenti delle opere pubbliche e del provveditorato scolastico, penso che non ci sia nessuna difficoltà a che alcuni ministeri possano venire a Napoli e in altre città anche del Sud e che potranno essere in grado di lavorare conoscendo da vicino le situazioni”. Nel corso della giornata di ieri diversi esponenti del Pdl si sono espressi contro la richiesta della Lega di decentramento ministeriale dalla capitale al Nord. Mentre gli amministratori del Sud rivendicano un ministero anche per loro. Doveva essere “una sorpresa”, annunciata dal ministro leghista della Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli, in vista del ballottaggio tra il sindaco Letizia Moratti e il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia. “Sosterremo la Moratti – ribadisce il leader della Lega, Umberto Bossi – ma deve fare molto meglio del passato”. Dal Pdl però, non ci stanno. Il trasferimento porrebbe dei “complessi problemi istituzionali”, frenano i capigruppo Pdl, Maurizio Gasparri Fabrizio Cicchitto. Meglio organizzare conferenze periodiche tra il capoluogo lombardo e la capitale e lasciare le sedi istituzionali dove sono. Ma da Bossi non è arrivata nessuna ritirata.

“Parola data non torna indietro – dichiara il leader del Carroccio – sulla questione dei ministeri Berlusconi è d’accordo e i ministeri verranno”. Anzi, specifica, “non è mica detto che si tratti solo dei ministeri mio e di Calderoli, arriverà a Milano un ministero enorme dove si fa l’economia”. Nel pomeriggio di ieri, da un banchetto alla periferia di Milano, è partita la raccolta firme ufficiale per il decentramento ministeriale. ”Io sono abituato che nel partito decide Berlusconi – aggiunge Calderoli- e lui ci ha detto di sì, a me basta”. A chi non basta sono evidentemente la presidente della regione Lazio, Renata Polverini, e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che hanno chiesto un incontro urgente al premier per avere chiarimenti. E il primo cittadino della Capitale aggiunge, rivolto al Senatur: “Così si metterebbe in discussione ogni equilibrio e ogni intesa”.

Le critiche dal Pdl alla proposta leghista in giornata sono piovute da tutti i lati. Da membri del governo come il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che dichiara: ”Non è importante dove è un ministero, l’importante è cosa fa”. E ricorda: “Pochi sanno che il mio ministero ha già una sede a Milano presso la caserma di piazza Novelli: io ho là il mio ufficio ma non ho fatto per questo un annuncio particolare”. L’idea non dispiace invece al governatore della regione Lombardia, Roberto Formigoni, che però ammette: “E’ complesso e non è la richiesta più pressante dei nostri imprenditori e dei nostri ceti produttivi”. Una dichiarazione che si attira le ire leghiste. “Formigoni stia zitto – risponde Bossi – è stato eletto con i voti della Lega, Milano ci guadagnerebbe troppo perché possa permettersi di dire no”. E Stefano Galli, capogruppo del Carroccio nel consiglio regionale lombardo, aggiunge: ”Se davvero Formigoni vuole favorire la Moratti farebbe meglio a tacere”. Soffiando sulla polemica, Galli prende le distanze dal movimento di Cl, a cui Formigoni appartiene, e sottolinea: “La Lega Nord punta, con ottime percentuali di successo, a raggiungere il cuore e la testa della gente. Gli esponenti di Comunione e Liberazione, a quanto pare, mirano invece agli interessi”.

Il progetto di decentramento ministeriale ha poi avuto l’effetto di scatenare le rivendicazioni degli amministratori del Sud. Lo spostamento dei ministeri “non è uno scandalo” per il presidente Pdl della regione Campania, Stefano Caldoro. Ma con una postilla: “Bisogna farlo con equilibrio e quindi quando si parla di Milano bisogna parlare anche di Napoli“. E da Forza del Sud – che appoggia il governo – avvertono: il movimento proporrà la sua raccolta firme, sul modello leghista, “per decentrare tre ministeri, uno a Napoli, l’altro a Bari e il terzo a Reggio Calabria“, spiega il presidente Pippo Fallica. Che fuori dalle provocazioni conclude: “Per noi l’Italia è una sola, la sua capitale è Roma e solo lì devono stare tutte le istituzioni di governo nazionale”.

Lo scontro interno Lega-Pdl piace all’opposizione, soprattutto in vista del ballottaggio nel capoluogo lombardo. “Un fuoco di sbarramento” per il deputato Pd Michele Meta, secondo cui “per la Moratti le cose si complicano”. “La maggioranza ha fatto un ridicolo autogol” commenta Francesco Pasquali, capogruppo Fli per il Lazio. E ancora nel Terzo polo c’è chi, come Savino Pezzotta dell’Udc, si sente preso in giro. E, nonostante la scelta di non indicare candidati da sostenere al ballottaggio, chiede ai milanesi “di stare attenti a come votano”. E all’interno della maggioranza qualcuno ha già capito. “Il centrodestra ha il problema di conservare sangue freddo ed evitare colpi di testa da qui ai ballottaggi di domenica prossima – ha spiegato il vice presidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli -. Gli elettori si convincono per le poche, essenziali cose ben fatte e per quelle che potranno fare i futuri sindaci”.