Cronaca | di Thomas Mackinson | 12 maggio 2011
Moratti rilancia le accuse a Pisapia. Ma tra i due candidati a Milano è lei la condannata
Nel 2010 la Corte dei Conti l'ha costretta, in Appello, a pagare 125mila euro per la vicenda degli incarichi d'oro. Sempre l'anno scorso è arrivata la sentenza della Corte dei Conti del Lazio per un contratto inutile siglato quando era ministro dell'Istruzione
Sì, perché se la fedina di Giuliano Pisapia e di Manfredi Palmeri resta specchiata, è proprio quella della “moderata” Letizia ad avere due vistose macchie. Due condanne collezionate in epoche diverse per aver sprecato soldi pubblici attribuendo consulenze e incarichi ad amici e conoscenti violando le leggi che regolano la materia. Proprio a Milano la Corte dei Conti l’ha condannata due volte insieme ad alcuni membri della giunta di centrodestra per “danno erariale con colpa grave”. La vicenda è quella dei cosiddetti “incarichi d’oro” che risale al 2006. Prese le leve del comando a Palazzo Marino la Moratti fa assumere sei persone come dipendenti (e con gli stipendi dirigenziali) senza verificare le loro competenze né la presenza nell’ente pubblico di analoghe capacità. Uno spoil system che premia i manager esterni e allinea il Comune a un’azienda privata. Il danno dell’operazione, in primo grado, era stato calcolato in 887mila euro, poi ridotto nel processo di Appello che si conclude quattro anni dopo (9 gennaio 2010) con la conferma della condanna e la richiesta di 125mila euro di risarcimento. Una cifra certo simbolica per la moglie del magnate che spende sei milioni di euro e più per la campagna elettorale ma non meno importate sul fronte politico-giudiziario.
C’è poi una seconda inchiesta ha travolto la Moratti nei panni di primo cittadino. Si tratta dell’indagine su 80 contratti di consulenza e presunte azioni di mobbing per i quali il 29 novembre del 2007 erano stati indagati Letizia Moratti e quattro ex dirigenti dell’amministrazione comunale. A indagare sono ancora i magistrati contabili che infliggono una condanna a risarcire l’erario comunale per 261mila euro per il danno che avrebbero provocato all’erario nell’assegnare ben 80 consulenze in modo del tutto arbitrario e violando ancora una volta la normativa in materia. Finisce invece con una archiviazione la parte penale di questa vicenda. L’accusa per la Moratti era di abuso di ufficio. Ma le parole scritte nere su bianco due anni dopo (27 agosto 2010) dal Gip Maria Grazia Domanico lasciano zone d’ombra sull’operato del primo cittadino che viene definito ancora una volta “grave e colposo”: «Si deve ritenere che le modalità di rimozione dei dirigenti, per quanto censurabili sotto diversi profili, non abbiano travalicato il limite dell’illecito penale».
Non è la prima volta che Letizia scambia un ente pubblico per un’azienda privata. Quando era Ministro dell’Istruzione aveva già incassato una condanna e una richiesta di indennizzo. Nel 2001 infatti aveva affidato alla società mondiale leader nei servizi di revisione-fiscalità-advisory uno studio da 180mila euro per l’accorpamento dei ministeri della pubblica amministrazione e ricerca. Un incarico che la Corte dei Conti del Lazio ha ritenuto del tutto inutile visto che uno studio sulla “fusione” era già stato condotto internamente. In pratica, un’altra consulenza esterna non necessaria. Risultato: il 20 aprile 2010 è stata condannata a risarcire l’importo del contratto da 50mila euro.





