Skip to content


Sei in: Il Fatto Quotidiano > Blog di Antonio Armano > Lilin, la bufal...
I blog de IlFattoQuotidiano.it
Antonio Armano
Giornalista e scrittore

Lilin, la bufala che venne dal freddo

Girando per l’Est Europa capita d’imbattersi in prodotti italiani improbabili tipo il “Lambrusco Bianco Brut”, roba da esportazione che si può dare a bere solo a qualche straniero. Succede per i generi alimentari o la moda ma non s’era mai visto in letteratura finché Einaudi nel 2009 ha pubblicato Educazione siberiana di Nicolai Lilin, cognome che ricorda pseudonimi come Stalin o Lenin e in russo suona artefatto. Da allora il romanzo di formazione (criminale) ambientato in Transnistria è stato tradotto in diversi paesi – guarda caso non in Russia – e Gabriele Salvatores ne sta facendo un film con cast internazionale e riprese in Siberia.

“Vista la storia avremmo dovuto girare in Transnistria. E’ una regione in cui sono state deportate nel passato moltissime comunità criminali, ogni gruppo controllava una zona. Oggi resta una terra pericolosissima, è impossibile girare là”, ha spiegato il regista. In effetti si tratta d’uno stato non riconosciuto dall’Onu, oltre il fiume Dnestr, un buco nero in territorio Moldavo, che nel ’90 s’è dichiarato indipendente, e dove transitano i traffici più loschi. Quanto alle comunità criminali deportate, Salvatores s’è bevuto le bufale di Lilin. E non solo lui: dopo avere letto le bozze del romanzo, Roberto Saviano ha voluto incontrare il giovane scrittore – allora viveva in una cascina sperduta del cuneese e si guadagnava da vivere come tatuatore – e ha (involontariamente) propinato ai lettori di Repubblica la storia romantica del migrante che discende dall’etnia criminale degli urca, sopravvissuta nella foresta siberiana, perseguitata dai comunisti e deportata da Stalin in massa nella Transnistria.

Anna Zafesova della Stampa è andata laggiù per scoprire che la base storica del romanzo non sta né in cielo né in terra. E sul sito dell’associazione Anna viva, dedicato alla Politkovskaja, il giornalista Andrea Riscassi racconta d’una presentazione al Babel Festival di Bellinzona dove Lilin è stato sbugiardato da una russa. Anche all’estero, con le traduzioni, qualcuno ha iniziato a farsi delle domande. Michael Bobick, antropologo americano che sta compiendo ricerche in Transnistria, ha pubblicato sul sito Transitions un articolo dove attacca il romanzo: gli urca non sono un’etnia ma una categoria criminale generica, nessuno veniva deportato dalla Siberia, casomai in Siberia! E Bender, la città dove Lilin è nato nell’80 e ha ambientato il libro, è molto più tranquilla della capitale della Transnistria, Tiraspol, contrariamente a quanto scritto.

In breve: Educazione siberiana è una sfilza di luoghi comuni del “criminale onesto” del tutto privi di credibilità: basta aprire qualche pagina a caso e si trovano cose improbabili, tipo che negli anni ’50 in Urss non si potevano più tenere i matti in casa e così molte famiglie per non doverli mandare in manicomio sono emigrate in Transnistria dove i criminali siberiani, per tradizione, li trattavano molto bene e li chiamavano “Voluti da Dio”! Vuoi vedere che pure il buon Basaglia era un urca?

Imperterrito, Lilin ha continuato a recitare la parte dello scrittore-canaglia ostentando una pistola e sostenendo di essere in pericolo di vita per far provare qualche brivido alla groupie letteraria di turno. Di più. Si è trasferito a Milano, dove ha aperto il centro culturale Kolima, e ha pubblicato un secondo romanzo, Caduta libera (sempre Einaudi), ambientato in Cecenia: non solo ha un passato da giovane criminale siberiano ma i russi l’hanno pure costretto a combattere nel Caucaso come cecchino e poi – come ha rivelato a Rolling Stones, tatuando l’intervistatore – ha prestato servizio in altri scenari come l’Iraq per conto di un’agenzia israeliana! Ma come può un cittadino della Transnistria (Moldavia) essere costretto dai russi a combattere in Cecenia? Il 21 maggio Lilin incontrerà Arkadij Babchenko al Festival “èStoria” di Gorizia. L’autore della Guerra di un soldato in Cecenia (Mondadori) è meno fotogenico ma la guerra l’ha fatta davvero e la sua foto che compare sul Guardian è autentica: quella di Lilin armato fino ai denti su Oggi sembra creata ad arte per il lancio.

Del resto che poteva raccontare per sfondare in Italia: che ha fatto il militare a Cuneo?


Gentile utente, ti ricordiamo che puoi manifestare liberamente la tua opinione all'interno di questo thread. Ricorda che la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 22 alle 7 e che il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500. È necessario attenersi ai Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evita gli insulti, le accuse senza fondamento e mantieniti in topic. Ti comunichiamo inoltre che tutti commenti andranno in pre moderazione e che verranno pubblicati solo i commenti provenienti da utenti registrati. La Redazione