E’ un periodo in cui avrei bisogno di un boccaglio: sono costantemente in apnea. Ho deciso di lasciare il cosiddetto posto fisso per imbarcarmi nella cosiddetta libera professione. Attualmente sono immersa nella fase di passaggio: gestisco entrambe le cose, collezionando stress e figuracce.
Ovviamente la maggior parte delle persone che conosco mi guarda come fossi una cosiddetta pazza e aliena e in molti si chiedono ancora se non sia solo un modo per tentare un suicidio creativo. Io invece sono felice e mi sento forte delle mie (ponderatissime) decisioni. Il mio compagno è felice e mia figlia ci guadagnerà in flessibilità del tempo da trascorrere con la sua mamma, per ciò va bene così.
Ma in tutto questo caos che è la mia vita professionale, attualmente, ho imparato a leggere mail, giornali, proclami elettorali, proposte politiche in tempi record. Potrei tenere dei corsi di “affastellamento” di parole, lettera veloce, over flow informativa.
Ieri, mentre mangiavo il panino, in una delle mie ultime pause-pranzo-aziendali,  mi sono succhiata dai giornali le novità che riguardano il territorio, componendo un’opinione in tempi più rapidi che se me l’avessero iniettata in vena. Al passo con questi tempi in cui le notizie, le informazioni e anche le opinioni devono essere tutte e subito, masticate e digerite alla velocità della luce.
Potrei quasi tirare un sospiro di sollievo.
Tra un tortellino e una lasagna, questa città è più generosa di altre con le sue cittadine.
Tutta questa longevità non giova però a facilitare la vita delle stesse: i nidi chiudono, le rette delle Materne aumentano in corso d’anno, l’occupazione femminile in Italia è la più bassa d’Europa e molte donne sono talmente demotivate che hanno perfino smesso di cercarlo il lavoro.
Il nodo professione-maternità resta cruciale anche nella nostra regione, come dimostra la notizia della donna che si è vista rifiutare un posto alla Asl (sudatissimo, visto che era arrivata prima al Concorso) perché in stato di gravidanza.
E allora: cosa ci dovremmo fare con tutto questo tempo che ci avanza?

Per fortuna a sostenere i nostri bisogni e le giuste richieste di un mondo in cui gli stereotipi di genere non siano all’ordine del giorno, com’è invece questo, un mondo in cui non si debba sempre liquidare le riflessioni sul femminile in una lotta tra appartenenti allo stesso genere (leggete cosa è successo a Lorella Zanardo, autrice de “Il corpo delle donne”, in un agguato teso dalla redazione di “Striscia la Notizia) ci sono i politici.
E qui in Emilia-Romagna ne abbiamo tantissimi. Mentre mangiavo a grandi falcate il mio panino ho scoperto che siamo la Regione con più politici e aspiranti tali in Italia.
Se non sei tu, è senz’altro il tuo vicino.
Sono rimasta con il caffè in punta di dita a leggere e pensare, per cercare di capire se la cosa mi
spaventasse più di quanto non mi rassicuri.
Di certo ho capito perché in questo periodo si ha l’impressione che facebook sia stato invaso solo da candidati politici. Non passa giorno che sulla mia bacheca non spuntino proclami elettorali o non becchi la foto di qualche conoscente farcita con un simbolo di Partito, a dimostrare che anche lui sta “lavorando” per la comunità.
Da qualche giorno, sono sincera, ho smesso di leggere le mail che mi arrivano da questo o quel candidato, da questa o quella coalizione. Mi sono impegnata, ci ho provato tantissimo, ma non è facile stare dietro a tutti gli eventi, le convention, le proposte che arrivano.
Le elezioni si avvicinano e spero solo di aver preso la decisione più giusta. Spero solo che in tutto questo pieno di informazioni io non mi sia persa qualcosa, non mi sia finita nello spam qualche idea geniale di un candidato che non voterò solo perché ha sbagliato nella scelta dell’ “oggetto” della mail.
Ad ogni modo, andrà come andrà, faccio parte della schiera di quelli che credono che la Politica la dobbiamo fare tutti, tutti i giorni, come cittadini attivi e l’alto tasso di politici professionali della regione, in qualche modo dimostra che ho ragione.
Quindi, donne di Bologna, visto che abbiamo più tempo delle altre: rimbocchiamoci le mani per portare il nostro personale, particolare, non stereotipato contributo alla Società.
E se anche voi – come me – credete che sia giunto il momento di far sentire la voce della pluralità dei femminili, in barba alle posizioni dualistiche che tenta di affermare una certa cultura, andate a portare un segno di sostegno a Lorella Zanardo che con il suo documentario ha avviato un progetto di smascheramento delle logiche di comunicazione che – a quanto pare – spaventa molti soggetti attivi nel promuovere l’attuale pensiero univoco.

Io ora vado a vivere i miei restanti 200 anni.