Una volta si chiamavano gruppi di ascolto. Oggi, nel 2011, si chiama Social Tv. Esatto, perché dietro questa locuzione che ad alcuni può apparire un po’ oscura, non si nasconde altro che il rito decennale di commentare quello che accade nel piccolo schermo, ma in salsa “web 2.0”.

Di gran moda già da qualche tempo negli Stati Uniti, questa pratica sta muovendo i primi passi anche in Italia. Basta connettersi con Facebook o Twitter durante Annozero, Ballarò o una partita di calcio decisiva per lo scudetto, per veder scorrere sotto i propri occhi numerosi commenti su quello che gli utenti stanno vedendo: con tanto di status, replies e retweet.

Il fenomeno si è reso evidente soprattutto con l’ultimo Festival di Sanremo. Da sempre emblema della cultura nazionalpopolare e trasmissione perfetta per la visione di gruppo, il festival della musica italiana lo scorso febbraio ha dato luogo ha una miriade di commenti, post e tweet, portando gli ”hashtag” (o tag di Twitter) di riferimento della kermesse sanremese ai vertici della classifica italiana.

Soprattutto tra i più giovani è un fenomeno in crescita. Il Notebook sulle ginocchia o lo smartphone in mano, accompagnano sempre più la visione di quello che una volta era conosciuto come il focolare domestico.

Ma non è solo un gioco o un divertimento. Anzi. Già esistono delle App per la “Social Tv”. MisoGetGlue su tutte. Un po’ come accade per i programmi di geo-localizzazione come Foursquare, questi strumenti permettono ai telespettatori di fare il “chek-in” sui loro programmi tv preferiti e commentare in tempo reale la trasmissione che stanno vedendo, condividendo questa operazione con propri amici su Facebook o con i follower su Twitter.

Secondo uno studio di Deloitte i tweet riguardanti l’universo televisivo sarebbero nell’ordine del milione. E infatti, a riprova dell’importanza del fenomeno, sono già nati i primi strumenti di misurazione della “social TV”. Trendtt, per esempio, stila delle vere e proprie classifiche di popolarità di fiction, talk e show televisive aggregando  i chek in di Miso e GetGlue, i tweet e i post pubblici di Facebook. Non solo, ora si è in grado di calcolare anche quali sono i personaggi che “tirano di più” o che più fanno discutere valutando anche il “sentimento” positivo o negativo che lo show ingenera nei navigatori. Secondo alcuni si va delineando l’embrione di un nuovo Auditel, più complesso, ma più vicino anche all’antico e mai dimenticato “indice di gradimento”.

Negli States, comunque, sulla social tv puntano, anche economicamente. Google ha acquisito Fflick per la somma di 10 milioni di dollari; si tratta di uno strumento che servirà al colosso di Mountain View per convertire le abitudini web dei navigatori in preferenze televisive. Per esempio se avete condiviso un video di un determinato film, o siete iscritti alla pagina fan di una serie, potreste essere interessati a vedere quel film o quella serie sulla tv di Google.

Secondo Ynon Kreiz, Ceo di Endemol, la Social Tv sarà qualcosa di grandioso, in grado di ridefinire i parametri dell’attuale mondo broadcaster: chi riuscirà a spingere l’audience ad interagire, condividere e parlare di Tv sarà lo “Steve Jobs” della nuova generazione.  Parliamoci chiaro: esiste un modo più efficace per studiare l’audience di un programma tv a fine pubblicitari? Quali vantaggi avranno i broadcaster rispetto alla finissima targettizzazione dei telespettatori che permettono i social network ad iniziare da Facebook?

Anche la possibilità di fidelizzazione è enorme: premi, virtuali e meno, per i fans più costanti, chat con i protagonisti degli show, possibilità di gestire le community: una comunicazione a 360 gradi, ma bidirezionale che permetterà un coinvolgimento eccezionale degli utenti, che fino a ieri erano costretti sul divano a subire, senza reagire, lo stimolo catodico.

Infine, la social Tv si sta evolvendo anche in format Tv. Dopo le rivoluzioni del sud del Mediterraneo, rese possibili proprio da Internet e dai social media, Al Jazeera English ha deciso di lanciare un nuovo programma basato sul contributo degli utenti. Il nome dello show è “The Stream”: l’obiettivo è raccontare le storie anche e soprattutto grazie ai tweet, ai post e ai video segnalati dai telespettatori attraverso i social network. Il programma, partito in beta solo sul web, dal 2 maggio è trasmesso anche sul canale satellitare.

Qualcosa si muove anche in Italia: Current, la televisione di Al Gore, in Italia trasmessa sul bouquet di Sky, sta cercando di aggiungere un “livello social” ai suoi programmi. Infatti, durante Il Tritacarne, il nuovo programma condotto da Giuseppe Cruciani,  una grafica studiata appositamente invita i telespettatori a commentare il programma, suggerendo l’hashtag con cui twettare.

di Marco Esposito