“Devo essere prosciolto” perché negli atti c’è un “gravissimo” errore: una telefonata con Ruby attribuita “casualmente o fraudolentemente” a me e invece fatta a Lele Mora. Il direttore del tg4, Emilio Fede, convoca la stampa per difendersi dalle accuse e illustrare gli elementi rinvenuti dai suoi legali nelle carte dell’inchiesta sul caso Ruby in cui Fede è indagato per induzione e favoreggiamento di prostituzione di ragazze maggiorenni e della minorenne Ruby quando aveva 17 anni. Nei tabulati, infatti, la telefonata partita dal telefono di Ruby alle 16 il 14 febbraio 2010 è stata attribuita a Fede e non al vero titolare del numero, cioè Mora. ”Esamineremo con grande scrupolo le deduzioni delle difese – è il commento asciutto del procuratore della repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati – ma i processi si fanno nelle aule di giustizie”. Ribatte Gaetano Pecorella, uno dei legali di Fede: “I processi debbono farsi certamente nelle aule dei tribunali, ma nel rispetto della par condicio. Come si spiega che per settimane siano apparsi sui giornali atti che certamente le difese non avevano interesse a diffondere attraverso la stampa?”.

“Non ho nulla da scaricare su nessuno. Non scarico su Mora, se ha delle colpe le pagherà”, ha detto il giornalista durante la conferenza stampa nello studio l’altro legale di Fede, Nadia Alecci. “Il mio diritto è essere prosciolto, io mi difendo da me con la realtà dei fatti”. Fede ha inoltre più volte ripetuto di non aver portato la giovane marocchina Ruby ad Arcore, di non averla invitata nella residenza del premier. “Ma di quali reati penali devo rispondere?”. Il direttore del Tg4 ha spiegato di essere “amareggiato” per “i pugni in faccia presi dai miei colleghi”. “Sono più vittima di una certa stampa che non della giustizia”, ha affermato.

Secondo i legali, Alecci e Pecorella, l’errore trovato nei tabulati sarebbe fondamentale e giustifica la richiesta di archiviazione della posizione di Fede. “’C’è stata una grave carenza da parte della Procura di Milano perché questa telefonata, per l’accusa, è stata l’origine di tutto e non si è preoccupata di fare le verifiche”, hanno detto. “C’è stata una alterazione non so se casuale o voluta”, ha detto Pecorella. I due legali hanno inoltre ricordato che come risulta dai tabulati il primo contatto tra Fede e Ruby è avvenuto il 26 aprile successivo: “La telefonata è durata 9 secondi il che vuol dire che non c’è stata risposta”, così come non ci sarebbe stata risposta alle altre 11 telefonate che risultano agli atti dell’indagine. “I pm – ha sottolineato l’avvocato Alecci – hanno depositato 25/30 mila pagine e hanno voluto fare un’indagine, la più ampia possibile, ma nessuno ha mai voluto indagare come e perché e con chi Ruby si è soffermata a Milano. Questa la dice lunga sull’inchiesta”.

Fede ha inoltre ribadito le circostanze in cui ha conosciuto Ruby al concorso di bellezza che si svolse in Sicilia nel settembre 2009. “Fui intenerito da quella ragazza che disse di sognare il matrimonio e di voler fare il carabiniere”. Una circostanza, quest’ultima, che lo colpì in modo particolare pensando al padre, che era un militare dell’Arma. “I sogni di quella ragazza mi sembravamo meritevoli di attenzione, come sarebbero stati per chiunque”. Da quel momento, ha aggiunto il direttore del tg4, non l’ha piu’ rivista, fino all’ormai celebre San Valentino del 2010 ad Arcore. Secondo la procura, invece, il concorso fu il primo contatto tra Ruby e Fede, che avrebbe poi portato la ragazza ad Arcore.