Il Pdl, per non perdere la faccia, ha chiesto l’espulsione di quei ragazzi un po’ così, fotografati a Vicenza il giorno della Liberazione, con la bandiera della Repubblica sociale e il braccio teso. Probabile che non basti per placare le polemiche. Anche perché i giovani ritratti in quella foto godono (o godevano) di padrini politici di tutto rispetto. In primis l’assessore del Pdl all’Istruzione della regione Veneto, Elena Donazzan, mica l’ultima arrivata. E poi nelle foto c’è quell’Alessandro Benigno che è coordinatore provinciale della Giovane Italia (movimento giovanile del Pdl) e di Donazzan è quasi un figlioccio. Tanto che l’assessore continua a difendere lui e i suoi compari. E sulla polemica interviene anche la Lega. In una regione in cui gli attriti tra Carroccio e Pdl non sono solo una questione di foto e saluti romani.

Quello che è successo è molto semplice, forse neppure stupefacente, visti i nomi e cognomi in gioco. Si tratta di un saluto romano, con tanto di bandiera della Repubblica Sociale Italiana, immortalato da alcuni ragazzi di Vicenza in una foto che, postata su facebook, ha fatto presto il giro della rete scatenando reazioni sconcertate. A desta e a sinistra, ma soprattutto nella Lega. La foto è stata scattata il 25 aprile, quando le nuove leve del Pdl hanno festeggiato la Liberazione a modo loro, ossia partecipando assieme all’assessore Donazzan, alla messa in ricordo delle vittime della Foiba “Bus de la Spaluga”, nel Vicentino.

Donazzan – dice – non avrebbe mai posato per uno scatto simile, con il braccio teso e il tricolore di Salò. “E lì non c’ero, me ne ero già andata”. Però non ci sta a vedere “i suoi ragazzi” alla gogna per quella che “è stata soltanto una provocazione futurista, una goliardata”. Se proprio bisogna prendersela con qualcuno, spariglia l’assessore, quel qualcuno “è semmai il sindaco di Vicenza Achille Variati (Pd), che dal palco del 25 aprile ha usato parole durissime contro questi ragazzi, che lui vuol vedere ad ogni costo nostalgici fascisti, anche se non lo sono. E così loro, prendendolo in giro, lo hanno accontentato, mettendosi in posa”. La Donazzan, madrina della Giovane Italia, aveva espresso anche in precedenza la sua personale visione sul 25 aprile, definendola una “festa non di tutti” e giurando di non celebrarla “fino a che non saranno rispettati tutti i morti, non solo quelli della Resistenza”.

La spiegazione però non convince e apre anche una spaccatura all’interno dello stesso centrodestra veneto. “Le parole dell’assessore Donazzan, che a ogni 25 aprile dà sfogo ai suoi rigurgiti fascisti, sono francamente vergognose, e sono tanto più inaccettabili perché pronunciate da un esponente politico di un territorio, quello Bassanese, che è stato teatro di crimini atroci compiuti dai nazifascisti come il noto eccidio di Viale dei Martiri”, ha dichiarato l’europarlamentare della Lega Nord Mara Bizzotto da Bassano del Grappa. “Faccio una semplice domanda alla Donazzan: lei sta dalla parte del Boia di Bassano o dalla parte dei partigiani e delle vittime innocenti di viale dei Martiri? Lei sta dalla parte della barbarie nazifascista o dalla parte di chi ha combattuto per la libertà?”.

Ma ora è atteso Luca Zaia, che per il momento ha aspettato sornione l’evolversi della situazione. Anche perché il governatore e Donazzan non sono mai andati d’accordo. Anzi. Quasi una guerra fratricida all’interno della coalizione che guida il Veneto. Con la Donazzan che più di una volta si è messa contro il governatore. L’ultima volta sulla votazione della giunta in merito agli ottantamila metri quadri di terreno di proprietà di un senatore leghista, Alberto Filippi, che sono diventati edificabili e destinati all’ennesimo centro commerciale nel Vicentino. Il dissenso dell’assessore del Pdl Donazzan fu più che plateale: al momento del voto in giunta se n’è andò. E Zaia, senza giri di parole, il giorno stesso disse che “in giunta non esistono obiettori di coscienza. O si vota a favore oppure si fanno mettere a verbale i motivi del no o dell’astensione. Una terza opzione non esiste”.

Zaia non vede l’ora di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. E la vicenda del saluto romano potrebbe essere il pretesto giusto. Zaia per il momento ha aspettato sornione l’evolversi della situazione, ma ora potrebbe prendere provvedimenti. Anche perché non si tratta solo di braccia tese, ma di governo e di un assessore che gli ha sempre remato contro.

di Emiliano Liuzzi e Ferruccio Sansa