La sede della Securities and Exchange Commission (Sec) a Washington

Si chiama Ftc Capital GmbH, è un fondo speculativo (hedge fund) con base a Vienna e, nonostante il sostanziale anonimato che lo circonda, potrebbe assumere presto una diffusa celebrità. Come capostipite di un procedimento legale capace di scatenare una battaglia di proporzioni potenzialmente enormi. Venerdì i suoi avvocati hanno presentato una denuncia formale presso una corte federale di New York accusando alcuni big della finanza mondiale di aver danneggiato i propri clienti, che operano nei mercati degli eurodollar futures (titoli derivati utilizzati per “scommettere” sull’andamento dei tassi di interesse), attraverso una colossale manipolazione di mercato. Con una ricaduta potenziale da 360 mila miliardi di dollari.

A rivelare la notizia è stato il Wall Street Journal, lo stesso quotidiano che, nei giorni scorsi, aveva reso nota in esclusiva l’esistenza di un’inchiesta congiunta del Dipartimento di giustizia e della Securities and Exchange Commission (Sec) degli Stati Uniti. Nel mirino degli inquirenti erano finite nientemeno che le relazioni periodiche sul costo del denaro dei grandi nomi del sistema bancario. Istituti di enorme portata come Bank of America, Citigroup e Ubs, unitamente ad altri di cui non si era fatto il nome. Tutti sotto inchiesta per un’ipotesi di reato a dir poco inquietante: la manipolazione, attraverso la costituzione di un cartello, dei dati sul Libor, il tasso di riferimento calcolato a Londra.

Tra il 2006 e il 2008, sospettano gli inquirenti, gli istituti si sarebbero accordati per sottostimare i costi sostenuti per acquisire i prestiti sui capitali determinando così una manipolazione del Libor stesso, il cui valore è calcolato di volta in volta base ai report presentati proprio dagli istituti. Una mossa capace di determinare un vantaggio per le banche penalizzando al tempo stesso chi erogava i prestiti sui capitali ottenendo un interesse più basso rispetto a quello che un mercato più trasparente avrebbe garantito. Gli istituti, in altri termini avrebbero continuato a ricevere denaro ad un prezzo più basso mostrandosi, al contempo, più solidi di quanto non fossero. Ma il problema non si esaurisce qui. Perché siccome l’ammontare dei titoli indicizzati sul Libor è a dir poco enorme, a farne le spese lavorando su dati sottostimati sarebbero stati tutti gli operatori di mercato coinvolti nell’immenso magma finanziario. Il controvalore dei prestiti calcolati sul Libor ammonta a 10 mila miliardi. Quello dei titoli derivati vale 35 volte tanto. Fatti i conti si tratterebbe di un mercato complessivo da 360 mila miliardi di dollari (sei volte il Pil globale) completamente alterato a partire da un vizio originale.

“Se il Libor fosse stato stimato in modo corretto, i miei clienti non avrebbero avuto un danno nelle operazioni sul mercato eurodollar” ha dichiarato al Journal David Kovel, l’avvocato che presiede la causa di Ftc. Kovel non ha fornito dettagli sulle operazioni contestate e non ha specificato, per ora, alcuna stima sull’ammontare dei danni. E’ noto, comunque, che il numero delle banche coinvolte risulta considerevole. Nell’istanza presentata al tribunale compaiono infatti Credit Suisse, Bank of America, J.P. Morgan, HSBC Holdings, Barclays, Lloyds, West LB, Ubs, Royal Bank of Scotland, Deutsche Bank, Citigroup e Norinchukin Bank.

Tra le banche, per ora, regna il silenzio e chi rilascia dichiarazioni si affretta a liquidare la causa come priva di fondamento. Ma i sospetti restano anche richiamando alla memoria lo scetticismo espresso tre anni or sono da alcuni economisti della Banca dei regolamenti internazionali che, all’epoca, avevano espresso una certa perplessità sulla correttezza dei dati resi noti dagli istituti. Di certo si sa che l’azione di Ftc potrebbe dare il via a una serie di iniziative analoghe. Dando vita, in caso di sentenza favorevole, a cause di risarcimento di proporzioni colossali. Una prospettiva per ora lontana. Ma che non può essere esclusa.