Ruby si confessa, per l’ennesima volta, attraverso un’intervista al settimanale Oggi. Ma per la prima volta motiva la sua decisione di non costituirsi parte civile nel processo di Milano. “L’ho deciso perché non mi sento parte lesa. Parte lesa dai pm”. Dichiara a Oggi. Poi la giovane marocchina conferma di aver ricevuto dei soldi da Silvio Berlusconi, ma precisa che le servivano per aprire un centro estetico, come sostenuto dal presidente del Consiglio, a inizio mese, prima dell’inizio dell’udienza Mediaset. “E’ il mio sogno – dice Ruby – e sto creando le basi economiche per realizzarlo”. E aggiunge: “Non mi sono mai prostituita e nessuno ha cercato di costruirmi false identità”, ha sostenuto, annunciando che presenterà denuncia nei confronti di Michelle Conceicao Oliveira. “Non sa quel che dice – dichiara contro la escort brasiliana – continua a gettarmi fango addosso perché è invidiosa e gelosa. La denuncerò – continua – per calunnia e falsa testimonianza. Non le devo nulla. Non sa quante cose ho fatto per lei, quanto aiuto le ho dato. E’ un’ingrata che mi sta facendo del male”.

La ragazza parla anche delle sue preannunciate nozze: “Il Consolato marocchino mi ha garantito che nell’arco di un mese avrò tutti i documenti e potrò realizzare il mio sogno di sposare il mio fidanzato. Il consolato – spiega – deve ricevere dalle autorità marocchine il mio atto di nascita. Ora sono qui con un permesso di lavoro”. Poi smentisce di essere di aspettare un figlio. “Non sono incinta. Non so chi abbia riferito questa sciocchezza a Lele Mora e perché lui abbia raccontato questa cosa in tv. Ma Lele Mora sarà il mio testimone di nozze”.

Intanto il prossimo 3 maggio, salvo nuovi depositi di atti o imprevisti, è prevista la richiesta di rinvio a giudizio per il direttore del Tg4 Emilio Fede, l’impresario dei vip Lele Mora e il consigliere regionale Nicole Minetti. Tutti e tre indagati a Milano per il caso Ruby con le accuse di induzione e favoreggiamento della prostituzione di trentadue ragazze maggiorenni e proprio della minorenne Karima El Mahroug, detta Ruby.

A parte la richiesta di processo, gli inquirenti avrebbero intenzione di depositare alle difese dei tre anche le trascrizioni delle quattro intercettazioni indirette del premier Silvio Berlusconi che risalgono tra l’agosto e lo scorso ottobre e che sono da tempo in mano dei legali del premier insieme all’audio integrale delle conversazioni mai trascritte in cui compare casualmente il presidente del Consiglio.

Gli inquirenti che avevano utilizzato i dialoghi indiretti del premier per una richiesta di proroga di intercettazioni inoltrata al gip ed hanno poi depositato il materiale alla difesa, hanno sempre affermato di aver agito nel “più rigoroso rispetto dei limiti della legge Boato”. In vista della richiesta di rinvio a giudizio, i cui termini scadono appunto il prossimo 3 maggio, la Minetti aveva presentato ieri una memoria difensiva in procura a Milano in cui aveva preso le distanze da Emilio Fede e Lele Mora. La consigliera nella memoria si concentrava esclusivamente su Ruby. Senza attaccare direttamente Fede e Mora, l’ex igientista dentale aveva ricordato il concorso di bellezza a Taormina durante il quale il giornalista incontrò la giovane marocchina e ha sottolineato che non fu lei a portare la ragazza a villa San Martino il 14 febbraio del 2010.

Nella memoria, stando a quanto si apprende, la consigliera regionale non cita mai Silvio Berlusconi e non parla nemmeno delle “olgettine” intercettate in svariate telefonate con lei. Oggi sono emersi nuovi particolari della memoria. Dove si legge che la Minetti: “Non ha mai consegnato alla stessa Ruby denaro o altre utilità e non ha mai ottenuto alcun vantaggio dagli asseriti rapporti che la minore avrebbe avuto con il Presidente, così come non li ha mai ‘favoriti’, anzi”. “Non si comprende pertanto – si legge sempre nella memoria – come le possa venir contestata anche solo una delle tre diverse fattispecie autonome del reato di cui all’art. 600 bis”.