Non ho avuto il piacere di conoscere personalmente Vittorio Arrigoni, ma le sue testimonianze da Gaza le ricevevo anche più volte al giorno sulla mia pagina Facebook. Qualcuno ha voluto far tacere una voce scomoda, perché informava costantemente sui misfatti del colonialismo israeliano, colpevole di stragi che la comunità internazionale si è guardata a tutt’oggi bene dal sanzionare, grazie al potere di veto degli Stati Uniti nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Le circostanze della sua morte non sono ancora del tutto chiare e aspettiamo che informazioni precise provengano dall’inchiesta che i nostri servizi segreti hanno avviato al riguardo in collaborazione con quelli di Hamas. Sicuramente, al di là della mano omicida che lo ha colpito e di chi la ha armata e indirizzata, Vittorio è stato vittima del fondamentalismo, dell’intolleranza, della malvagità di chi è convinto che solo con le guerre e la violenza sia possibile risolvere i problemi. A chiunque rivolga uno sguardo obiettivo e tranquillo è invece evidente il contrario, e dobbiamo ringraziare Vittorio per aver sottolineato, con la sua vita e la sua morte esemplari, questo principio elementare.

Tanto più importante è stata la sua testimonianza nel momento in cui il Mediterraneo divampa per nuove guerre ma è anche agitato da rivoluzioni che sicuramente lasceranno un segno indelebile negli anni a venire, e non solo nel mondo arabo. Nuove iniziative attendono il movimento pacifista, per dare soccorso umanitario al popolo di Gaza, con cui Vittorio ha passato gli ultimi anni della sua vita. Fra di esse, la Freedom Flotilla che partirà prossimamente da vari porti europei, contro la quale il governo israeliano ha levato già più volte la propria voce, dopo averne massacrato vari partecipanti inermi l’anno scorso. Ad essa ha fatto eco quella di Mr. Bunga Bunga, il quale ritiene che non si tratti di iniziativa utile per la pace, come invece lo sono indubbiamente le sue, volte ad appoggiare, armare e consolidare tutti i poteri tirannici dell’area, da Israele a Gheddafi, passando per Ben Alì e Mubarak.

Dal letame dell’attuale situazione italiana, di cui abbiamo appena citato il principale protagonista, nascono a volte anche fiori. Vittorio era indubbiamente uno di questi, incarnando il migliore spirito del popolo italiano, quello che dalle imprese garibaldine arriva alla Resistenza antifascista, al Sessantotto e alle attuali esperienze del pacifismo.

A Vittorio che aveva fatto dell’umanità e della verità i suoi punti di riferimento incrollabili, in un momento nel quale è difficile trovare stelle polari per orientarsi in questo mondo sempre più complesso e terribile, va oggi la nostra gratitudine e la nostra stima, in un atto di commosso omaggio. I giuristi democratici, da sempre impegnati per una giusta pace in Medio Oriente, per il rispetto del diritto internazionale e l’affermazione dei diritti dei popoli, inchinano le loro bandiere.