Sempre più spesso si parla della fine dei blog, soppiantati ormai dai social network fra cui spiccano Facebook, Twitter e FrienFeed. Ma chi sono questi blogger? Il cinema li avrà pure dipinti come figure senza vita sociale, dei nerd grassoni che non escono mai di casa e mangiano merendine sia per pranzo che per cena, ma oggi in pochi credono a questo stereotipo, perché si è raggiunta la consapevolezza che in realtà dietro un blog si può nascondere chiunque. Anche se non mancano etichettature. Ognuno di noi è o potrebbe essere un blogger, una persona comune, che però per gestire e mandare avanti il proprio blog ha bisogno di tempo, denaro e ricerca dei contenuti.

Affinché nel panorama dell’informazione si riconoscesse la figura del blogger è passato un po’ di tempo. I giornali online hanno sezioni dedicate e in tv si cominciano a vedere le prime trasmissioni che fanno intervenire in diretta gli animatori di molti siti internet. Ma questo accade anche in un periodo di forti mutazioni nella blogosfera. Ultimamente mi è capitato di leggere le riflessioni di alcuni blogger che seguo, incentrate sulla trasformazione del blogging specie dopo la crescita di Facebook.

Fra queste mi è rimasta impressa quella di Maestroalberto, che fa un ottimo lavoro di selezione e recensione di risorse, applicazioni e servizi utiliti sul web. Poco più di un mese fa, quando il sito è arrivato a quota 5000 post, si è fermato a fare il punto della situazione affermando che “con l’avvento dei social network tutto in internet è divenuto più rarefatto in quanto la condivisione è anche dispersione. E poi: “Dietro a un blog c’è sempre una persona, con le sue debolezze, con i suoi affetti, con i suoi impegni inderogabili”.

Ma non è solo l’espansione di Facebook o Twitter a creare grattacapi ai blogger. Sulle pagine de ilfattoquotidiano.it Enzo di Frenna si è occupato delle difficoltà economiche di alcuni blogger (puri) che da un giorno all’altro mettono in dubbio se tenere aperto o meno il proprio sito, visto che le entrate economiche sono esigue.

Recentissima la riflessione di Luca Conti (noto per il blog Pandemia) che individua dei cambiamenti a lui poco convincenti. “Due cose tra tutte: la voglia di vivere in prima persona invece di documentare e quella di consumare media invece di produrli.

Da quello che emerge, chi ha un blog e non ha guadagni tali da rendere esclusiva l’attività di scrittura sul web, a meno che non ci sia una solida struttura che investa soldi dietro al progetto, passa il tempo a pensare se tenere ancora aperto il sito o meno. Il tutto mentre i social network con un forte potere di attrazione catturano milioni di utenti nella loro rete.

Secondo me però i blog non moriranno e avranno periodi più felici. E secondo voi?