Anna Hazare, popolare attivista 71enne

La corruzione in India è una cosa seria. Tanto che Anna Hazare, popolare attivista 71enne che nel 1992 è stato premiato dal governo indiano con il Padma Bhushan per il servizio reso alla nazione, digiuna da martedì 5 aprile. Fino alla morte, se il governo non si decide a far passare il Jan Lokpal Bill contro la corruzione. Con l’appoggio delle star di Bollywood e di Tollywood, la seconda grande industria del cinema dell’Andhra Pradesh. Ma anche di fashion designer, pandit, guru, attivisti e riformatori sociali. Neanche gli studenti mancano. Quelli del collegio Sree Vidyanikethan di Tirupathi, per sostenerlo, oggi hanno osservato il “Mauna pradarshana”, cioè il silenzio.

Si sono mobilitati anche gli indiani del New Jersey, negli Stati Uniti, che per il 10 aprile hanno organizzato una fiaccolata e una manifestazione pacifica che intendono estendere a New York, con un’assemblea di fronte al consolato indiano. Non manca ovviamente la pagina su Facebook India Against Corruption – New Jersey.

Basta chiedere a un qualsiasi cittadino “qual’è il problema più grande dell’India?” e la risposta è sempre la stessa: la corruzione. A livello politico, burocratico, amministrativo. Quella stessa che ti costringe a pagare la bakshish – in teoria la carità, un atto dovuto per i musulmani, oppure gli spiccioli che insistentemente chiedono i bambini più poveri per strada, o la mancia che si lascia al cameriere o al tassista.

In pratica però la bakshish è la mazzetta. Per fare qualsiasi cosa: ritirare un certificato all’anagrafe, sbloccare le pratiche per la pensione, iscrivere i figli in una buona scuola, non farsi sventrare un baule alla dogana, ottenere al ristorante un tavolo già prenotato, passare gli esami di scuola guida e così via. O non farsi arrestare senza motivo da un poliziotto che ti ferma per strada: basta una mancia anche modesta e magicamente sei fuori dai guai. Tanto che nell’autunno del 2010 la Commissione Centrale di Vigilanza ha presentato un progetto intitolato “Strategia nazionale anti-corruzione”. E ha pensato di istituire una linea telefonica gratuita per segnalare i casi di corruzione governativa perché in India c’è una vera e propria cultura trasversale della bakshish che non risparmia nessun ufficio, nessuna religione, nessun gruppo sociale. Tanto meno i ministri, i burocrati e i politici di alto rango.

Per questo il Jan Lokpal Bill non è mai stato approvato nel corso di 42 anni. Nel 1969 la legge era passata al Lok Sabha, la Camera Bassa del Parlamento, ma non al Rajya Sabha, la Camera Alta. È stata riproposta dieci volte. L’ultima, nel 2010, è stata bocciata di nuovo, benché la proposta fosse stata pesantemente emendata. L’ultima versione è stata definita da Pratap Bhanu Mehta, editorialista dell’Indian Express e presidente del Centre for Policy Research di Delhi, “basata su un’immaginazione istituzionale che al meglio pecca di ingenuità, al peggio sovverte la democrazia rappresentativa”.

Secondo gli ultimi emendamenti, il Jan Lokpal Bill infatti prevederebbe solo un organo consultivo. Che non ha più il potere di ricevere le segnalazioni di corruzione da parte dei cittadini comuni, non può iniziare delle investigazioni o perseguire penalmente burocrati e politici senza il permesso del governo e deve mandare i risultati delle eventuali investigazioni autorizzate “all’autorità competente”.

Riguardo alle pene, per i politici riconosciuti corrotti è prevista la prigione dai 6 mesi a un massimo di 7 anni. Soprattutto, i beni accumulati non vengono confiscati. In pratica, dopo il breve periodo in galera – una detenzione che probabilmente non intacca il loro potere politico e viene trascorsa fra gli agi che si convengono a chi è ricco – il politico corrotto esce e gode delle ricchezze accumulate. Famoso il caso di Lalu Prasad Yadav, primo ministro del Bihar dal 1990 al 1997 e ministro delle Ferrovie, costretto a dimettersi nel 1997 con l’accusa di corruzione per lo scandalo Fodder Sam, un affaruccio di quasi 200 milioni di dollari. Il popolare Lalu fino al 2005 ha continuato a governare quasi ininterrottamente dalla prigione tramite sua moglie Rabri Devi, per tre volte primo ministro del Bihar e membro del Parlamento, una donna quasi completamente analfabeta che dichiarava di aver imparato a governare guardando il marito. Nel 2009 Lalu è stato rieletto nel Parlamento.

Contro questo stato di cose il digiuno di Kisan Bapat Baburao Hazare, conosciuto come Anna Hazare, ha unificato gli animi della nazione conosciuta come “la più grande democrazia del mondo”. Mercoledì scorso Sharad Pawar, ministro dell’Agricoltura e dei Problemi relativi ai Consumatori, al Cibo e alla Distribuzione pubblica del governo centrale, ha platealmente lasciato una commissione sulla corruzione quando Hazare gli chiesto le credenziali. In tutta risposta, Pawar ha detto che non desiderava più fare parte della commissione d’indagine.

Da allora le proteste si sono moltiplicate in tutta l’India e circa 200 persone si sono unite al digiuno. Sul sito per le giuste cause di attivismo e filantropia Causes.com la pagina per sostenere Hazare e fermare la corruzione vede già quasi 53mila sostenitori, che aumentano al ritmo di circa 4.500 l’ora.

La solidarietà a Hazare si è allargata a macchia d’olio quando sono entrati in campo i più popolari divi del cinema, da sempre schierati nell’arena politica, talvolta anche in prima persona, come nel caso del famoso attore, regista e produttore Rama Rao. Hrithik Roshan, Vishal Bhardwaj e Amol Gupte di Bollywood si sono uniti alla campagna di Hazare. Hrithik ha anche espresso le sue idee su Twitter: “Io sostengo Anna Hazare. È tempo di cambiare”.

La superstar Aamir Khan ha scritto al primo ministro Manmohan Singh, chiedendogli di tenere in giusta considerazione le richieste di Hazare. Anche famosi registi come Shekhar Kapur, Juhi Chawla e Anupam Kher si sono uniti alla campagna e Madhur Bhandarkar lo ha incontrato personalmente per esprimergli solidarietà. Al coro si sono uniti personaggi del mondo della moda come la famosa fashion designer Ritu Kumar, che dopo lo show del figlio alla Settimana della moda dell’India ha detto ai giornalisti che la corruzione è il primo problema del paese e devono essere prese misure molto severe per sradicarla. L’attore e regista Amol Gupte, famoso per il suo ruolo di politico corrotto nel film “Canaglie”, ha detto di aver saltato il pranzo a sostegno di Hazare. Il regista, scrittore e compositore Vishal Bhardwaj ha dichiarato: “Tutti i leader corrotti dovrebbero essere sbattuti fuori. È tempo di rivoluzione”. E chi sa se dopo la Primavera araba ci sarà una Primavera indiana.