Il nome di Romano Volta e le vicende di alcune sue proprietà immobiliari finiscono per la seconda volta sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati. La prima volta era accaduto qualche settimana fa, quando è stato aperto un fascicolo senza indagati né ipotesi di reato per sapere come e perché palazzo Pizzardi è stato affittato al Comune per un canone che, in dodici anni, ammonta a 40 milioni e rotti (più Iva ed escluse le spese di gestione).

Oggi succede invece con i genitori dei bambini del nido Tovaglie e della materna Padiglione per una storia che coinvolge – oltre a Comune, Provincia, Quartiere Santo Stefano – più di cento bimbi e relative famiglie.

Ma chi è Romano Volta? Classe 1937, natali bolognesi, tante medaglie sulla giacca: cavaliere del lavoro, consigliere di amministrazione di Carisbo e San Paolo Imi, oltre che presidente dell’associazione industriali bolognesi. Per lui interessi che vanno dall’elettronica all’immobiliare alla finanza: il gioiellino Datalogic, ma anche Ima Industria Macchine Automatiche Spa, Hydra Spa, Aczon Srl, Max immobiliare, Hydra immobiliare Snc.

Sullo sfondo via d’Azeglio, il salotto buono di Bologna, con i suoi palazzi storici color tramonto calati in piena zona a traffico limitato. E un asilo nido forse di troppo.

Alla conquista dell’ex Maternità. Nel 2009 Romano Volta ha messo le bandierine su due edifici. Il primo tenta invano di acquistarlo nel 2004: è Palazzo Legnani-Pizzardi, divenuto oggi sede dei nuovi uffici giudiziari, che riesce a rilevare dal Gruppo Valente il 22 marzo 2005. Solo il giorno prima l’allora sindaco Sergio Cofferati ha scartato l’ex Maternità come sede del tribunale. Sceglierà invece proprio Palazzo Pizzardi, al civico 38 di via d’Azeglio.

Sempre nella stessa strada, ma al 57, c’è anche la sede della Hydra Immobiliare Spa di Romano Volta, dove si trova il secondo palazzo storico, con uno spettacolare cortile interno. Poco distante è, stessa via, la ex Maternità, acquistata da mister Datalogic lo scorso dicembre al termine di un’asta pubblica e pagata 17 milioni di euro attraverso la Hydra Immobliare. Qui si dice già che confluiranno i nuovi uffici giudiziari in aggiunta a quelli esistenti. Anche se parte di quegli spazi già oggi servono anche ad altro. Vediamo.

Il bando di gara. Il complesso dell’ex Maternità, che abbraccia anche via delle Tovaglie, ospita infatti più di cento bimbi. Si tratta di un fabbricato di proprietà della Provincia che da anni ne affitta una parte al Comune per un nido e una materna. Ma da un decennio si sente dire che la Provincia vuole vendere, tant’è vero che i lavori di manutenzione e adeguamento vengono ridotti al minimo.

Nel 2009 ci si prova una prima volta: la Provincia lancia un bando per cederla, ma l’asta va deserta. Allora affida alla società Finanziaria Metropolitana lo studio di un progetto di recupero, che riceve l’ok della sovrintendenza. A questo punto – siamo al 26 ottobre 2010 – viene lanciato un secondo bando e l’asta è indetta per il 14 dicembre, a una condizione: chi compra deve impegnarsi in una nuova struttura per l’infanzia.

Inoltre – e a riguardo c’è l’accordo con il Comune – si deve assicurare anche la continuità didattica. Dal fronte Palazzo d’Accursio, l’impegno è quello di affittare i locali da destinare a scuola per trent’anni spendendo 225 mila euro all’anno (più adeguamento Istat). Essendo diventata proprietà di Romano Volta, che ha speso 17 milioni euro su una base di 15 milioni e 865 mila euro, significano 6 milioni e 750 mila euro che entrano per una sola porzione dell’immobile.

L’esposto dei genitori. A raccontare la vicenda sono i genitori dei bambini che frequentano il nido all’ex Maternità. Lo fanno il 28 marzo scorso in un esposto consegnato al procuratore aggiunto Valter Giovannini, che già sta seguendo la vicenda Palazzo Pizzardi.

Questi i fatti. A settembre la scuola inizia in tranquillità e il 3 di quel mese era arrivata dal Comune la tradizionale dichiarazione di agibilità. Ma poi a fine ottobre, in corrispondenza con l’uscita del secondo bando d’asta per l’ex Maternità, la serenità di via Tovaglie si spezza. Si dice infatti che si stiano liberando degli spazi in via Libia e che lì saranno trasferiti i bimbi della materna di via d’Azeglio.

Mamme e papà si allertano per avere chiarimenti, all’inizio vaghi. Poi la doccia fredda. A novembre il subcommissario Raffaele Ricciardi e Chiara Perale, direttrice del quartiere Santo Stefano (commissariato anch’esso), sembrano confermare il trasferimento a causa di un “preoccupante incremento” delle fessurazioni nella scuola. Ma a tutt’oggi ai genitori, che hanno dovuto rivolgersi ad avvocati per avere accesso agli atti, non hanno visto nessuna relazione di inagibilità né alcun segnale di seri problemi di sicurezza.

Che fa intanto la Provincia? Sembra prendere le parti dei genitori almeno nelle intenzioni, ma il tavolo di concertazione non arriverà da nessuna parte perché non riuscirà mai a riunire contemporaneamente quartiere, Comune, Provincia e proprietario. Spunta qualche alternativa, come uno spazio a Santo Stefano, il cui affitto pare in carico a Volta. Ma pochi giorni fa il quartiere fa intendere ai genitori che le trattative potrebbero saltate.

Nuove contraddizioni. Il 26 marzo l’assessore provinciale Marco Pondrelli risponde all’interrogazione del consigliere Mazzanti. Ha toni rassicuranti e dice in sostanza che nessun trasferimento è in vista. Ma – da quanto riferiscono i genitori nell’esposto – Romano Volta non avrebbe ancora effettuato il rogito, nonostante siano trascorsi 90 giorni dalla vincita dell’asta (sarebbe rimandato all’8 aprile).

C’è poi la questione della sicurezza: l’ex Maternità è sicura oppure vanno svolti interventi perché ritorni a essere tale? E ancora se la Provincia ha deciso di far rimanere i bimbi nell’edificio di via D’Azeglio, perché nel bando 2011 per la materna il Comune ha soppresso una delle due sezioni trasferendo quella rimasta in via Ca’ Selvatica (dimezzando così anche l’offerta didattica e smembrando il corpo insegnanti)?

La chiusura di una sezione e il trasferimento di un’altra, già avvenute, sono infatti in contrasto con la continuità didattica che l’accordo prevedeva. I genitori, a questo punto, non si arrendono e vista l’assenza di risposte istituzionali si sono rivolti alla magistratura. Scoprendo così nuove carte nell’intrico di via d’Azeglio.