Alla fine la condanna è arrivata. Con un provvedimento del 14 febbraio, pubblicato nei giorni scorsi sul bollettino ufficiale, l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha condannato la Rai per le modalità attraverso le quali ha utilizzato e gestito il televoto, tra l’altro, in occasione dell’edizione 2010 del Festival di Sanremo.

Secondo l’Autorità la Rai, pur essendo da tempo perfettamente consapevole dell’elevato rischio che i risultati del televoto potessero essere truccati attraverso la partecipazione allo stesso di call center al soldo di questo o quell’interessato all’alterazione del risultato, non avrebbe fatto alcunché per scongiurare tale eventualità e, soprattutto, si sarebbe ben guardata dall’informare i consumatori dai quali pure avrebbe ricavato importanti utili economici.

In particolare – scrive l’Autorità nel provvedimento di condanna – attesa la consapevolezza di Rai circa le lacune del sistema di realizzazione del televoto e la conseguente possibilità di un suo uso improprio e distorto, il rispetto dei principi di buona fede e correttezza avrebbe richiesto al professionista di darne adeguata e preventiva informazione ai telespettatori, evitando di indurli a scelte economiche basate su un’erronea percezione delle effettive caratteristiche e modalità di funzionamento del meccanismo del televoto.”

Davanti al concessionario pubblico del servizio radiotelevisivo nazionale che prende in giro i propri telespettatori e, pur di guadagnare qualche centinaio di migliaia di euro in più, tradisce la loro buona fede, ce ne sarebbe già abbastanza di che vergognarsi.

Ma c’è di più. Nel provvedimento si legge, infatti, che la Rai ha provato a sottrarsi alla condanna poi inflittale dichiarandosi disponibile ad assumere taluni “impegni virtuosi” sostanzialmente coincidenti, però, con la nuova disciplina sul televoto frattanto varata dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, contrabbandando, di fatto, l’esigenza di adempiere un preciso obbligo di legge con un “impegno volontario” scaturito dal “pentimento operoso” dinanzi alla contestazione. Roba da ragazzini sorpresi con le mani nel barattolo di marmellata.

Peccato solo che l’Autorità abbia davvero usato i guanti di velluto nell’irrogare a Rai la sanzione. Appena cinquanta mila euro in ragione dei pessimi risultati di esercizio e del comportamento collaborativo tenuto nel corso del procedimento.