Lo scrittore bosniaco Predrag Matvejevic con Mikhail GorbaciovC’è chi da tempo aveva previsto quanto oggi sta accadendo sulla sponda Sud del Mediterraneo, è lo scrittore bosniaco Predrag Matvejevic, autore di Mediterraneo. Un nuovo breviario e il recente Pane Nostro, entrambi editi da Garzanti. Lo abbiamo incontrato per i lettori de ilfattoquotidiano.it.

“E’ stato un fallimento – ci confida – decine di incontri anche con politici e capi di Stato, poi conferenze, dibattiti, invano, ho cercato di ammonire, far capire come l’ Europa stesse nascendo senza la sua ‘culla’ mediterranea. Non era giusto, né lungimirante che le sorti di quel mare fossero assunte soltanto nel cuore europeo, escludendo coloro che ne erano i protagonisti. Ciò non poteva che creare frustrazioni e risentimento. Nessuno è riuscito a comprendere quanto realmente accadeva sulle sponde meridionali. L’Occidente naviga su false certezze. Nei confronti dei Paesi che oggi sono in fiamme c’è stata solo una politica post-colonialista. Si sono accreditate quelle che io chiamo ‘democrature’, cioè dittature mascherate. Oggi l’Europa paga la sua ambiguità e le politiche di corto respiro”.

Cosa può succedere adesso e quali i nuovi equilibri?
E’ difficile dirlo, ma il cambiamento sarà profondo e rapido ed è destinato a mutare gli scenari. Lo abbiamo visto nell’Africa del Nord dove regimi consolidati sono crollati sull’onda emotiva senza che si creasse una vera alternativa. Tranne, forse, la spinta forte dell’islamismo. Che rappresenta un pericolo. Perché quei paesi dopo l’uscita dal colonialismo non hanno avuto il tempo di sviluppare tradizioni laiche che servono a far fiorire la vera democrazia. La religione li condiziona ancora, troppo.

Eppure sono stati i giovani a scendere in piazza, si dice, sulla scia delle nuove tecnologie, internet…
Certo, hanno una nuova forma di cultura tecnologica, forse più moderna, ma ciò non è sufficiente a fondare le basi democratiche di un paese. A tratti sembra una protesta senza radici, non si sa dove potrà portare, certo è che stiamo assistendo a un momento cruciale della nostra storia come quello della caduta del muro di Berlino.

C’è qualche affinità tra la caduta dei regimi postcomunisti e quanto avviene oggi?
Direi più differenze che affinità, tanto per cominciare in questa crisi non ci sono personalità di spicco, non c’è un Gorbaciov o un Walesa, grandi personalità portatrici di una proposta concreta di lungo respiro. Oggi molti paesi sembrano chiudersi in politiche con il fiato corto, localismi. Guardi l’Italia, che festeggia i 150 anni dalla sua unificazione e vive male questo momento, scossa da alcune forze politiche come la Lega Nord, figlie di un piccolo indipendentismo provinciale, una specie di federalismo  con il quale – e la storia lo ha dimostrato – uno Stato moderno funziona male. Ho sentito per radio alcuni sostenitori della Lega che volevano persino sparare ai profughi…

C’è chi teme un’invasione.
Bisogna separare la realtà dalla demagogia. E comprendere che questo è un problema europeo e non solo Italiano, sta al vostro paese far valere la sua posizione mediterranea. E poi capire come questa spinta che arriva da Sud si può trasformare in nuova linfa, si guarda solo ai numeri di chi sbarca, mille, duemila, ma non a ciò che i migranti portano nelle loro valigie, e cioè una grande energia, spesso libera da preconcetti religiosi. Ma questo è difficile comprenderlo in un Paese che una vera politica mediterranea non l’ha mai avuta.

In che senso?
Pochi governi, forse l’ultimo di Andreotti e quello di Craxi, hanno avuto una visione mediterranea, una ripresa sembrava esserci con Prodi, ma senza incisività. Io stesso ho partecipato ad un comitato di saggi a Bruxelles per il Mediterraneo, ma ci siano resi conto che non c’era un reale interesse. Ora la sponda Sud chiede a noi “il pane”… così è iniziata la rivolta in Tunisia.

Nel suo ultimo libro, Pane nostro, lei ne ricostruisce la storia.
Pane, pane… è stato lo slogan di tutte le rivendicazioni più energiche e militanti, e non solo nel Mediterraneo. E, forse, sempre sarà cosi. Ma la rivolta che viviamo in questi giorni è solo una scintilla, nuovi fermenti ci sono anche nei Paesi dell’Est, in Russia, sino alla Cina. Il mondo sta per cambiare, forse si prepara una nuova era con le incognite che i mutamenti radicali portano con sé.

Nella foto di Michele D’Ottavio, Predrag Matvejevic con Mikhail Gorbaciov